ATTUALITA'

 

DAL TORCHIO ALLA STAMPA OFFSET

 di Enzo Lucente

Con l’avvicinarsi del mese di novembre il nostro giornale conclude un primo importante traguardo: trenta anni di ininterrotta pubblicazione del giornale con stampa in offset.

Nella foto che pubblichiamo a lato la prima pagina dell’ultimo numero de L’Etruria, questa volta firmato da Francesco Bistacci che comunicava ai lettori la morte del fratello Raimondo, più noto come Farfallino.

L’articolo di fondo è firmato dal nostro caro collaboratore, anch’esso defunto, don Bruno Frescucci.

Nel mentre veniva pubblicato questo giornale di due pagine era certa la morte di questa vecchia testata.

Per fortuna questo non è avvenuto soprattutto per la volontà testamentale orale di Raimondo che aveva deciso che il giornale dovesse morire con lui a meno che un suo amico, che lui stimava fosse andato a casa Bistacci a chiederne la possibilità di continuarne la pubblicazione.

Questa sua volontà doveva rimanere segreta, i fratelli Francesco e Luigia, i depositari di queste sue volontà.

E così dopo tre anni dalla sua morte la nuova Etruria stampata non più con i vecchi caratteri bodoniani che lasciavano la loro opinione su una carta precedente bagnata ed impressa dal torchio manuale, prendeva avvio con i nuovi moderni mezzi di stampa offset.

Era una scommessa alla quale  ben si erano adeguati i promotori di questa iniziativa riuniti allora nel comitato per il centro storico.

La prima necessità fu quella di trovare un direttore e, ricordando l'amicizia tra Farfallino ed Enzo Tortora, riuscimmo ad ottenere da lui l’assenso; è rimasto direttore per circa tre anni.

Il 30 novembre 1976 ripartiva così questa nuova edizione in continuità ideale con il vecchio progetto editoriale.

Fu una scommessa; le prime adesioni, che il comitato per il centro storico recuperò tra i cortonesi residenti e non, furono circa 300.

Appena ripresa la pubblicazione le adesioni crebbero in maniera esponenziale fino a raggiungere le attuali duemila  copie che vengono oggi stampate.

Sono passati trent’anni da quel momento; abbiamo ripercorso questo lungo periodo di storia cortonese sfogliando le tante pagine pubblicate e soffermandoci ogni tanto su qualche notizia che non ricordavamo  più.

Non nascondiamo di aver avuto un po’ di nostalgia.

Vogliamo però con gioia ripercorrere questo lungo percorso insieme a tutti i collaboratori che in qualsiasi modo hanno lasciato una loro traccia sulle nostre pagine.

Da una ricerca effettuata hanno scritto per L’Etruria oltre seicento quaranta amici; di questi circa settanta sono defunti.

Avremmo voluto festeggiare l’ultima settimana di novembre ovvero il 25, ma abbiamo dovuto rinviare al primo o secondo sabato di dicembre per impegni improrogabili di alcuni invitati.

Abbiamo intenzione di dedicare una giornata a questo avvenimento trentennale aprendo l’incontro con la celebrezione di una messa nella quale ricordare ad uno ad uno i nostri amici scomparsi.

Successivamente realizzare un incontro dibattito sulla funzione della stampa locale come importante veicolo di informazione nel territorio.

Oggi i quotidiani hanno iniziato a pubbliare giornali con ampio spazio a carattere provinciale; L’Etruria l’ha già fatto quando ancora non era “di moda”.

Non abbiamo la possibilità di raggiungere tutti con un invito scritto, anche perché di molti abbiamo perso le tracce; abbiamo perciò deciso di pubblicare in ordine alfabetico l’elenco di tutti i nostri collaboratori a pagina 2.

In questo modo intendiamo invitare quanti riusciranno ad essere raggiunti dalla nostra informazione; speriamo possiate essere tanti. Contiamo anche sul passaparola.

 

Tutti “schedati!”

NOVITÀ NEI CANTIERI EDILI

Dal primo ottobre 2006 scatta l’obbligo per i datori di lavoro che operano all’interno dei cantieri edili di munire il personale occupato di apposito cartellino di riconoscimento contenente oltre ad una fotografia, le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro.

Questa iniziativa si inserisce e dà continuità all’azione di contrasto al lavoro irregolare e sommerso del settore edile - aggiunge il vice presidente Mario Luman - insieme al Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) e alla comunicazione dell’assunzione del lavoratore il giorno precedente (per gli infortuni sul lavoro che avvengono durante il primo giorno di lavoro).

 

SUL LEONE DI S.MARCO

Da qualche settimana circola sulla stampa e tra l’opinione pubblica una strana e ingiustificata polemica relativa al Leone di S. Marco, da sempre simbolo del Comune di Cortona. Tale simbolo è stato oggetto di un’operazione di rielaborazione grafica che risponde da una parte ad un esigenza di ammodernamento e dall’altra ad un criterio nuovo di comunicazione che grazie a colori diversificati (uno per la cultura, uno per le politiche sociali, uno per lo sport ecc.) rende immediatamente individuabile al cittadino il genere di messaggio che si vuole trasmettere. Questa operazione è stata messa in atto già da un anno e il fatto stesso che i suoi detrattori se ne siano accorti solo ora fa immediatamente comprendere come niente di particolarmente rilevante sia in effetti avvenuto e anche come questa assurda polemica sia originata solo da una visione intenzionalmente pregiudiziale e strumentale.

Comunque è bene chiarire che la rielaborazione grafica di cui abbiamo parlato non riguarda in nessuna maniera il Gonfalone Ufficiale del Comune di Cortona che infatti è e rimarrà tale e quale, come dimostra il fatto che esso ha continuato a troneggiare del tutto immutato in tutte le cerimonie e le inaugurazioni che si sono succedute nell’ultimo anno. L’operazione di ristrutturazione grafica riguarda dunque solo il simbolo che viene stampato sui manifesti, sulla carta intestata e sui biglietti da visita. Ma entriamo nei dettagli. Si è detto che dall’immagine del Leone di S. Marco sarebbero spariti il vangelo e l’aureola. Niente di più falso. Per quanto riguarda il vangelo infatti esso continua ad essere presente nella nuova immagine stilizzata del Leone esattamente dove è sempre stato e cioè stretto tra le sue zampe anteriori. L’aureola invece non c’è davvero, ma solo perchè essa è tradizionalmente presente solo nel Gonfalone (che non è cambiato), ma mai negli ultimi trent’anni è stata riprodotta nei documenti cartacei del Comune (chiunque voglia prendersene la briga può agevolmente controllare).

In conclusione è giusto affermare che nulla di drammatico è accaduto, la nuova veste grafica del Leone di S. Marco può piacere o non piacere ed in questo senso è perfettamente legittimo che ognuno possa esprimere liberamente il proprio parere, ma attribuire a questo cambiamento intenzioni offensive della tradizione o addirittura della religione è semplicemente ridicolo e, come è stato appena chiarito, non trova alcuna conferma nella realtà dei fatti.

L’Amministrazione Comunale

 

 

Sono invitati alla festa dei 30 anni

HANNO COLLABORATO CON IL NOSTRO GIORNALE

 

A

Accioli Tiziano

Adreani Giovanni

Adreani Nazzareno

Adreani Rita

Agnelli Sparano Mary

Agnolucci Claudio

Aimi Mario

Alcherigi Brunella

Alunni Mauro

Alunni Luciano

Alunni Roberta

Alpini Giuseppe

Amitrano Antonio

Angori Sergio

Antonielli Mirella

Aratoli Giuseppe

Arcaro Luciana

Attesti Francesco

B

Bacci don Antonio

Bagni Carlo

Baldelli Boni Niccolò

Baldetti Domenico

Balò Valli Ida

Banchetti Giancarlo

Baracchi Evaristo

Barbagli Giuseppe

Bardelli Umberto

Barone Eros

Barsotti Carlo

Bartemucci Luigi

Bartemucci Cristina

Bartolini Orietta

Bartolini don Paolo

Basanieri Francesca

Bassi Giuseppina

Bassi Guido

Battilani Ugo

Becherini don Piero

Bellaveglia Paolo

Belelli Franca

Bennati Gregorio

Bennati Piero

Bernardini Vanda

Bernardini Davide

Berni Del Gallo Loretta

Bertelli Carlo

Berti Fosco

Bertaccini Padre Daniele

Bettacchioli Pasquale

Biagini Massimo

Bianchi Stefano

Bianchi Caleri Giuliana

Bianchini Mario

Bietolini Isabella

Bietolini Marilena

Bietolini Rolando

Bigagli Elisabetta

Bigozzi Lucia

Billi Martine

Bistarelli David

Bistarelli Luciano

Bistarelli Stefano

Bocci Mario

Borgni Roberto

Borrello Piero

Brandi Paolo

Brecchia Chiara

Bricchi Nazzareno

Bricchi Valentina

Briganti Giandomenico

Brini Loris

Brocchi Daniele

Bruni Luigi

Brunori Pierluigi

Brusachetti Paolo

Buccarelli Padre Alfonso

Bucci Elena

Bufalini Alfredo

Bugossi Ione

Buracci Simona

Burroni Luciana

Burroni Maura

Buracchi Patrizia

Butini Giuseppe          (continua)

 

 

ORIANA FALLACI

Il 14 dicembre 2004, Oriana Fallaci tornava in libreria con un cofanetto di libri : “La Rabbia e l’Orgoglio”, “La forza della ragione” e “Oriana Fallaci intervista se stessa”, cui aveva aggiunto un post scriptum di un centinaio di pagine, sempre sotto forma di colloquio con se stessa, intitolato “L’Apocalisse”.

Potrebbe sembrare difficile e riduttivo riassumere il pensiero di una donna che aveva così tanto da dire in poche pagine, ma il caso della Fallaci è diverso, lei ci metteva se stessa nei suoi libri, quelle pagine scritte rappresentano il suo pensiero in pieno, senza censura alcuna, senza nessun sconto di sorta, senza pietà, senza diplomazia, senza un’ombra di  quel buonismo e quella tolleranza che hanno reso la nostra civiltà debole  e passiva.

Bertrand Russell diceva “chi dice la verità deve essere pronto a fuggire” e invece la Fallaci l’ha sempre gridata questa verità, senza mai fuggire. E’ questo che l’ha resa una donna amata e anche odiata, perché temuta; ma di certo una donna, di quelle vere, di quelle fiere. Sarebbe impossibile, superficiale e offensivo commentare un suo libro, oppure tentare di mediarlo in qualche modo o di estrapolare da esso un qualche significato “occulto” poiché i suoi libri, ovvero la sua anima, la sua essenza di persona si raccontano da soli, con la chiarezza e genuina schiettezza  della sua voce rauca e grintosa, delle labbra intente a fumare, delle gambe incrociate su un divano. Mai mi sognerei di “spiegare” i pensieri di chi è stata così brava e precisa ad esprimerli, di colei che esigeva  la garanzia dell’autenticità di ogni sua  parola; pertanto i suoi libri che lei chiamava suoi figli, saranno quel passato che lei definiva sacro: “ogni oggetto sopravvissuto al passato è prezioso perché porta in sé un’illusione di eternità.

Perché rappresenta una vittoria sul tempo, che logora e appassisce e uccide. Una sconfitta sulla morte”, proprio come lei, sig.ra Fallaci.

 

UN PERCORSO DI VIOLENZA: L’ULTIMA FOLATA DELLA GUERRA

Cittadini innocenti vennero trucidamene uccisi in un ultimo momento di dolore, follia, paura. I tedeschi ormai si stavano ritirando, la guerra stava finendo lasciando che uno spiraglio di speranza si impadronisse dei cuori nell’attesa, nella forza, nel coraggio di ricostruire una nuova vita.

Mancavano poche ore, ma il conto alla rovescia era stato interrotto, forse dalla stupidità di una rivalsa, di un orgoglio, di un’ostentazione che non valevano tanto.

Questa la cornice di una rappresaglia che vide protagoniste persone in preda alla morte, ad una morte assurda che uccise carnefici e vittime, che ne dilaniò l’anima imprimendola eternamente. E non ce ne fu solo una, purtroppo questa vampata, quest’ultima folata nell’estate del ’44 si alimentò di tanti, troppi focolai, per incendiare, bruciare la vita di persone, di padri, figli, dei nostri avi. Isola Maggiore, Vernazzano, Tuoro sul Trasimeno, S. Caterina, Piazzano sono i luoghi che tristemente si uniscono nelle fila di un destino comune per i loro abitanti. Uno di loro, un figlio ha voluto ricordare, ha voluto ricercare nelle testimonianze di coloro che c’erano, che hanno vissuto quegli attimi, la verità, il valore di una riflessione.

Questo è l’obiettivo che si propone di suscitare, di mettere in rilievo l’opera in fase di realizzazione di Gerardo Radi.

La raccolta di memorie, il dialogo, il confronto con queste persone che hanno dimostrato di non poter dimenticare, anzi di voler parlare, stupisce per l’espressione forte e dolce di quelle parole che vi sono impresse, raccontate; hanno in sé il dolore, la rabbia per qualcosa di tristemente ingiusto, ma anche l’umanità, la sensibilità, la consapevolezza tali per poter capire, comprendere e perciò la voglia, il desiderio di chiarire, di trasmettere, di ricomporsi in un momento critico tale da poter ristabilire un equilibrio.

Alcune di queste preziose fonti sono state già esposte, rese note attraverso un progetto, “I martiri”, che ha coinvolto le scuole primarie e secondarie di Tuoro sul Trasimeno, delineando così nuovi inestimabili testimoni che si sono calati nei ricordi di persone che, sessanta anni prima sarebbero stati loro coetanei, madri, padri, ripercorrendo i fatti e i significati che vennero vissuti da ciascuno. La valenza di quest’esperienza l’hanno già profondamente colta proprio questi ragazzi: nella forza di una memoria storica che non può e non vuole essere oscurata, dimenticata, dimostrando ampliamente quanto importante possa essere il suo ruolo per una corretta indagine interpretativa dei fatti, per la riscoperta di sentimenti circostanziali ed universali, quanto peculiarmente umani in grado di spiegare e accogliere le dinamiche, ed andare oltre queste proprio serbandole nel nostro interno.

Questa rete di tasselli, questo mosaico composito e forse infinito che vuole appunto pervenire ad una Verità, ad una ricostruzione quanto più obiettiva possibile, in grado soprattutto di estendersi oltre i confini storici e mentali, vuole referente ogni posizione, suscitando uno spirito critico in tutti coloro che ne usufruiranno, faranno esperienza; è perciò che negli obiettivi del progetto vi è la realizzazione di un testo multimediale, la costruzione di un’opera che ha in sé le caratteristiche del libero percorso di lettura e l’infinita possibilità d’integrazione di altri dati attendibili, di altri spunti interprativi, perché questa ricerca non si esaurisca e perché il monito rimanga sempre vigile.

Silvia Rossi

 

INFANZIA, ADOLESCENZA, ASSISSTENZA AGLI ORFANI

ed educazione nella Cortona del Primo Novecento

Come noto, in Italia è appena entrata in vigore la nuova legge che abolisce gli orfanotrofi e che istituisce le case famiglia anche per i bambini senza genitori. E, come sempre, mentre un’epoca si chiude gli archivi per la documentano si aprono agli studiosi per una sua ricostruzione. Sull’infanzia e sugli orfani assistiti dalle Opere pie italiane sul finire dell’Ottocento e durante tutto il Primo Novecento si è scritto e detto già molto sia in campo accademico-specialistico sia in quello più generale e divulgativo del racconto letterario o giornalistico. Certamente mancano le ricostruzioni storiche generali su questo campo che, insomma, ci restituiscano il complesso mosaico dell’assistenza italiana agli orfani in questo lungo periodo; tuttavia le tessere ricostruite attraverso gli studi di storia locale sono ormai diverse, tanto che il quadro generale sta assumendo precisi contorni.

Una di queste tessere che aiuta a ricostruire la storia più generale degli orfanotrofi italiani nel Primo Novecento è senz’altro il volume di Marizia Bucci, “L’orfanatrofio maschile di Cortona, Benedetto Cinaglia”, pubblicato, a fine primavera di quest’anno, dall’Editore Calosci.

Si tratta di una storia ricostruita davvero bene, che mette in luce a tutto tondo le caratteristiche e la “mission” di quest’istituzione cortonese.

Un’istituzione senz’altro molto lontana dall’odierna realtà delle case famiglia previste dalla nuova legge italiana, ma tuttavia positivamente operante in quegli anni cortonesi del Primo Novecento, come mette in evidenza l’autrice  e la stessa preziosa, argomentata presentazione al volume scritta dal professor Sergio Angori dell’Università di Siena.

Marizia Bucci, che è stata importante protagonista della scuola pubblica cortonese ed aretina (cfr.: il suo volume “La scuola del cuore”, Armando editore, 2000), con questo suo nuovo libro conferma i suoi notevoli talenti narrativi. Qui, anzi, ci fa viaggiare con grande scorrevolezza nel non facile terreno dell’Historia intesa  non solo come racconto documentato, ma anche come vissuto, come memoria familiare.

Ricostruire la storia dell’Orfanatrofio Cinaglia non era facile, anche perché Marizia Bucci si addentra nei non sempre chiari meandri della storia economica di quest’istituzione cortonese fondata con i lasciti del nobile Benedetto Cinaglia.

Beni messi a disposizione dopo la sua morte avvenuta il 16 settembre del 1900. Quest’orfanatrofio camminò stentatamente negli anni della cosiddetta epoca giolittiana e chiuse i battenti negli anni  successivi alla Seconda guerra mondiale. Tuttavia durante gli anni venti e trenta, soprattutto con la direzione di Renato Pichi, ebbe anni importanti e di positivo sviluppo.

Il racconto storico delle sue interessanti vicende offre alcune pagini di grande emozione letteraria e di alto richiamo  descrittivo quando affronta il periodo degli anni che vanno dal 1913 fino al 1922.

Vale a dire gli anni in cui il Cinaglia aveva annoverato tra i suoi giovani ospiti anche il ragazzo Eugenio Bucci. Cioè colui che, nella sua schietta introduzione al volume, Marizia Bucci, con tipica espressione toscana, chiama “il mio babbo”.

Ivo CameriniCome noto, in Italia è appena entrata in vigore la nuova legge che abolisce gli orfanotrofi e che istituisce le case famiglia anche per i bambini senza genitori. E, come sempre, mentre un’epoca si chiude gli archivi per la documentano si aprono agli studiosi per una sua ricostruzione. Sull’infanzia e sugli orfani assistiti dalle Opere pie italiane sul finire dell’Ottocento e durante tutto il Primo Novecento si è scritto e detto già molto sia in campo accademico-specialistico sia in quello più generale e divulgativo del racconto letterario o giornalistico. Certamente mancano le ricostruzioni storiche generali su questo campo che, insomma, ci restituiscano il complesso mosaico dell’assistenza italiana agli orfani in questo lungo periodo; tuttavia le tessere ricostruite attraverso gli studi di storia locale sono ormai diverse, tanto che il quadro generale sta assumendo precisi contorni.

Una di queste tessere che aiuta a ricostruire la storia più generale degli orfanotrofi italiani nel Primo Novecento è senz’altro il volume di Marizia Bucci, “L’orfanatrofio maschile di Cortona, Benedetto Cinaglia”, pubblicato, a fine primavera di quest’anno, dall’Editore Calosci.

Si tratta di una storia ricostruita davvero bene, che mette in luce a tutto tondo le caratteristiche e la “mission” di quest’istituzione cortonese.

Un’istituzione senz’altro molto lontana dall’odierna realtà delle case famiglia previste dalla nuova legge italiana, ma tuttavia positivamente operante in quegli anni cortonesi del Primo Novecento, come mette in evidenza l’autrice  e la stessa preziosa, argomentata presentazione al volume scritta dal professor Sergio Angori dell’Università di Siena.

Marizia Bucci, che è stata importante protagonista della scuola pubblica cortonese ed aretina (cfr.: il suo volume “La scuola del cuore”, Armando editore, 2000), con questo suo nuovo libro conferma i suoi notevoli talenti narrativi. Qui, anzi, ci fa viaggiare con grande scorrevolezza nel non facile terreno dell’Historia intesa  non solo come racconto documentato, ma anche come vissuto, come memoria familiare.

Ricostruire la storia dell’Orfanatrofio Cinaglia non era facile, anche perché Marizia Bucci si addentra nei non sempre chiari meandri della storia economica di quest’istituzione cortonese fondata con i lasciti del nobile Benedetto Cinaglia.

Beni messi a disposizione dopo la sua morte avvenuta il 16 settembre del 1900. Quest’orfanatrofio camminò stentatamente negli anni della cosiddetta epoca giolittiana e chiuse i battenti negli anni  successivi alla Seconda guerra mondiale. Tuttavia durante gli anni venti e trenta, soprattutto con la direzione di Renato Pichi, ebbe anni importanti e di positivo sviluppo.

Il racconto storico delle sue interessanti vicende offre alcune pagini di grande emozione letteraria e di alto richiamo  descrittivo quando affronta il periodo degli anni che vanno dal 1913 fino al 1922.

Vale a dire gli anni in cui il Cinaglia aveva annoverato tra i suoi giovani ospiti anche il ragazzo Eugenio Bucci. Cioè colui che, nella sua schietta introduzione al volume, Marizia Bucci, con tipica espressione toscana, chiama “il mio babbo”.

Ivo Camerini

 

UNA SERATA AL VEGNI

Il presidente Sergio Mancini ha organizzato una serata particolare per i “mercoledì Rotariani”. L’incontro non si è realizzato presso la sede, al Ristorante Tonino, ma nella storica sede dell’Istituto Vegni.

Ad attendere i numerosissimi partecipanti il dirigente scolastico prof. Moreno Massaini che è stato particolarmente affabile e disponibile per soddisfare tutti i quesiti che sono stati posti.

Nel suo intervento ha ricordato  che lo scorso anno è iniziato  il nuovo corso di scuola alberghiera, fortemente voluto dal compianto preside  Domenico Petracca.

Subentrare a quel vulcano operativo di Domenico è stato sicuramente un momento gravoso per questo dirigente, ma lo abbiamo visto fortemente motivato e con una voglia di far crescere l’Istituto sicuramente pari a quello del suo precedessore.

Con soddisfazione il prof. Massaini ha illustrato ai presenti l’attività della scuola, ha mostrato i laboratori di Chimica e di Agraria, che sono particolarmente all’avanguardia delle tecnologie, ha ricordato anche l’attività  importante della cantina che oggi produce dei vini DOC Cortona molto apprezzati in Italia e all’estero.

Un accenno è stato ovviamente rivolto all’esperienza della scuola alberghiera che oggi dimostra la necessità di un ampliamento della sua struttura scolastica. Lo scorso anno vide l’iscrizione di ragazzi per due classi prime; quest’anno scolastico 2006 2007 ha visto la formazione di ben quattro prime di questo indirizzo. Da qui la necessità di avere dal Ministero l’imput a costruire nuove aule.

La serata si è conclusa con una degustazione di prodotti preparati dagli studenti della scuola alberghiera con la mescita degli ormai famosi vini dell’Istituto Vegni.

 

LA RADIOTERAPIA DI AREZZO NELLA RETE ONCOLOGICA REGIONALE

L a U.O. di Radioterapia dell’Ospedale San Donato fa parte del Dipartimento Oncologico della Azienda USL8 di Arezzo, che, a sua volta, è integrato nella rete oncologica regionale che va sotto il nome di Istituto Toscano Tumori. Vediamo allora quale è la sostanza che sta dietro questi nomi.

La  funzione  del Dipartimento Oncologico

La radioterapia, come noto, è una metodica terapeutica che viene applicata quasi esclusivamente alla cura dei tumori, pertanto è logico che l’attività di radioterapia faccia parte del settore ospedaliero che si occupa della cura di queste malattie.

Il Dipartimento Oncologico della nostra azienda è articolato in ambulatori multidisciplinari, cioè con la presenza contemporanea di una equipe di specialisti. Sono stati attivati ambulatori per ogni singola patologia, come quello per i tumori della mammella, del polmone, della testa e del collo, dell’apparato urologico, ginecologico, ecc; inoltre esistono ambulatori multidisciplinari per zona, cioè in ognuna delle 4 zone della Provincia (Valdarno, Valdichiana, Valtiberina e Casentino) c’è la possibilità che il paziente venga visitato congiuntamente dall’oncologo medico e dal radioterapista oncologo insieme al chirurgo e al referente del “nucleo oncologico” (si chiamano nuclei oncologici quelle strutture degli ospedali di zona che fanno attività oncologica pur non facendo capo ad una struttura oncologica vera e propria, ma, per esempio, ad un reparto di medicina o di chirurgia, con la eccezione del Valdarno dove c’è una Oncologia medica vera e propria). In questa maniera il programma terapeutico, sulla base di linee guida predefinite, viene deciso collegialmente dagli specialisti e portato avanti, per quanto è possibile (per esempio per l’aspetto chirurgico e per quello chemioterapico) nel nucleo oncologico stesso, cioè vicino al domicilio del paziente. Analogamente, negli ambulatori oncologici per patologia, che sono di norma ad Arezzo e ai quali partecipa regolarmente anche il chirurgo o medico specialista (per esempio pneumologo, otorinolaringoiatra, ematologo, ginecologo), viene comunicata  al paziente la sua situazione clinica, se necessario vengono prescritte ulteriori indagini per definire lo stadio di malattia, e viene formulato un programma terapeutico concordato, sempre sulla base delle linee guida. Il paziente verrà quindi affidato allo specialista che lo prenderà in carico per la terapia di prima istanza: per esempio il chirurgo se c’è indicazione all’intervento, oppure il radioterapista oncologo se c’è indicazione a radioterapia, oppure l’oncologo medico se c’è indicazione a terapia medica (chemioterapia, ecc.). Dopo il trattamento di prima istanza verrà fatta una valutazione collegiale della risposta terapeutica e il paziente verrà indirizzato al programma di follow up (visite di controllo, sempre secondo linee guida concordate) se il programma terapeutico è completato, oppure ad ulteriori terapie, se necessarie (ad esempio terapie precauzionali dopo chirurgia).

 

La novità in rete dell’Istituto Toscano Tumori

L’Istituto Toscano Tumori (ITT), di recente istituzione, è un istituto in rete, cioè un sistema di coordinamento di tutte le attività oncologiche della Toscana, che cerca di rendere più agevoli i percorsi sanitari (visite, esami, accesso a centri di eccellenza, ecc.), e si prefigge di omogeneizzare le procedure e il livello delle prestazioni su tutto il territorio; e infine intende promuovere la ricerca. Ad esempio, nel primo anno di attività, l’ITT ha portato a termine la redazione di linee guida sul trattamento delle più frequenti neoplasie (tumori del polmone, del colon, della mammella, della prostata e tumori ginecologici), alla luce delle più recenti evidenze scientifiche. Queste linee guida, redatte da apposite commissioni e destinate agli operatori, sia specialisti che medici di medicina generale, sono disponibili nel sito web dell’ITT (www.itt.toscana.it). Inoltre, l’ITT si sta ponendo concretamente il problema della accoglienza al paziente che fa questa non facile esperienza, formando il personale addetto ai punti di accoglienza, istituiti presso ogni azienda sanitaria.

Ogni punto di accoglienza dispone di un numero telefonico riservato tramite il quale il cittadino può chiedere informazioni sul percorso più diretto per il caso specifico e per poter prendere appuntamenti per le visite multidisciplinari.  I numeri telefonici dei due punti di accoglienza della USL 8 sono: 0575/255436 per l’Ospedale San Donato e 055/9106295 per l’Ospedale Santa Maria alla Gruccia nel Valdarno.

 

I SETTORI D’AVANGUARDIA NELLA U.O. DI RADIOTERAPIA DI AREZZO

Tornando ora al punto da cui siamo partiti, cioè alla U.O. di Radioterapia all’Ospedale San Donato, citiamo alcuni numeri sulla nostra attività: il nostro servizio dispone di due acceleratori lineari che permettono il trattamento di circa 80 pazienti al giorno. Gli acceleratori lineari sono complesse apparecchiature che emettono fasci di raggi X oppure fasci di elettroni di elevata energia, i quali provocano, attraverso complessi meccanismi, la morte delle cellule tumorali.

I tipi di neoplasie che più frequentemente vengono trattati nel nostro Centro sono: i tumori della mammella, del polmone, della prostata e i tumori della testa e del collo, ecc; sono anche frequenti, cosa altrettanto importante, i trattamenti cosiddetti palliativi sulle metastasi per il controllo dei sintomi, soprattutto il dolore, in modo da garantire una miglior qualità della vita residua.  

In questi ultimi anni la U.O. di Radioterapia di Arezzo ha sviluppato alcuni settori di avanguardia, tra i quali il trattamento con tecnica conformazionale, favorita dalla disponibilità di immagini diagnostiche di alto livello come quelle delle più recenti TAC, della RMN e ora anche della PET/TAC. La radioterapia conformazionale viene utilizzata nel trattamento della maggior parte delle neoplasie, e consente di somministrare dosi elevate di radioterapia, riducendo significativamente la irradiazione dei tessuti sani circostanti.

Un altro settore di particolare interesse è quello della associazione della radioterapia con la chemioterapia che consente di migliorare le risposte terapeutiche in certi tipi di neoplasia: abbiamo ottenuto risultati, a volte molto brillanti, in tumori anche estesi della testa e del collo, del retto (terapia preoperatoria), del canale anale, dell’utero, del pancreas, del cervello, nei sarcomi delle parti molli, ecc. 

Il nostro Centro partecipa a diversi studi clinici cooperativi nazionali; in particolare sui tumori della laringe avanzati, sui tumori del retto, del sistema nervoso centrale e della prostata. Inoltre, insieme al centro di Brescia, coordiniamo il gruppo di studio sui tumori della testa e del collo che fa capo alla Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica.

In conclusione il nostro reparto è particolarmente impegnato nel miglioramento della qualità del trattamento dal punto di vista della accuratezza tecnica , e anche della cura alla accoglienza e alla informazione del paziente. 

Pietro Ponticelli

Direttore U.O. Radioterapia Azienda USL 8

Coordinatore Accoglienza ITT Ospedale San Donato

 

IL PREFETTO E GLI AMICI DI FRANCESCA

I l 2 settembre scorso si è svolto un incontro di alcuni consiglieri dell’Associazione Amici di Francesca con alcune personalità istituzionali che hanno l’opportunità di svolgere importanti ruoli nella riuscita degli interventi dell’Associazione stessa. Infatti, per i suoi scopi, l’Associazione deve favorire i percorsi risolutivi per gravi problemi sanitari che, come già successo tante volte in passato, hanno bisogno anche del sostegno delle istituzioni. Pertanto era utile aggiornare il Colonnello Giuseppe Lanzillotti, Presidente Onorario dell’Associazione, già Comandante del contingente dei Carabinieri MSU nella missione in Kossovo e ora Comandante Provinciale a Catanzaro.

Era importante poter offrire i dettagli più significativi del progetto ”Una Voce per Tutti” intrapreso dall’Associazione, come pure presentare un rendiconto dei passi compiuti verso lo sviluppo della rete di solidarietà perseguita con tenacia da Luciano Pellegrini, fondatore e Segretario Generale dell’Associazione.  Anche altri illustri ospiti hanno potuto ricevere questi aggiornamenti di attività, dovuti e necessari, per comprendere sempre meglio lo spirito, le intenzioni, i progressi e le difficoltà che l’impegno dell’Associazione Amici di Francesca ha vissuto negli ultimi mesi. La partecipazione di S.E. il Prefetto ha valorizzato l’opera e gli scopi dell’Associazione e, nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza e la necessità che le  dolorose  esperienze personali si trasformino in sollievo per i malati in difficoltà.

La cornice del Parterre di Cortona ha creato un’ atmosfera conviviale ben gradita e meritevole di un ringraziamento al suo gestore dott. Lucente.

La serata si è conclusa con l’auspicio che questo evento, inserito nelle pubbliche relazioni dell’Associazione, sviluppi tutti quei risvolti promozionali necessari alle attività umanitarie,  che l’Associazione persegue con fatiche e speranze, sostenute in ogni circostanza, dallo spirito di volontariato dei suoi associati.

 

IL CENTRALINO DELL’OSPEDALE

Presso il nuovo Ospedale Santa Margherita della Valdichiana è presente un servizio, apparentemente poco pubblicizzato, che ricopre un ruolo estremamente importante per il funzionamento di tutti gli altri servizi presenti all’interno della struttura.

Il servizio di cui stiamo parlando è il centralino, dislocato, rispetto ai precedenti plessi ospedalieri, fuori  della struttura stessa ma in una posizione nevralgica per le utenze che si presentano all’ospedale.

La funzione principale del centralino è quella di raccogliere, filtrare e smistare le varie chiamate, sia interne tra le varie unità operative sia quelle provenienti o rivolte all’esterno.

Sia per la sua dislocazione geografica sia per la sua particolare funzione il centralino ha l’importante compito di fungere da primo punto di  informazione, sia per chi fisicamente si dirige all’ospedale, sia per chi telefona per informarsi sui servizi e prestazioni erogate all’interno della struttura.

Questi operatori con determinati turni riescono a garantire  con molta professionalità un servizio sulle 24 ore.

Il centralino, collabora in maniera attiva e proficua sia con il servizio accoglienza, interagendo con esso per poter gestire in maniera veloce ed efficace le varie situazioni, sia con il call center dell’Associazione Onlus  “Amici di Francesca” indirizzando e smistando verso questo quelle chiamate che richiedano un intervento più specifico per la gravità o complessità del caso.

Inoltre, svolge anche l'importante ruolo di "coordinamento" per le chiamate  nei confronti delle varie Associazioni di volontariato, per le dimissioni ospedaliere, ecc…

Il centralino insomma è un po’ il collante tra le varie attività e servizi presenti nell’ospedale; è il primo punto di contatto che ha l’utenza per poter aver ancor più facile accesso a tutto quanto offre l’ospedale “S. Margherita” .

 

INDIETRO

 

 

CULTURA

 

 

OMAGGIO A GINO SEVERINI

Un omaggio espositivo nel quarantennale della morte: così Cortona ha ricordato Gino Severini, il più illustre tra i suoi cittadini del secolo scorso.

Era il 1966 quando la salma del grande artista rientrò  a Cortona per riposare nel cimitero della Misericordia. E’ un ricordo lontano, appena accessibile e riporta ad una Cortona in bianco e nero rispetto alla colorata celebrazione del 2006 a corollario di Cortonantiquaria. Le scolaresche schierate, le autorità: pochi fotogrammi rammentati mentre lo sguardo indugia sui mosaici esposti a Palazzo Casali che esplodono anch’essi di colori, linee, geometrie estetiche con quel tratto che è solo di Severini.

E’ la medesima tavolozza che si sposa con la pietra delle edicole su per le Santucce, contrafforti mistici a più alte muraglie o soste per pensare con l’occhio che sfiora l’orizzonte.  Poi il S. Marco così alto e severo, “monumentale” ma in qualche modo amalgamato con lo svettare dei tanti campanili che lo  circondano verso l’alta di Santa Margherita.

I mosaici di Severini sono tutt’uno con Cortona, le sue rughe, le sue salite: accompagnano chi cammina e vuole vedere, raccontano di questo artista così grande da farsi artigiano col berretto da muratore in testa e poi maestro a Parigi per tramandare l’arte musiva riesplosa negli interessi proprio nella capitale francese, come narra la figlia Romana, dopo un’esposizione sull’arte ravennate negli anni ’50.

Nuove per gli occhi, invece, le opere a mosaico esposte in Palazzo Casali, uscite dalla riservatezza grazie alla figlia Romana: eppure anche qui vi è una familiarità palpabile e pare come un’altra edicola aggiunta su per le Santucce, nella sua terra, a celebrare ancora santi e natura.

Un grazie va ai due artisti del mosaico contemporaneo Giovanna Galli e Henry-Noel Aubry che sono stati, come narra la presentazione della mostra, gli ispiratori dell’esposizione. Una selezione delle loro opere affianca quelle del maestro a rappresentare l’ideale continuità  di un racconto antico in chiave moderna.

Isabella Bietolini

 

“LA FORMA & L’INFORME”

Si è tenuta presso i locali di Palazzo Vagnotti di Cortona nel mese di agosto una splendida mostra di quadri ed opere d’arte di maestri della nostra zona, dal titolo “La Forma & l’Informe”, i quali hanno esposto le loro creazioni mantenendo alla precisione dello stile e del gusto. Gli espositori sono stati: Maria Teresa Giappichelli, Rita Scarpigliati, Miria Paffetti, Mauro Mencucci, Maria Magdolna Czako e Marta Mazzini.

I meravigliosi quadri di Maria Teresa Giappichelli, insegnante di scuola dell’infanzia e nostra concittadina, hanno il contenuto di essere sempre attuali nel tempo, attraverso una ricca elaborazione di immagini, paesaggi e personaggi del piccolo ma grande mondo della pittura ad olio. Perfeziona la sua attività artistica a Firenze, pittrice figurativa e piacevole, racchiude delle caratteristiche che raccontano una vita quotidiana ricca di elementi spirituali e di valori umani palpabili attraverso colori e forme sempre più ricche ed elaborate. Aspetti della pittura richiamano tematiche della realtà esterna ricche di particolari, attenzione a concrete espressioni di vita e cosciente saggezza in elementi consueti ma che con estrema semplicità esprimono un mondo attuale ed infinito nello spazio a disposizione su materiali quali tela o legno.

Rita Scarpigliati, artista aretina, propone uno stile immediatamente  riconoscibile, giocando su forme e personaggi che definiscono il senso più sottile dell’esistenza umana.

La sua opera si compone di un essere spirituale e istintivo, dando vita a emozioni ad ogni colpo di pennello, spaziando tra l’enormità del reale e particolari sensazioni, personalizzando il contenuto in innumerevoli segni indelebili nello spazio. La sua istintiva capacità di cogliere l’essere spirituale della realtà permette poi di renderlo percepibile allo spettatore, così un ritratto, un vaso di fiori diventano un susseguirsi di toni e sfumature disseminati nel dipinto. Le fonti storiche del suo linguaggio risalgono a quel particolare connubio tra la  tradizione espressionista del primo Novecento e la persistente tradizione post-macchiaiola Toscana. Nel suo curriculum troviamo numerose partecipazioni a concorsi e mostre da cui ne derivano riconoscimenti in qualità del suo genio artistico.

Miria Paffetti, giovane aretina, attraverso un’elaborazione del tutto personale sulla visione del cosmo comunica un effetto pittorico originale e colorato. Una vita dedicata allo studio dell’arte e alla pittura fin dai tempi della scuola, partecipa a molti concorsi da cui derivano numerosi riconoscimenti. Varie le tecniche utilizzate, talvolta mischiate nelle sue rappresentazioni: pastelli,  ecoline,  incisione,  arrivando  infine  all’elaborazione  digitale di opere stampate su diversi materiali come plexiglas e tela. Il suo percorso nasce dal desiderio di narrare attraverso la fantasia l'essenza  di ciò che ci circonda, varcando la sottile linea che separa il visibile dall'invisibile, "rivelando" il quotidiano nascosto che  non siamo più in grado di percepire.

Mauro Mencucci, nasce a Roma dove risiede per molti anni da cui deriva la sua visione contemplativa, poi aretino per adozione approfondisce tematiche che scaturiscono da una visione intima della realtà legata ad una religiosità molto profonda. I richiami alla propria soggettività sono sfogo di una personalità e di un essere che si è costruito nel tempo, le quali trovano espressioni sempre nuove ed originali di pittura. La sua arte si esprime sia in opere che in poesie, da cui scaturisce un’estro e un’intensa attività nel sentire e nell’espressione, alimentata da un’armonia preziosa di frammenti di vita tangibili dall’esterno. Le tecniche pittoriche utilizzate sono prevalentemente olio su juta su tavola, tecniche miste su tela, olio su tela o su tavola, le quali esprimono un valore alto alla vita mitologica e del cosmo.

Marta Mazzini propone una visione dell’arte a trame concrete, che si attua attraverso ispirazioni astratto-geometriche, con l’uso di foglie d’oro, d’argento o altri materiali ferrosi, dai quali si sprigiona un campo di energia che investe lo spazio circostante. I segni e i tratti caratteristici personalizzano l’opera d’arte, attraverso un’emanazione di energie vitali che investono corpo e mente.

Maria Magdolna Czako, compie i suoi studi in Istituti d’Arte in Ungheria perfezionando ceramica, scultura e grafica artistica, proponendo interpretazioni libere che uniscono l’arte alla creatività, attraverso una ricca elaborazioni di materie finemente decorate con colori intensi e coinvolgenti, segni e forme di grande impatto visivo che evocano civiltà lontane nel tempo.

Le sculture sono create dall’argilla le quali, conservando l’impronta delle mani dell’artista, richiamano la mitologia, storie di vita quotidiana e favole folkloristiche. Le sculture sono poi colorate con l’ingobbio, colore naturale di terra, attraverso la tecnica dei graffiti, incisioni sulle superfici colorate umide, per darle un effetto grafico. Infine la scultura viene poi cotta in una fornace, il risultato finale si crea con un’ossidazione casuale simile alla tecnica del raku.

Una mostra questa dove si sono uniti “maestri” dell’arte, dove stili e modi di essere diversi hanno permesso allo spettatore di uniformarsi a quella realtà estetica e arricchire la propria personalità attraverso linee armoniose e raffinate.

All’inaugurazione c’è stata l’esibizione di Elisabetta Materazzi, soprano, Marta Mazzini, flauto e Barbara Cherubini pianoforte, che hanno deliziato con note soavi e armoniose il pubblico presente, poiché la musica è anch’essa un’arte.

Katia Pareti

 

“MUSICOTERAPIA”

Tra le offerte formative della Scuola di Musica Comunale di Cortona, la “MUSICOTERAPIA” è forse quella di cui gli “Amici della Musica” sono più orgogliosi. Infatti, si tratta di un corso musicale molto importante, innovativo e, soprattutto, difficile da attuare, tanto che credo sia l’unico attivo in tutta la provincia. La professoressa Susanna Künzi De Lucia da molti anni ha introdotto questa nuova disciplina nella nostra Scuola di Musica ed è giusto far conoscere e mettere in risalto il successo e il valore della sua iniziativa. L’associazione della parola terapia alla parola musica suscita naturalmente sorpresa e qualche “infondata” preoccupazione. Siamo disposti infatti ad associare alla parola musica soprattutto significati e stati d’animo di allegria, gioia di vivere, intensità di emozioni e sentimenti. La parola terapia, per contro, evoca nel nostro immaginario l’imbevibile pozione che Pinocchio rifiuta, nonostante le calde raccomandazioni della fatina. Terapia presuppone malattia: e chi vorrebbe sentirsi ammalato? Ma le cose non stanno proprio così e soprattutto non stanno così nel nostro caso. La musicoterapia presuppone che in ciascun individuo esista un potenziale espressivo estremamente differenziato che possa manifestarsi attraverso il linguaggio della musica. Compito della musicoterapia è quello, interpretando uno dei significati meno comunemente intesi della parola greca “terapia”, di accompagnare le persone nello sviluppo del loro linguaggio musicale individuale. Perché accanto alle persone  che sanno esprimersi bene e hanno già un’idea precisa sulla scelta del proprio linguaggio musicale, esistono altre che per vari motivi hanno bisogno di un supporto. Questi motivi possono esser ad esempio: difficoltà legate a stati di incertezza, ansia, stress o problemi relazionali e comportamentali. I risultati augurabili di uno sviluppo del linguaggio musicale tagliato sulle esigenze individuali si manifesteranno in una crescita più armoniosa della personalità e in un aumento della creatività e gioia di vivere. Non ci sembra immodesto sottolineare il carattere pionieristico del concetto seguito già da diversi anni dalla Scuola Comunale di Musica di Cortona, nell’integrare la musicoterapia nel contesto delle sue attività istituzionali. 

Scoprire e valorizzare quanto di musicale ciascun individuo è in grado di esprimere utilizzando un’ampia gamma di interventi: dalle lezioni di strumento al canto corale, dalle varie forme di musica d’insieme alla pratica della musicoterapia. Tutto questo supera concezioni limitatrici ed arretrate dell’esperienza musicale ed offre grandi opportunità per migliorare il benessere individuale e l’integrazione sociale. Per ulteriori informazioni: Segreteria dell’Associazione Amici della Musica, via Quinto Zampagni 18/20 - 52042 Camucia (Ar), aperta dal lunedì al venerdì (tranne il mercoledì) dalle ore 17,00 alle ore 19,00, telefono e fax 0575-601773, oppure 338-2250311, e-mai:

liberaecogitationes@libero.it.

M. P.

 

Cortonesi a pennello

UNA MOSTRA ORIGINALE DI MARIO BOCCI

Domenica 17 settembre, alle ore 17 (e noi crediamo che la scelta della data e dell’ora non sia stata casuale, ma una specie di scommessa , vinta, sulla riuscita dell’evento), si è tenuta sotto le Logge del Teatro l’inaugurazione della personale di pittura dell’artista Mario Bocci.

Anche il titolo dato alla mostra, “Cortonesi a Pennello”, è indicativo, con la sua ambiguità di significato, dell’originalità dell’iniziativa. Si tratta infatti, evento nella sua tematica mai realizzato prima, di una galleria di ritratti, ben 32, di Cortonesi, di cui l’autore ha saputo cogliere sapientemente e con tecnica pittorica sicura le peculiari caratteristiche individuali.

Mario Bocci è un odontoiatra romano che, stanco della vita frenetica e convulsa della Capitale, dopo aver subito, come tantissimi altri il colpo di fulmine al suo primo incontro con Cortona, l’ha eletta a sua dimora e vi si è trasferito armi e bagagli con tutta la sua famiglia. A poco a poco qui si è costruito nuovi interessi e nuove amicizie, lasciandosi apprezzare per le sue innumeri qualità: generosità e disponibilità verso gli altri, intraprendenza e sincerità.

Agevolmente inserito nella vita pubblica cortonese, vi ha svolto vari ruoli: da scenografo, attore e regista nel Piccolo Teatro a Presidente del Consorzio degli Operatori Turistici di Cortona, carica che ricopre ancora oggi.

In campo artistico Mario Bocci si è lasciato apprezzare anche per le sue ammirevoli capacità canore che, se pur non coltivate in modo professionale, sono davvero notevoli, come hanno potuto constatare quanti hanno avuto la fortuna di sentirlo esibire durante vari banchetti conviviali, che il Nostro non disdegna, essendo fra l’altro anche esperto conoscitore dell’arte culinaria ed ottima forchetta.

Queste brevi note biografiche di elogio dell’uomo (ma l’Arte è figlia dell’Artista) sono state desunte dal discorso pronunciato per l’inaugurazione della mostra da Rolando Bietolini, che i nostri lettori conoscono per essere uno dei collaboratori del giornale, e che sono state formulate, tutti i presenti lo hanno avvertito, non per retorica o formalismo, ma per sincera amicizia e vera ed approfondita conoscenza.

Visto che il tema della mostra era completamente inusitato ed originale, anche la presentazione si è rivelata sui generis, perché accompagnata e sottolineata da letture di attori del Piccolo Teatro della Città di Cortona di componimenti poetici di eminenti autori della letteratura italiana, aventi per soggetto il ritratto.

Le voci recitanti sono state di Augusto Bietolini e di Marta e Susanna Bocci, figlie dell’Artista espositore, visibilmente emozionate per l’omaggio sentimentale fatto al proprio padre.

Basterebbero i volti sorridenti e pieni di soddisfazione di alcuni dei personaggi ritratti, presenti al vernissage, per dare l’esatta misura dell’elevato grado di successo che la pittura di Mario Bocci ha avuto, senza considerare le congratulazioni e i favorevoli apprezzamenti di tutti i numerosi intervenuti. Ci corre l’obbligo di dire che i quadri dell’artista, nature morte, paesaggi e di genere, erano apparsi già l’anno scorso in mostra a Cortona, ed avevano riscosso un lusinghiero apprezzamento, ma ci sembra di poter dire che forse il “ritratto” costituisce il suo gioiello più prezioso ed autentico.

I ritratti di Mario Bocci, oltre ad assecondare l’esigenza pratica della somiglianza, da cui ovviamente in tal genere di pittura non si può prescindere, sono rappresentativi della vita interiore del soggetto, esprimono una ricerca dell’espressione fugace del sentimento, di quanto nell’individuo vi è di particolare e di inconfondibile. All’autore auguriamo di darci ancora in futuro altre piacevoli e inaspettate sorprese come questa.

S.V.

 

COMICS CONTESTS 2006

Prosegue senza soste, l’ascesa del nostro Marco Santucci, disegnatore della “Bonelli Editore”, al quale da qualche tempo è stato affidata la produzione dello storico fumetto “Tex”, e dei suoi collaboratori, quasi tutti di Arezzo, città che conta la più alta concentrazione di disegnatori d’Italia!

Marco ed il suo Staff, oltre a continuare lo sviluppo di “Termite Bianca”, oltre a proseguire il lavoro con la “Bonelli Editore”, ed oltre ad avere in fase di studio altri progetti per ora top-secret, saranno impegnati dal 30 settembre al 29 ottobre alla Stazione Leopolda di Firenze con “Comics Contests”, evento giunto alla sua seconda edizione, dove ormai, fumetto, arte ed impegno sociale vanno di pari passo.

Durante la manifestazione, organizzata in collaborazione con il Comune di Firenze - Assessorato Pubblica Istruzione e Politiche Giovanili, la Scuola Internazionale di Comics (del quale Marco ed il suo Staff ne sono i massimi esponenti), con l’Istituto Statale d’Arte di Firenze, e con la partecipazione attiva di Emergency, avranno luogo varie mostre di fumetti, con in particolare la mostra delle opere dei vincitori del Concorso Nazionale “Matite per la Pace”,  workshops sul fumetto e l’animazione, presentazione in anteprima di “Rat-Man”, serie animata prodotta dallo studio “Stranemani” per Rai Fiction, ed incontri sul tema della Pace.

Chiunque volesse informazioni, o partecipare attivamente ai workshop, può contattare direttamente l’Informagiovani di Firenze al numero 055 218310, oppure rivolgersi alla Scuola Internazionale di Comics, allo 055 21895 - E mail: firenzecomics@scuolacomics.it. 

Stefano Bistarelli

 

MANUELA MANCIOPPI: UNA CREATIVA CORTONESE DA CONOSCERE

Ci sono persone che guardano al di là della realtà quotidiana, che vivono già nel futuro, come Manuela Mancioppi, che attualmente  vive a Firenze, insegna all’Istituto d’Arte di Arezzo ma che ha casa e famiglia a Terontola, dove l’abbiamo incontrata.

E’ una ragazza vivace e piena di vita, che ha esposto le sue opere e portato le sue performance in tutta Italia.

Una delle ultime quest’estate, ad Arezzo, dove ha messo in scena la sua creazione “IMPERMEABITO-ABILE” durante la “Notte Rosa”.

M.M. (è ormai il suo marchio) ha disegnato  un impermeabile trasparente, lungo, con lo strascico, dotato di tasche e munita di una polaroid ha girato per le strade piene di gente scattando foto che le persone prendevano e inserivano nelle tasche come in un espositore mobile. Sembrava proprio il Pifferaio della storia, seguita da un folto gruppo di persone incuriosite dalla novità.

In questo modo Manuela entra in contatto con persone diverse, di tutte le età (i bambini la adorano!) che vogliono scoprire cosa c’è sotto…

Sotto c’è la voglia di M.M. di esplorare, di cercare contatti estemporanei, di cogliere emozioni, di mettersi in gioco per creare momenti unici ed irripetibili: dopo un iniziale disorientamento tante persone l’hanno seguita e hanno interagito con lei.

In una precedente esperienza, a Tavernelle Val di Pesa, le istantanee sono state raccolte in un espositore da parete, segno tangibile della  presenza e dell’incontro nel fluire del tempo.

M.M. è appena tornata da Pescara, dove ha portato una performance particolarissima: chiusa in un bozzolo di stoffa ha ripreso la realtà dai punti di vista più insoliti: dal basso, da sotto…come potrebbe fare un bambino o chi si è buttato per terra; Manuela racconta che ogni luogo assorbe sentimenti ed emozioni dalle persone che lo frequentano e basta saper cogliere queste vibrazioni intangibili, che l’ambiente restituisce , attraverso tutti i sensi. Si parla di mappe sensoriali, cioè di immagini, suoni, odori che i luoghi evocano e che bisogna imparare a sentire.

Manuela è un po’ il polarizzatore di tutte queste frequenze ambientali, che restituisce attraverso la sue creazioni.

Usa tutte le tecniche espressive: ha eseguito ritratti a matita cogliendo l’anima dei personaggi; ha disegnato stoffe con stupendi disegni etnici, ha lavorato bronzo e materiali sintetici; a Lastra a Signa una panchina di M.M. fa da arredo ambientale: è una mano aperta, tutta colorata.

La sua passione infatti è lo studio del corpo, che riproduce  in bronzo con delicati ricami di corpi e anche con il cioccolato.

Nelle sue creazioni tutto dà l’idea dell’energia pronta ad esprimersi, del movimento, e questa è una costante di M.M., che ha le sue radici nella ricerca continua.

La sua passione per l’arte la porta ad esprimere il momento in cui viviamo, le nostre profonde radici storiche, lo scambio con gli altri nella ricerca di una identità stabile  nell’innata paura del futuro, che sembra anticipare troppo velocemente i nostri passi.

Questa artista, dotata di una creatività tutta da scoprire, espone le sue opere ad Arezzo  sino al 22 ottobre al Mega+Mega di via Cesalpino, nella mostra CON+DOMINIO, curata da Matilde Puleo: si tratta di una installazione in cui diversi autori abitano i vari piani, appunto un condominio in cui M.M. espone le sue coloratissime creazioni in pongo.

Questa esposizione sarà importante per conoscere un’artista che ha portato le sue creazioni in tutta la Toscana, in Umbria, in Puglia, in Emilia Romagna… e che ha fondato la “M:M:University -Labirinto nudo” per la ricerca sul corpo e sulle sue espressioni attraverso lezioni collettive e workshop e per una ragazza così giovane è veramente un bel traguardo!

MJP

 

L’OGGETTO MISTERIOSO DI PIAZZA DEL DUOMO

Forse non molti ricorderanno la trasmissione di Enzo Tortora “Telematch” in cui settimanalmente veniva presentato un oggetto o parte di esso, detto misterioso, che i telespettatori avrebbero dovuto indovinare, con ricompensa di un ricco premio se riconosciuto.

La trasmissione fu a lungo seguitissima perché destava curiosità e muoveva la fantasia. Altrettanto è da dirsi di quell’oggetto in forma scultorea comparso in Piazza Duomo e posto fra il Museo Diocesano e la Cattedrale di Cortona. Si gira intorno ad esso, si guarda e si riguarda e ci si chiede che cosa rappresenti, quale titolo dare, quale ispirazione abbia mosso l’artista e quale messaggio lo stesso abbia voluto dare con quell’opera.

Il tutto resta indecifrabile almeno a quanti come me si dichiarano vasi vuoti d’arte moderna.

Credo che siano molti altri i vasi vuoti a non comprendere questo tipo di arte se con curiosità e circospezione si chiedono “ma che è ?”.

Da cortonese devo rispondere: “non lo so”.  Spero che qualche “solone” ci dia lumi,ci erudisca perché possiamo dare risposte adeguatamente sufficienti ai turisti che chiedono spiegazioni, o quanto meno, si apponga una targa con sopra impresso il titolo dell’opera.

Forse l’assessore alla cultura, presente alla cerimonia inaugurale nel tardo pomeriggio del diciannove agosto, potrebbe dare tutti i chiarimenti possibili in quanto “vuolsi così colà dove si puote, ciò che si vuole…..”.

L’opera l’abbiamo vista evolversi fin dal momento dello scarico in Piazza Duomo, in data primo agosto, da un mastodontico tir, di un masso di marmo di svariate tonnellate e da lì la lavorazione con martello pneumatico, sega circolare e scalpelli a compressione e non, modellarsi fino allo stato attuale.

 Inutile dire che il cantiere a cielo aperto, senza reti di protezione per la sicurezza, abbia destato proteste da parte degli abitanti nella zona per essersi sobbarcati nella calura estiva, per oltre quindici giorni e nelle ore di riposo pomeridiano,non solo il rumore assordante degli attrezzi di lavoro ma soprattutto delle bianche e dense nuvole di polvere di marmo trasportate dal vento in ogni dove.

Il risultato dunque è quello che si può vedere in Piazza del Duomo: scultura a tema indecifrabile, inespressiva o perlomeno tale da poterne comprendere il significato. Data l’eccezionalità dell’evento speravo che l’argomento venisse trattato in questo giornale: invano.

Non sono un critico d’arte ma credo doveroso, riportare quanto dichiarato dalla maggior parte  dei miei interlocutori che quella scultura messa lì, non pare il luogo più indicato, che possa servire da scena o destare negli animi sensazioni di compiacimento o sussulti di gioia, tutt’altro!

Quel che più ci meraviglia è che vorremmo sapere se a priori,  l’assessore alla cultura o chi per lui, avesse avuto sotto le mani il bozzetto dell’opera, se avesse avuto chiaro cosa sarebbe stato fatto e se la scelta collocazione fosse stata condivisa non diciamo da altri amministratori o suoi collaboratori ma da esperti d’arte moderna, se avesse segnalato per dovere, e non per obbligo, alla Curia o suoi rappresentanti quel che si sarebbe fatto per durare o far durare a lungo e che purtroppo dovremmo considerare come “opera effimera”che potrebbe essere rimossa in maniera indolore senza farne sentire il vuoto (i più dispiaciuti potrebbero essere proprio quelli che hanno subito i rumori e polvere!). Crediamo, senza essere facili profeti, che quell’opera verrà rimossa non per il mio non volere ma per il non volere di chi più di me ha sensibilità e gusto estetico, di chi ha cura professionale dei beni artistici e non di un semplice cronista o osservatore.

Sorvoliamo sulle spese sostenute per la realizzazione della scultura.

Una cosa è certa: da contribuenti fateci piangere almeno con gioia non con disperazione!.

Piero Borrello   

 

 

Il Santuario della Madonna del Bagno di Pergo

IL NUOVO LIBRO DI CLAUDIO LUCHERONI

 

In occasione della Festa al Santuario della Madonna del Bagno, Claudio Lucheroni ha scritto questo libro, essenziale e sintetico ma estremamente ricco di notizie: “Il Santuario della Madonna del Bagno di Pergo”.

Per scriverlo ha avuto il contributo di don Giuseppe Corbelli, rettore del Santuario, che ha fornito il materiale d’archivio; di Silvano Lazzeri, della Sovrintendenza ai Beni Culturali; di suor Benedetta delle Figlie del Sacro Cuore per le notizie sulle attività che si svolgevano intorno al Santuario; di Franca Podda e Giovanni Andreani per la descrizione artistica delle opere pittoriche, di Valter Petrucci, per la documentazione della ristrutturazione del 1995 e di Giuseppe Melighetti per la descrizione del territorio.

Da questo insieme di testimonianze dirette e scritte Claudio Lucheroni ha tratto una traccia unitaria, che parte dalla descrizione del territorio della Val d’Esse e continua sino ai giorni nostri, in un continuum che dimostra l’importanza di questo Santuario per la popolazione della vallata.

La sua costruzione è iniziata nel 1576, su progetto di Luca Berrettini; accanto alla chiesa c’è una canonica, utilizzata per accogliere i pellegrini che si recavano alla festa della Madonna del Bagno, a cui veniva offerta la colazione, cioè “pane, uova, salumi affettati e una “foglietta” di vino”, e questo ci parla già di una notevole organizzazione e di grande affluenza di fedeli.

Le opere all’interno della chiesa sono di grande interesse: c’è un interessante ex voto che raffigura il miracolo di Sasso Bello, ci sono due tele situate sopra gli altari laterali, che riguardano la vita della Madonna: una rappresenta l’Annunciazione e l’altra l’Immacolata Concezione, ma sull’altare maggiore risalta l’affresco della Madonna del Bagno, databile intorno alla seconda metà del ‘400, “ipotizzabile appartenere alla scuola aretina di Bartolomeo della Gatta che, dopo l’epidemia di peste  nel 1468, aveva dipinto il San Rocco per la Fraternita dei Laici di Arezzo”. Infatti Maria ha ai lati le figure di San Sebastiano e di San Rocco.

L’immagine della Madonna, ripresa mentre allatta il Bambino, è  il cuore del Santuario e ci rimanda indietro di secoli perché, come riporta Claudio Lucheroni, il Tabernacolo nel 1576 cominciò a compiere miracoli, così il popolo pensò, con il benestare del Vescovo, di erigere una chiesa in cui collocare degnamente l’immagine.

La chiesa fu detta “del Bagno” perché accanto ad essa vi erano acque sulfuree calde usate per la cura delle malattie degli occhi e della pelle, e verso Valecchie, in un luogo di cui si è persa l’esatta ubicazione, c’era una sorgente di acque curative.

Intorno alla chiesa si sviluppò un forte movimento di fedeli, che venivano sino al Santuario per chiedere la grazia di avere la salute.

Per le donne, poi, era usuale andare in pellegrinaggio alla chiesa, per favorire la fertilità in quelle  appena sposate e per combattere i disturbi della lattazione e le malattie dell’infanzia per quelle che avevano dei figli.

Questo Santuario è segnalato da Vittorio Dini nel suo libro “Il potere delle antiche madri”, in cui afferma che questa sorgente, insieme a molte altre che erano distribuite nel territorio, rappresentava un punto di riferimento per ogni persona, una forma di protezione da tutti i problemi che tormentavano la vita della gente, quando non c’erano alternative sicure per guarire dalle malattie.

Ebbene noi discendiamo da quelle persone e abbiamo mantenuto la memoria di quei luoghi dove si andava a pregare, e continuiamo a frequentarli nonostante la medicina abbia fatto passi da gigante, nella ricerca di una spiritualità che solo luoghi così ricchi di storia sanno emanare.

Ma il Santuario è stato ed ancora è la sede della Compagnia della Madonna del Bagno, un insieme di persone dedite al volontariato che, in accordo con le Parrocchie, organizzavano i momenti religiosi della comunità, come le processioni, le feste, il suffragio dei defunti, la solidarietà; attualmente l’assistente spirituale della Compagnia è don Giuseppe Corbelli.

Dopo la II guerra mondiale, come nel resto d’Italia, presso il Santuario fu aperta una colonia estiva con l’aiuto delle Suore del Sacro Cuore; questo costituì un grande sostegno per le famiglie che vivevano in situazioni economiche difficili.

Come si può vedere da queste poche note, il libro di Claudio Lucheroni ci restituisce un affresco vivido e colorato di questo Santuario e della sua storia, riportando quanto detto da don Bruno Frescucci  sulla battaglia del Trasimeno e citando le parole di Nicola Caldarone, quando parla dell’approdo di Ulisse nella Val d’Esse.

E per concludere, questo libro ha il grande pregio di rendere curiosi di scoprire il Santuario anche coloro che non l’hanno mai visto.

MJP

 

 

POESIA

 

LE BÓNE MAGNÉRE

Él mischjére del contadino

énn’è mèi stèto liggéro,

càlch’anno ’nghiétro,

comme ’nnòggegiórno

’ngegnàsse

éra uno de’ módi

pé’ guadaggnère

càlche sòldo ’n piùe.

Alóra chji podéa

e n’éa l’occàsione

cambièa mischjére;

comme quél tèle,

che vètte a fè’ ’l carabiggniére.

Dóppo ch’ébbe fatto

 la scóla,

’l reguelère tirucigno

artornò a chèsa ’n licènzia,

tutto ’mpittìto 

e piéno dé bóne magnére;

La su’ mama én s’éra scòrda

dé aparecchjè

pé’ ’l maggnè’ de la fèsta,

ma ’l sèle tù la tèvala

 énnn’ea mésso,

lu’, s’acòrse ch’amanchèa ’l sèle,

’nnànze a’ parènchje

ch’él vèttono a trovè’,

vòlse fè’ vedé’ le su’ bóne magnére,

dètte ’n occhjèta atorno,

’ppu disse a la su’ mama:

“Sale in tavola”!

Glié,

lipperlíe ’n sapéa chélche fè’,

’l guardòe stralunèta

e gné disse:

Amór mio

figliól de la tu’ mama,

perché,

mé vu’ fè’ sagglì’

tù la tèvala?

Libero Vespi

Quarant’anni fa

Quarant’anni fa,

il mondo era piccolo

bastava salire su un albero

ed era come volare

verso lontani orizzonti.

Bastava solo lo splendore

della luna per illuminare

quelle sere,

quando i giorni si spegnevano,

ma la tristezza

riempiva gli occhi di mio padre!

Non era quella la vita

e, quasi sentendosi colpevole

si chiudeva dentro lungi silenzi...

quanta malinconia nascondeva

dietro quel sorriso stanco.

Ma il tempo scorreva inesorabile,

l’uva maturava sui filari dei campi

il mondo era piccolo,

ed il sole stava per calare

nei suoi occhi per sempre!

Mio padre era un uomo umile

troppo fragile era la sua vita,

ma è proprio quella fragilità

e umiltà

che ci fa diventare grandi,

perché la vita è forse fatta

di silenzi,

di quella malinconia,

e solo con le lacrime

teniamo vivi tanti ricordi

che accompagnano i nostri giorni.

Alberto Berti

8 ottobre 2006, per il quarantesimo anniversario della morte di mio padre.

 

Visitando(1)

di Bruno Gnerucci

 

Da tanti anni ne sentio parlare,

finalmente è capitata l'occasione:

siam partiti presto per un'escursione,

una città etrusca andiamo ad incontrare.

Eravamo ancora abbastanza lontano,

e già si distinguean le antiche mura,

campanili e torri giù dalla pianura;

un bel disegno nello sfondo montano.

Prima di entrare nella famosa cittadina

abbiam dato uno sguardo al panorama,

ci dispiace di non esser qui venuti prima,

senti un brivido addosso arrivando a Cortona.

In piazza Garibaldi, qui detta Carbonaia,

da questo balcone ti si apre il mondo,

un angolo di lago, due monti sullo sfondo,

qualche foto, oggi non sarà giorno di noia.

Poi lentamente per via Nazionale,

palazzi antichi con gli stemmi sui portali,

la nobiltà giunta sino ai tempi nostrali,

pietra serena sulla facciata medievale.

 

Ogni tanto un vicoletto come una finestrella,

che si apre in basso sulla Val di Chiana,

quelli in alto sono all'ombra in Ruga Piana,

lastricata, irta scalina e scalinatella.

Placidi turisti o gente frettolosa,

anziani a spasso e qualche perdigiorno,

nei negozi c'è tutto, basta guardarsi intorno,

l'imbarazzo della scelta per qualsiasi spesa.

All'improvviso la Piazza del Comune,

'orologio, la torre e l'ampia scalinata,

giovani chiassosi sulla balconata,

e altri sui gradini a fare colazione.

Attigua un'altra piazza con i suoi gioielli,

e d’immenso valore molti oggetti,

al museo spille d'oro e bei bronzetti,

la piazza ed il teatro si chiaman Signorelli.

Parla d'antico ogni pietra, ogni gradino,

resti di botteghe con porta fatta ad "elle",

la porta del "morto" e al muro forti campanelle

e dietro all'inferriata qualche bel giardino.

 

Caratteristica unica la strada del "Gesù"

con i pavimenti sporgenti e puntellati,

da robusti legni in obliquo agganciati,

non si sa bene come fanno a stare sù.

Le Chiese, quasi tutte son monumentali,

all'interno affreschi e quadri molto belli,

soffitto a cassettoni e dipinti del Signorelli.

A veder tutto in un giorno ci vorrebber l’ali.

Splendido il paesaggio visto dalla fortezza

sopra alla basilica di Santa Margherita,

che protegge la gente per tutta la vita,

e riamata da tutti con grande fierezza.

Dopo la gran salita, (ma ne valea la pena)

non c'è artista che non ha dipinto i tetti,

gli angoli suggestivi e i vicoletti,

non senti la stanchezza di una giornata piena.

Nei dintorni ci sono altre cose belle,

tombe etrusche, chiese e ville romane,

faremo un'altra gita, più tempo non rimane,

dovremo andar anche a visitar le "Celle".

 

1) Con la presente poesia (questa volta in Italiano), in cui l’autore, immaginando di essere un turista che visita Cortona, celebra le bellezze della nostra città, si chiude (non per sempre speriamo!) la rassegna delle poesie di Bruno Gnerucci. Un ringraziamento sentito e cordiale da parte del giornale e, ne siamo sicuri, di tutti i lettori. Grazie Bruno!

 

 

O’BRIEN E MEARINI IN CONCERTO

Nella magica atmosfera del Residence “Borgo Il Melone” in località Sodo di Cortona, tutte le settimane da giugno a settembre, si sono tenuti, normalmente nel pomeriggio di lunedì, una serie di concerti di musica da camera, operistica e classica ad alto livello professionale.

In una di queste serata, il 4 settembre, alla presenza di un numeroso e attento pubblico si è magistralmente esibito il Duo di Violino e Pianoforte formato da Cynthia O’Brien e Oberdan Mearini con musiche di Ludwig van Beethoven, Claude Debussy e Arvo Pärt.

Cynthia O’Brien è nata in Australia e vive a Vienna dove svolge una intensa attività concertistica, ma trascorre volentieri parte del suo tempo a Cortona, avendo acquistato una piccola proprietà a Fratta. E’considerata una delle migliore violiniste australiane di musica barocca e ha fondato il trio barocco “Capella Corelli” che è all’avanguardia nell’interpretazione della musica barocca in Australia. Con la sua capacità interpretativa ha vinto il “Nazional Critic’s Circle Award” ed è stata ripetutamente elogiata per la sua “superba musicalità”. Per quanto concerne il violino moderno, Cynthia è stata un membro dell’“Australian Contemporary Music Ensemble”.

Ha fondato l’“Australian Baroque Orchestra” e collabora in Australia con l’ “Australian Fortepiano Trio” e in Austria con la “Wiener Akademie”, il “Duo Amadeo” di Vienna e con la “Capella Accademica” di Vienna. Ha studiato violino moderno in Sydney e all’Universitaet fuer Musik in Vienna, oltre che all’Accademia Chigiana di Siena con Salvatore Accardo.

Ha studiato musica barocca in Vienna e Olanda con Lucy Van Dael. Si è esibita con personaggi come Luigi Tagliavini, Anner Bijlsma, Walter van Hauwee e Hans Maria Kneihs.

Oberdan Mearini ha studiato pianoforte con il M° C. Balbi diplomandosi brillantemente, in qualità di privatista, presso il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia. Successivamente, sempre come privatista e presso il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, ha conseguito il diploma in Clavicembalo, strumento studiato a Roma sotto 1a guida della M° P. Bernardi Perrotti. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento per ambedue gli strumenti, tra cui quelli tenuti dal M° F. Di Cesare presso l’ARTS ACADEMY di Roma e ad Anzio (RM), dal M° R Buchbinder presso l’Accademia Chigiana di Siena, dal M° F. Leonetti a Passignano su1 Trasimeno (PG), dalla M° P. Bernardi Perrotti presso l’A.R.A.M. di Roma, Arcidosso (GR), Bracciano e Trevignano Romano (VT).

Nella musica da camera si è distinto nei Concorsi Nazionali A.M.A. Calabria e Città di Albenga dove ha conseguito ottimi piazzamenti. Svolge un’intensa attività concertistica sia come pianista che conce clavicembalista, esibendosi come solista in formazioni da camera e orchestrali.

Attualmente è insegnante di ruolo di sostegno presso l’Istituto di Istruzione Superiore di Cortona (AR), collabora come insegnante di pianoforte nella Scuola Comunale di Musica di Cortona (AR).

 

 

INDIETRO

 

RUBRICHE

 

LETTERA AL DIRETTORE

FARSA O TRAGEDIA?

Egregio Direttore, la replica ad un mio articolo sulla discutibilità della rappresentazione della statua di S. Margherita alla Fratta di Cortona, iniziata con la farsa di Rolando Bietolini, si è conclusa, almeno così ritengo per buona pace di tutti, con ulteriore contro-replica del medesimo protagonista, nel numero sedici del quindici settembre ultimo scorso,  con un secondo atto tragico. Questa è la capacità di un attore! Non mi dilungherò in spiegazion.

 Il lettore ora ha ben chiara la situazione, per cui la invito a pubblicare queste mie precisazioni o comunicato: mi asterrò in futuro di tornare  sull’argomento chiudendo fin da ora la partita in disarmo.

Non replico questa volta per dignità a Bietolini ma la invito, per le prossime pubblicazioni, a tener presente, per il bene e la vitalità del giornale, che tutto merita apprezzamento, tranne le cattive maniere, anche se fossero le mie.

Lasciamo che il talebano gihadista Bietolini continui la sua battaglia per le cose in cui crede, ma ci lasci la libertà di dire quanto di diverso è dal suo pensiero. La democrazia è libertà di espressione e di parola, non costrizione. Gli articoli di giornale, anche se pungenti e non sempre condivisibili, sono condizione espressiva di libertà purchè non cadano nel triviale e nell’osceno e non siano offensivi della dignità altrui. Essendo astemio, non credo che potremmo ritrovarci anche per i suoi buoni uffici intorno ad un boccale di vino; lascerò quindi che i piaceri della bevanda pervadano altri.

Piero Borrello

 

 

 

RUBRICA CALDARONE

“Fratelli d’Italia”: ma che vuol dire?

Gent. Prof. Caldarone,

Le scrivo per sottoporle una questione forse banale e che esula dagli argomenti della sua interessante Rubrica, per lo più orientata verso i fatti di casa nostra. Nel corso della serata di luglio in Piazza Signorelli, allietata dalla Fanfara dei Carabinieri di Firenze, furono distribuiti dei volantini con su scritto l’Inno nazionale italiano. Apprezzabile iniziativa. A casa l’ho ripreso tra le mani e l’ho letto e riletto ma non sono riuscito a capire il suo reale significato. E devo confessarle che ho anche un titolo di studio di scuola superiore e questo mi fa sentire anche più in colpa e ignorante di fronte ad un testo che tutti dovremmo sentire, comprendere e apprezzare.

Per esempio, cosa significa quella prima strofa con le parole “l’elmo di Scipio” e poi “Dov’è la Vittoria?/ le porga la chioma,/ ché schiava di Roma/  Iddio la creò”? . E ancora nella penultima strofa mi risulta strana un’altra frase: “I bimbi d’Italia / si chiaman Balilla, il suon d’ogni squilla/ i Vespri suonò”.

Le sarei grato se colmasse queste lacune dandomi anche notizie sull’autore della musica di un Inno che l’ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha riproposto all’attenzione e alla sensibilità degli italiani.

La saluto cordialmente

Un cortonese da Arezzo

 

Il linguaggio del nostro Inno nazionale, firmato dal genovese Goffredo Mameli nel 1847, è sicuramente soffuso di un evidente strato di retorica, tanto di moda e ricercata soprattutto nella prima metà del secolo XIX e zeppa di riferimenti a simboli e personaggi del passato che lo rendono, in alcuni passaggi, oscuro e indecifrabile. Non si tormenti, dunque, il nostro lettore, del quale sono da apprezzare soprattutto la sincera consapevolezza di certi limiti culturali insiti nella natura umana e quella curiosità che è sinonimo di  sapienza e saggezza.

Dunque cosa vuol dire che l’Italia “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”? Pronta a entrare in guerra contro l’Austria, l’Italia si copre la testa con l’elmo di Scipio, cioè del generale romano Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano, che sconfisse il generale cartaginese Annibale nella battaglia di Zama (nell’attuale Algeria) nel 202 a.C. Quindi cingersi la testa “dell’elmo di Scipio” vuol significare armarsi con quella determinazione giusta e con gli opportuni  auspici  per sconfiggere il nemico.

 

“Dov’è la Vittoria?/ le porga la chioma…”. Secondo l’antica usanza  di tagliare i capelli alle schiave per distinguerle dalle donne libere che li portavano lunghi, la dea Vittoria, schiava di Roma per volere divino, è chiamata ad offrire la chioma affinché le venga tagliata. Più semplicemente la Vittoria sembra essere destinata all’Italia e quindi il poeta invita questa  animata figura (la Vittoria) a offrire la sua chioma perché Dio l’ha creata per essere eternamente legata all’autorità e al prestigio di Roma e non dell’Austria.

Infine, nella penultima strofa ( “I bimbi d’Italia/ si chiaman Balilla,/ il suon d’ogni squilla i Vespri suonò”), ritornano, con il richiamo a personaggi   e episodi della storia passata, i riferimenti agli atti di eroismo contro il nemico da battere. Balilla infatti è il soprannome  di Giambattista Perasso, il ragazzo   genovese, simbolo della rivolta popolare della sua città contro gli austro-piemontesi, scoppiata il 5 dicembre del 1746; mentre il suono di ogni squilla nell’ora dei Vespri ripropone la vicenda accaduta  la sera del 3 marzo 1282, quando le campane chiamarono i palermitani all’insurrezione contro i francesi di Carlo d’Angiò:  una sommossa passata alla storia come la rivolta dei Vespri  siciliani.

L’autore della partitura dell’Inno è Michele Novaro, anch’egli genovese.  Nato nel 1822 muore povero  nel 1885, afflitto da problemi finanziari e di salute.

 

RUBRICA 100 ANNI FA

In una quotidianità ormai sempre più dipendente dagli umori e dagli ottovolanti delle borse mondiali, dove anche i più sprovveduti e incompetenti si dilettano a “giocare” e, molto più spesso, a “perdere” per arrancare su scorciatoie sociali pericolose e palesemente impraticabili, è molto interessante conoscere che idea avevano della ricchezza i nostri concittadini oltre cento anni fa. Dall’Etruria del 6 ottobre 1895. Pochi si danno la briga di studiare che cosa sia la ricchezza; ed i più si contentano di gettar là questa parola come fomite di invidia e di desiderio. La ricchezza è il danaro; dicono alcuni. Errore. Il danaro non è che un mezzo per facilitare lo scambio dei prodotti. E se mancassero i raccolti nel mondo si morirebbe di fame colle tasche piene di soldi. Per questa ragione è incredibile la superficialità con cui, specie dagli autori francesi, si parla della moneta e dell’oro. L’oro è uno dei metalli che più si presta a batter moneta; ma se la moneta fosse anche tutta di carta, la ricchezza vera sarebbe la stessa. Se si triplicasse la coniazione delle monete d’oro senza triplicare la produzione della terra si otterrebbe questo semplice risultato: si pagherebbe trenta lire quella quantità di roba che ora si paga dieci. Il movimento industriale non produce come nulla producono gli operai, i quali sono manifattori e trasformatori; e tutti quanti siamo nelle città, negli uffici, nelle botteghe, nulla produciamo e tanto consumiamo. Il solo produttore è il lavoratore della terra, è l’allevatore del bestiame. Le teorie dei “crisofagi” (mangiatori d’oro) sono affatto sbagliate. La vera ricchezza quindi è nella terra. Artifizialmente è ricco chi può disporre di maggior danaro, cioè di maggiori mezzi per comprare ciò che gli giova. Ma anche qui l’ignoranza e la malafede fanno ingenerare nei poveri idee e opinioni del tutte false. Avete mai riflettuto all’idea di “uomo ricco” o di “famiglia doviziosa”? Molti si fanno l’idea volgare che abbiano delle casse forti piene di denari dove si pesca a piacere. Se fosse così, ed è umanamente impossibile, la loro ricchezza sarebbe presto finita. Le casse forti in tal modo le avranno alcuni avari, ma gli avari non sono “ricchi”, sono infelici che vivono miseramente non osando toccare il loro tesoro. I così detti ricchi dispongono di “capitali” che impiegati in industrie, in lavori, in terre, fruttano tanto. Ma questi capitali circolano nelle mani di migliaia di persone che ne traggono guadagno e ne vivono. E non basta: anche i “frutti” vanno come tanti rivoli, a beneficio di tutti. Che cosa consuma veramente un ricco per sé?

Unicamente quel tanto che può mangiare, bere e digerire in un giorno. E se pagherà il pranzo dieci volte più che un semplice operaio, egli avrà semplicemente dato un guadagno al trattore; e questi per le stesse evidenti ragioni ha fatto guadagnare la vita ad una moltitudine d’altre persone […] Ma, dunque, che cosa è la miseria e perché c’è la miseria?

Mario Parigi

 

RIDATECI IL VECCHIO AMICO DI TUTTI I CORTONESI

Fino a qualche decina di anni fa e per tantissimi anni prima fu il vero grande amico di tutti gli abitanti della nostra Cortona.

Li accompagnava di giorno e di notte; in ogni dove si recassero e dovunque si trovassero. Li richiamava ai propri doveri ed ai propri impegni quotidiani. Ne ritmava in maniera indefessa ogni loro attività. Ed ogni cittadino era pertanto a lui grato perché lo sollecitava ai momenti giusti “sussurandogli” quando era giunta l’ora di far questa o quella cosa.

Ed a quei tempi tutti francamente ne avvertivano la sua utilità in quanto erano ben pochi quelli che potevano disporre personalmente di un simile strumento che li servisse come lui li serviva.

A questo punto ognuno di voi, che legge queste nostre modeste righe, avrà ormai capito di che cosa di parla.

Ma è evidente!: dell’orologio di Piazza!

Quel grande orologio bianco che spicca sulla torre campanaria del Palazzo Comunale e che segna ancor oggi ore e minuti per tutti noi.

Un tempo però questo “magico” orologio non solo segnava le ore e i minuti che tutti potevano vedere, come possono vedere ancor oggi, solo se avessero avuto l’opportunità di attraversare Piazza della Repubblica.

Ma nessuno invece avrebbe potuto servirsi della sua opera se non avessero potuto scrutarlo con i propri occhi.

Ed allora, questo caro e grande amico di tutti, che non voleva accontentare solo coloro che gli transitavano davanti, si “degnava” di scandire, azionando il suono delle campane che lo sovrastavano, le varie ore ed i relativi quarti d’ora.

Chi tra i più anziani non ricorda infatti i DON-DON-DON che riecheggiavano per segnalare a tutti (vicini o lontani), anche a coloro appunto che non potevano vederlo di persona, che quello era il segnale delle ore 3! E chi non ricorda che i DIN-DIN-DIn annunciavano i tre quarti e così via.

Ma venne un giorno che le campane, mosse dagli ingranaggi dell’orologio non “parlarono” più ai cittadini; non comunicarono ad essi più l’ora del momento.

La qual cosa lasciò per lungo tempo dispiaciuti tutti, anche perché non riuscivano a capire quali erano i veri motivi che avevano determinato il fatto ed anche perché non tutti ancora avevano, come ognuno di noi ha oggi, il proprio orologio al polso e magari d’oro.

Stando a quel che si diceva allora sembra che qualcuno che poteva decidere in tal senso, abbia voluto prendere questa strana iniziativa per liberare il dipendente comunale dall’impegno di seguire il funzionamento del grande “amico” in quanto ogni giorno avrebbe dovuto salire la stretta scala di legno che porta alla torre campanaria, dato la sua avanzata età.

Non soddisfacendo però l’opinione pubblica la chiacchiera messa opportunamente in giro, ci fu chi giustificò la cessazione del servizio  pubblico che rendeva a tutti, il grande orologio-amico, adducendo il più valido motivo secondo il quale il “rimbombo” e lo spostamento dell’aria avrebbe pregiudicato la stabilità della torre.“Maiolica medievale. Una moderna interpretazione”

G razie alla passione alla tenacia di Christopher Robinson, direttore associato e docente dello Studies Abroad Program fino al 9 ottobre sarà possibile visitare una mostra dedicata alla ceramica arcaica intitolata “Maiolica  medievale. Una moderna interpretazione”. 

La mostra è un’esposizione ricca e significativa di oltre 25 capolavori dei ceramisti umbro laziali dei secoli VIII-XV che provengono dalla  collezione del Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma.

 E’ di per se una rarità anche la loro esposizione al pubblico, visto che normalmente si trovano, nei magazzini del museo romano.  La mostra, come detto, è nata grazie alla volontà del professor Robinson, che già da molti anni insegna ceramica presso la sede cortonese dell’università della Georgia.

Dalla sua idea è nata una collaborazione fattiva con il museo di Palazzo Venezia e in particolare con la direttrice, la dottoressa Maria Selene Sconci che ha deciso di catalogare insieme al Professor Robinson questi capolavori in ceramica, che per mancanza di spazio non erano esposti nelle sale museali di Roma.

Il Maec cortonese, ha poi deciso di ospitare la mostra in una delle stanza più suggestive e interessanti del museo, ovvero nella sala medicea di palazzo Casali. Accanto alle opere dei ceramisti medievali, c’è anche l’altrettanto ricca e interessante personale di Christopher Robinson, che ha compiuto un percorso di studio e di ricerca delle tecniche arcaiche attualizzandole in maniera personale e stimolante.

Le sue opere, circa 25, sono state create appositamente per questa mostra. “La vena di estetica che continuamente pervade il mio lavoro e la mia curiosità - ha detto il professor Robinson- hanno le loro radici nell’arte e nella percezione del Medioevo.

Durante questo periodo di evoluzione dell’ornamento occidentale, esisteva una naturale consapevolezza della bellezza.

Vivere per 5 anni a Cortona mi ha regalato importanti intuizioni sugli sviluppi della ceramica italiana”.

I pezzi di questa esposizione sono stati fatti rigorosamente a mano o al tornio con decorazioni dipinte o incise con tonalità che non si discostano dalla gamma ramina-manganese di verde e nero, colori tipici della maiolica arcaica del centro Italia.  La mostra sarà riallestita il prossimo anno anche a Roma.   

L.L.

 

Ma poiché noi non crediamo né alla prima versione in quanto l’anziano dipendente poteva essere sostituito da un altro più giovane; né tanto meno crediamo alla seconda versione in quanto se suonando le campane per qualche secolo come avevano fatto sino allora, non avevano arrecato mai alcun danno alla torre, perché avrebbero dovuto arrecarlo da quel momento in poi?

Per tutto ciò chiediamo al signor Sindaco e agli attuali tecnici se non sia il caso di riattivare il suono delle campane?

E’ pur vero che oggi a Cortona nessuno più ha bisogno di ascoltare il suono delle campane che scandivano le ore, perché ormai ognuno di noi possiede un proprio orologio; ma è anche pur vero che da ogni parte d’Italia e nel mondo si va alla riscoperta ed alla riattivazione di vecchi usi e costumi, di reperti archeologici ecc. Perché dunque non farlo anche nel nostro caso?

D’altronde oggi non c’è più bisogno di persone fisiche che seguono da vicino simili impianti. Oggi ci sono congegni elettromeccanici che fanno scattare da soli il Don-Don ed il Din-Din delle campane.

Ne abbiamo tanti esempi anche nella nostra città. Vedi le campane del Duomo, quelle di S. Domenico e S.Filippo ecc.

Possiamo allora sperare nel ripristino del suono delle campane? A chi di dovere la risposta.

Lo Scalmo

 

BREVI DAL TERRITORIO

12 settembre – arezzo

Un boscaiolo di 42 anni di origine marocchina è finito in carcere con l’accusa di aver ceduto droga a due sedicenni chiedendo in cambio prestazioni sessuali. I due adolescenti, dopo essere stati fermati durante un controllo in un parco cittadino, trovati in possesso di alcuni grammi di sostanze stupefacenti, hanno spiegato di averli ottenuti da un marocchino dietro esplicita richiesta di prestazioni sessuali. Le ricerche sono scattate immediatamente ed hanno portato all'individuazione del 42enne, che ora deve difendersi dall'accusa di violenza sessuale.

15 settembre – Arezzo

Un aretino di 25 anni è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di violenza sessuale e lesioni personali. L’episodio si è verificato in zona Montefalco in pieno giorno, quando il giovane ha iniziato a pedinare per strada una ragazzina di 15 anni seguendola poi nell’ascensore del palazzo nel quale era entrata. Subito dopo sono giunti sul posto Carabinieri e Polizia, che hanno iniziato le ricerche dell’aggressore, che è stato trovato all’ultimo piano dello stesso edificio, chiuso in uno stanzino. Il 25enne è stato così trasferito in carcere.

15 settembre – Cortona

L’abate di Farneta non è più sacerdote. Lo ha reso noto il Vescovo di Arezzo ufficializzando la decisione della Congregazione per la dottrina della fede che ha concedesso la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali a don Pierangelo Bertagna, indagato da tempo dalla Procura di Arezzo. Una vicenda che, ha detto il Vescovo, "è stata seguita da Benedetto XVI". Monsignor Bassetti ha spiegato che don Bertagna aveva chiesto personalmente di essere sollevato dagli obblighi del sacerdozio. Dalla richiesta inoltrata dal Vescovo alla Congregazione per la dottrina della fede alla firma del Papa è passato appena un mese. Il Vescovo ha tenuto a sottolineare che, con la concessione della dispensa, "non avrà luogo il processo penale amministrativo secondo le disposizione ecclesiastiche" che era stato annunciato al momento della sospensione di don Bertagna dall’esercizio del ministero sacerdotale da parte del Vescovo. Monsignor Bassetti ha anche comunicato che le comunità parrocchiali di Farneta, Monsigliolo e Montecchio, alla cui guida erano i membri della comunità monastica "Ricostruttori nella preghiera" cui apparteneva don Bertagna, sono state affidate alla cura pastorale di don Giorgio Basacca, nominato parroco, e di don Bernardo Pantini, nominato vicario parrocchiale.

16 settembre - castiglion fiorentino

Sabato 16 settembre, al Palazzo Comunale, è stato premiato l'atleta castiglionese Jacopo Bennati della Compagnia Arcieri Castiglionesi per i notevoli successi ottenuti a livello internazionale: Jacopo ha vinto infatti la medaglia d'oro a squadre ai Campionati Mondiali di tiro con l'arco di Goteborg, che si sono tenuti dal 28 agosto al 3 settembre scorsi, con la specialità tiro di campagna. Subito dopo, Bennati si è recato a Tirrenia, dove si è qualificato per i prossimi Campionati Mondiali in Messico ad ottobre. Questa volta, la specialità è il tiro alla targa, la specialità olimpica.

Per queste vittorie e per aver portato il nome di Castiglion Fiorentino a conoscenza di tutto il mondo sportivo nazionale e internazionale, l'Amministrazione Comunale ha deciso di suggellare i suoi successi e quelli della Compagnia Arcieri Castiglionesi cui appartiene con un Premio.

16 settembre – Cortona

Tragico incidente lungo l’autostrada A1 fra i caselli di Incisa e Firenze. Un auto con tre giovani a bordo, tutti residenti a Camucia, si è improvvisamente ribaltata dopo che il conducente ha perso il controllo, per cause ancora in corso di accertamento. Un drammatico urto contro il guardrail centrale e poi il ribaltamento. Uno degli occupanti della vettura, Marco Fazzini, 20enne di Camucia, è morto praticamente sul colpo; si è aperto il portellone posteriore dell’auto e il 20enne, che sedeva nei sedili posteriori, è stato sbalzato nell’asfalto. Nulla da fare per i soccorritori giunti sul posto. Gli altri occupanti della vettura sono rimasti feriti in modo non grave. Sgomento nella cittadina cortonese dove il giovane e la sua famiglia sono molto conosciuti.

18 settembre – arezzo

Il portiere dell’Arezzo, Bressan, fermo da maggio perché condannato dalla giustizia sportiva per doping, è stato assolto in appello. Il giocatore è riuscito a dimostrare che la sostanza proibita assunta era contenuta nel farmaco che assumeva contro la caduta dei capelli.

 

 

 

RUBRICA SCHIPPA

Il momento è favorevole. Sfruttiamolo

Ci sono sintomi di grandi trasformazioni positive nel contesto urbano di Cortona alle quali siamo arrivati dopo un cammino aspro e litigioso con le forze politiche tese più a frenare che a spingere sui pedali.

Due avvenimenti importanti hanno spianato la strada del cambiamento sbloccando l’immobilismo atavico.

Fra questi la cessione della vecchia Casa di Riposo all’Università della Georgia e secondo la realizzazione (con il ricavato di tale vendita) del nuovo parcheggio dello Spirito Santo che già si delinea (per l’alta ingegneria e per le articolazioni che ne scaturiscono) come un gioiello di attrazione che si va a incastonare nel diadema della città.

Su queste operazioni di rivalutazione del tessuto urbano si è gagliardamente inserito il nuovo complesso turistico sportivo del Parterre fortemente rivendicato da privati lungimiranti.

Sappiamo che quanto abbiamo scritto finora sa di ripetitivo ma provate a immaginare cosa potremmo inventare con qualche altra manciata di miliardi, quante altre opere potremmo restaurare nel centro storico e nel territorio? Visto che siamo incapaci a trovarci finanziamenti pubblici aggrappiamoci alla legge sui “financing projectes” (ad esempio per la Fortezza) e alle alienazioni degli immobili quali Salcotto, Manzano, magazzino della manutenzione. Alle ultime strutture possiamo aggiungere il deposito del Torreone non più utilizzato come contenitore di acque dalla Società erogatrice che per servire le abitazioni sovrastanti si avvale di un’autoclave.

Non ci avevamo mai pensato e il suggerimento di un solerte cittadino lo passiamo agli amministratori comunali.

Giochi popolari in declino

Il Lotto una delle più consistenti e stabili entrate dello Stato italiano stà prendendo una brutta piega. Le ultime modifiche apportate che aumentano il numero delle ruote, l'invenzione della Lotteria istantanea, più che aumentare il flusso finanziario, colpiscono e allontanano i giocatori “tradizionali”. Inoltre: invece di rendere equo il rapporto fra puntata e vincita (es. l’ambo dovrebbe essere pagato 400 volte e non 250) hanno inventato i balzello del diritto di riscossione portato al 6%.

Il superenalotto nasce poi con presupposti che non hanno riscontri nelle altre nazioni (Spagna, Stati Uniti) dove viene estratto su ruota unica con la metà dei numeri offrendo così probabilità di vincita dieci volte più favorevoli. Su questo gioco si stà poi insinuando una diffidenza tale che se la gente non dovesse più credere all’onestà dei risultati l’intero sistema andrebbe all’aria: seicento milioni di probabilità dovrebbero portate il sei ad un jackpot di centinaia di milioni di euro.

L’ultima vincita (65 milioni) è stata realizzata da una schedina pagata un euro. Due giorni dopo altra uscita del sei.

Quali sono i fatti sconcertanti? Il ackpot basso, una sola schedina, i numeri 4-6-14-21-28 appartenenti al primo 30% dei 90 in ruota, il ripresentarsi del sei dopo solo due giorni.

Di questo abbiamo parlato prima delle elezioni con il deputato Nannicini che presumiamo sia ritornato nella Commissione Parlamentare delle Finanze dal deputato aspettiamo risposta.

 

LONTANO DA CORTONA MA SEMPRE INNAMORATO

Innanzitutto congratulazioni per il successo dell’inaugurazione della piscina al Parterre. Dopo tante diatribe e resistenze il lavoro è stato terminato ed ora sarà apprezzato sia dai Cortonesi che dai turisti.

Ho saputo dell’evento, e di pubblicazioni che mi riguardano, dai miei fratelli di Perugia. Loro ricevono l’Etruria, mentre io tuttora no: l’ultima copia giuntami è la n. 6 del 31 marzo 2006, come le ho detto più d’una volta. Ormai sono quasi sei mesi che non la ricevo...

Le mando due fotografie. Le ho scattate nella località in cui ho trascorso la villeggiatura, perché i soggetti mi ricordano i Putti che si vedono ai giardini del Parterre. Mi pare che fossero 4 o 2, se ben ricordo, vari anni orsono furono trafugati da ignoti. Chissà perché, vedendoli, ho subito pensato a quel furto e mi sono detto: e se fossero cortonesi? Come ho scritto sul retro delle foto, uno ha in mano dei grappoli d’uva, l’altro un fascio di spighe. Credo rappresentino l’Autunno e l’Estate e, implicitamente, i due salvatisi dai ladri, la primavera e l’inverno.

Un abbaglio?.. Non so, ma nel dubbio ho voluto mandarle le foto. Ci sarà di certo qualcuno (magari lei stesso) in grado di stabilire se i miei sospetti sono o meno fondati.

Con l’occasione non posso fare a meno di confidarle che, per lenire la delusione e l’amarezza dovute ai pregiudizi, alla sordità, agl’incomprensibili dinieghi, specie di chi dice di amministrare con equità “la piccola Patria”, frequentemente cerco di consolarmi correndo col pensiero al giudizio più che lusinghiero di vari Professori, a cominciare dall’eccellente signor Caldarone per finire al signor Coluccia. Quest’ultimo, incontrato per la prima volta, per ben quaranta minuti ha illustrato verbalmente, nel teatro di Pontremoli, il mio “Tirrenykà commedia”. Il mio Paese natale invece, continua a ritenerlo indegno di accoglienza. In attesa delle... indagini sui Putti, mi è gradita l’occasione per porgerle i più cordiali saluti.    

Mario Romualdi

 

 

RUBRICA FILATELICO

Continuando l’analisi dettagliata dei Cataloghi dell’area mediterranea emessi a Riccione il 2 e 3 settembre u.s., siamo ad interessarci del Catalogo edito da Sassone; sicuramente anche in questo caso, come dissi precedentemente per quello di Bolaffi, ci troviamo dinanzi un raccoglitore professionale di informazioni tecniche e specifiche, che manifestano un grado tecnologico e tipografico, non indifferente.

Come mi sono espresso nella precedente corrispondenza, analizzando attentamente tali elaborati, mi sembra di cogliere alcuni particolari, che spesso colmano alcuni vuoti importanti, per cui notiamo come i Cataloghi stiano raggiungendo un grado di elevato livello professionale.

Infatti su quanto è stato presentato da Sassone mi sembra di cogliere alcune caratteristiche nuove messe in evidenza, come fra le tante una ricerca accurata di indagare ed evidenziare “la catalogazione” dei francobolli su lettera, che, come in tante altre situazioni, il francobollo si è presentato nel suo lungo curriculum.

Se poniamo attenzione a questo nuovo percorso, ci troveremmo dinanzi un grosso mercato di ricerca, con risvolti importantissimi per la storia del francobollo: pensiamo soltanto per un attimo al variopinto orizzonte delle affrancature, dove il soggetto umano si è potuto sbizzarrire a suo uso e consumo, dandone qualcosa di veramente personale.

Infatti ci sono affrancature di serie complete in unica busta, ci sono altre, sempre pur intere presentate in più buste, come per esempio “la trasvolata atlantica” del 1933, dove ogni pilota ha messo il proprio nome nell’aereo che ha pilotato.

In questo caso la ricerca è solo tecnica, ma Sassone ha fatto ben altro; è entrata anche nel vivo della catalogazione dei singoli dentelli, evidenziando il tipo di affrancatura in corso a quel momento, sempre però nel rispetto di una equa valutazione del valore intrinseco, senza ricorrere a stravolgimenti di carattere finanziario: infatti anche in questo caso la moderazione sulle considerazioni di carattere commerciale, hanno indicato il grado di maturazione professionale, che ho notato con molto piacere fra tutti gli Editori.

Il mercato chiaramente cerca novità da offrire al Filatelico, per cui fra queste, penso che tali approfondimenti da me attualmente considerati, siano da ritenere un grosso passo in avanti, verso una definizione seria e concreta di un mercato, in un settore delicato come quello della Filatelia.

Scorrendo gli aspetti veri di questa analisi, a me sembra molto interessante notare, come del resto hanno fatto altri Editori, quanto ha indicato la Sassone nella considerazione dei foglietti dei “Diciottenni”, dandole una valutazione molto cauta, (in quanto ancora il foglietto è in distribuzione), come del resto ha fatto anche Bolaffi, tenendosi un margine di sicurezza dove poter operare tranquillamente, senza ricorrere a strategie pindariche, sempre molto azzardate.

L’opinione mia, e mi sembra anche diffusa abbastanza fra gli addetti ai lavori, sia quella che da padrona abbia fatto la moderazione, tanto è vero che, quasi tutti i cataloghi, in linea di massima, riportano un andamento del 5-8% di rialzo generale rispetto al precedente anno, lasciando libero, le valutazioni in rialzo, solo per quei francobolli ormai ritenuti storici, che più di una volta abbiamo ricordato.

Il prossimo 23 settembre avremo a Ravenna, presso la C. Pala De Andrè, la probabile conferma a tutto quanto abbiamo detto sino adesso, con in più la conoscenza dei nuovi Cataloghi dei francobolli Europei, che saranno emessi in quella circostanza; sarà nostra cura informarvene.

 

 

 

VINO: IN EUROPA I CONSUMI CRESCONO SOLO PER LE DOC

Negli ultimi 25 anni il consumo di vini di qualità classificati in Europa con VQPRD (Doc e Docg per l’Italia) è aumentata del 54,6% in Italia, del 51,4% in Francia e dell’82,4% in Spagna.

Contemporaneamente in questi Paesi si è ridotto il consumo di vini da tavola del 49,9% in Italia, del 52,2% in Francia e del 49,6% in Spagna. Tutto ciò è quanto emerge da un’analisi relativa agli andamenti nel periodo 1981-2004 presentata durante il convegno “Un futuro di sfide.

Dal metanolo alla conquista dei mercati” organizzato da Città del Vino, Coldiretti e Fondazione Symbola. Si tratta di un trend significativo che è accompagnato a livello globale da una decisa redistribuzione dei consumi e delle produzioni a livello mondiale che, negli ultimi 20 anni, hanno visto una perdita di peso dell’Europa e un avanzamento dei Paesi del continente americano, dell’Asia e dell’Oceania.

Secondo i dati Inea, in questi 20 anni i consumi europei sono scesi dal 77,6% al 68,4%, le produzioni dal 79,1% al 70,6%. In America i consumi sono passati dal 18,8% al 20,2%, le produzioni dal 15,4% al 16,1%.

In particolare, sottolineano Coldiretti, Città del Vino e Symbola, nello stesso arco di tempo si registra un calo di consumi complessivi del vino del 28,3% in Francia, del 38,9% in Italia e del 29,4% in Spagna.

Al cambiamento del quadro di riferimento mondiale la vitivinicoltura nazionale ha risposto soprattutto sotto la spinta dello scandalo del metanolo avvenuto nel 1986 con una vera rivoluzione orientata a produrre”meno quantità e più qualità”.

Secondo i dati elaborati da Città del Vino, Col diretti e Symbola, nel 2005, dopo 20 anni, la produzione nazionale di vino è stata pari a 48,1 milioni di ettolitri con una riduzione del 37,4% rispetto al 1986, ma è raddoppiata quella di vini a denominazione (15 milioni di ettolitri con un +92%) con oltre 460 vini Docg, Doc e Igt rispetto ai 228 di allora (+102%).

Un cambiamento che, nonostante il calo nei consumi, ha determinato un’esplosione nel fatturato del settore che in 20 anni è aumentato del 260% raggiungendo nel 2005 la cifra record di 9 miliardi di euro e con l’Italia che è divenuta il primo esportatore mondiale di vino in valore, con il 25% del fatturato globale.

I numeri dimostrano che negli ultimi 20 anni la base della qualità si è allargata, dichiara il presidente della Città del Vino, ma non è maturata una linea d’azione efficace e decisa per valorizzare il patrimonio delle nostre Doc e Docg.

Le denominazioni d’origine rappresentano l’unico percorso per affermare in pieno l’importanza del legame vino-territorio. Si sente parlare di vini da tavola e Igt, vini prodotti sotto un regime di regole blando, ma sono le Doc e le Docg, ribadisce il Presidente, lo strumento dell’Italia per affermare l’identità e l’originalità dei vini.

Oggi, a venti anni dal metanolo, dobbiamo ricalibrare la nostra azione per competere meglio, ma dobbiamo farlo a partire dalle Doc.

F .Navarra

 

MONDO ENOLOGICO: IN DIFESA DELLA VECCHIA GENERAZIONE ED A FAVORE DELLA NUOVA

Di distacco generazionale credo si parli grossomodo da quando gli uomini hanno acquisito l’uso della parola. E’ lo stesso processo dell’evoluzione che porta a mettere in discussione l’efficacia della clava dei nonni e le modifiche apportate dai nipoti. Questo è continuato a succedere nel corso dei secoli, quando anche i nipoti a loro volta sono divenuti nonni.

E’ tuttavia fin troppo abusata l’opinione che esistano per forza delle barriere di incomprensione fra generazioni. Si tratta di una semplificazione un po’ scontata che molte volte non corrisponde alla realtà. Nel mondo del vino, questo grande, vecchio mondo che pur sa essere sempre giovane e nuovo, il confronto fra le generazioni avviene da millenni.

Chi vi si affaccia come nuovo attore fa le sue scoperte, traccia le sue personali strade ed è certo di fornire le migliori interpretazioni. In Italia molto è cambiato fra le ultime generazioni dei produttori di vino. Tutti concordano nel sostenere che negli ultimi 50 anni il settore enologico ha fatto passi da gigante. Questi cambiamenti sono avvenuti come riflesso di una evoluzione tecnica, scientifica e sociale.

La trasformazione è evidente per l’industria e per le grandi aziende, ma il confronto è molto ben percepibile ed identificabile ancor più nelle medie e piccole realtà produttive. Qui si può vedere come operavano qualche decennio fa i conduttori delle cantine e cosa stanno facendo oggi i loro continuatori. In passato il metodo di base della produzione del vino si basava piuttosto su conoscenze empiriche trasmesse oralmente, senza troppe esigenze di una formazione culturale specifica. Non c’era una scienza in cantina, ma si raggiungevano comunque degli obiettivi che consentivano di mandare avanti l’attività con successo e con profitto.

 La qualità del vino era commisurata al contesto del mercato locale ed alle esigenze che in esso si manifestavano. C’era sicuramente molto da fare, e da fare da soli, per conquistarsi uno spazio.

Poi cominciano ad affermarsi nuove tendenze nel modo di pensare il vino. Si amplia la fascia di consumatori che vede nel vino un elemento integrante e rappresentativo di una terra, di una cultura, di un elevato saper fare. Nel cambio generazionale, nella stessa cantina, molto spesso troviamo una persona che ha frequentato scuole specifiche, che segue con attenzione le innovazioni tecnologiche, che approfondisce le sue conoscenze per passione, ma anche, naturalmente, per stare sul mercato con livelli adeguati di qualità. Qualche decennio fa c’era meno esigenza di approfondimento tecnico, molto meno cultura del territorio, c’era meno sostegno, anche da parte delle istituzioni, verso la promozione del prodotto.

Questi erano sicuramente degli svantaggi che oggi si sono in buona parte superati.

Le nuove generazioni tuttavia non hanno certamente di fronte una strada tutta facile e piana. C’è più considerazione per il vino, ma c’è anche più preparazione e c è più consapevolezza del prodotto. Per vendere il proprio vino, i produttori oggi si devono confrontare con ristoratori attenti, con enotecari molto specializzati, con severi sommeliers, con consumatori italiani e stranieri esigenti e sempre meglio informati.

Bisogna essere in grado di produrre il proprio vino seguendo una filosofia della qualità e dell’immagine. Superate le reali o fittizie lotte fra vecchie e nuove generazioni, la strategia vincente è certamente quella di credere insieme nel futuro del vino.

Francesco Navarra

 

FIBRE DIETETICHE DEL VINO

I polisaccaridi indigeribili sono i principali costituenti della fibra dietetica. I polisaccaridi nel vino sono di solito studiati in relazione alle proprietà organolettiche, ma può anche essere appropriato un approccio nutrizionale per questa frazione di vino.

 La buccia dell’uva è ricca di fibra dietetica e un quantitativo significativo può passare nel vino durante il processo di vinificazione, anche se le tabelle di composizione degli alimenti riportano un contenuto nullo di fibre per i vini.

Ricercatori del Consiglio superiore per la ricerca scientifica di Madrid hanno deciso di analizzare 7 varietà popolari di vino, 5 rossi e 2 bianchi, acquistati tutti nei supermercati. L’obiettivo di questo lavoro era di accertare se le fibre dietetiche sono un costituente comune dei vini. Le fibre dietetiche solubili sono state determinate in diversi vini rossi e bianchi utilizzando una metodica analitica di recente messa a punto. Sono stati trovati quantitativi significatici di fibre dietetiche solubili nel vino, maggiori nei vini rossi(0,94-1,37 gli) rispetto ai vini bianchi(0,19-0,39).

I livelli delle fibre variano a seconda delle varietà d’uva, della tipologia del vigneto e della procedura di vinificazione.

Il Direttore che ha condotto il lavoro ha affermato che il contenuto in fibre del vino potrebbe aiutare le persone a rispettare le dosi raccomandate. In Europa l’assunzione media di fibre dietetiche è compresa tra i 16 e i 21 g/die.

Il consumo giornaliero di 300 ml di vino rosso aumenterebbe l’assunzione di fibre dietetiche solubili del 6,9%.

 

 

RUBRICA CINEMA

THE QUEEN- LA REGINA

REGIA: Stephen Frears

CAST: Helen Mirren, Michael Sheen, James Cromwell, Helen McCrory

GENERE: Drammatico - Gran Bretagna /2006/ 100 minuti

La tragica ed improvvisa morte di Lady Diana sconcerta il mondo e la casa reale, del tutto impreparata ad affrontare un lutto del genere, ed ancora più inesperta a confrontarsi con l’amore della popolazione per la principessa scomparsa. La Regina Elisabetta che, a causa dei dissapori avuti con Diana, non riesce a provare dei sentimenti di sincera costernazione, si capaciterà -grazie anche al sostegno di Tony Blair - di come La Principessa del Popolo abbia fatto breccia nel cuore della gente.

L’autentica nonché raffinata regia di Stephen Frears ci conduce all’interno del palazzo reale, per poter meglio scorgere l’anima di una donna rigorosa ed inflessibile: Elisabetta II. Il personaggio della sovrana, interpretato in modo sublime da Helen Mirren, è rappresentato in tutta la sua pienezza: una ragazza cresciuta troppo in fretta, costretta, per volere del destino, a reprimere ogni tipo di emozione, al fine di esibire un tono rigido ed austero.

La meticolosa sceneggiatura di Peter Morgan, frutto di un’accurata ricostruzione di testimonianze riportate da fonti accreditate, è decisamente il punto di forza di questa pellicola.

Molto riuscita, è inoltre, la figura di Tony Blair: l’ottima performance di Michael Sheen ci mostra un allora neo Primo Ministro, profondo ed irresistibilmente “familiare”. Fantastico è il connubio che si crea tra la Regina e Blair.

Giudizio: Buono

DOMINO

REGIA: Tony Scott

CAST: Keira Knightley, Mickey Rourke, Edgar Ramirez, Lucy Liu

GENERE: Azione - U.S.A / 2005 / 127 minuti

La spericolata vita di Domino Harvey, ex top model che abbandonò le passerelle per divenire una cacciatrice di taglie, deceduta in seguito per eccesso di droghe.

Era da molto tempo che il regista di Top Gun sognava di portare sul grande schermo la storia dell’amica Domino, figlia dell’attore Laurence Harvey. Ad indossare i panni della sanguinaria anti-eroina scorgiamo un’aggressiva nonché conturbante Keira Knightley, decisamente convincente .

A far parte della stravagante squadra di questo seducente “maschiaccio” ci sono, il redivivo Rourke -  sempre a suo agio nei ruoli da duro - e il sexy venezuelano Edgar Ramirez.

Azione, intrighi e tanto sangue per un film riuscito solamente in parte.

Giudizio: Sufficiente

 

 

RUBRICA CELLE

Il celebre testo, dove Gesù interpellato sulla liceità del divorzio, lo condanna senza appello, può essere letto in due modi, soprattutto quando egli dice di ritornare all’inizio. Ricordiamo la frase:

Per la durezza del vostro cuore Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla (la propria moglie).

Ma all’inizio della creazione non fu così, Dio li creò maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.

L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto.

Quel all’inizio ha prima di tutto un valore cronologico, partendo dal disegno di Dio, passando successivamente con Mosè alla pratica del divorzio, rimasto valido e necessario anche per i discepoli di Gesù e infine, dopo i secoli di accoglienza all’insegnamento di Gesù, la mentalità corrente che vanta il divorzio come una conquista di civiltà

Ma molto più importante è il valore antropologico da dare alla parola all’inizio della creazione, che riporta al fondamento stesso della unione coniugale, che nessuno può negare che sta nell’amore, perché senza vero amore il matrimonio sarebbe tragica finzione e rapporto destinato al fallimento.

Per sua natura, e questo il senso antropologico da dare alla parola all’inizio, l’amore vero non è qualcosa di provvisorio ma rapporto che una volta iniziato non si cancella più.

Pensiamo all’amore materno, vincolo incancellabile e indissolubile tra madre e figlio, e così un’amicizia vera che non smentirà mai se stessa.

In astratto siamo tutti d’accordo che una professione di amore fatta in questi termini: ti amerò finché mi piace, non ha senso. Ma poi nella pratica il matrimonio nasce oggi con inconfessato senso di provvisorietà e il divorzio ne è prevedibile conseguenza.

Mentre nel caso che l’amore sia convinzione profonda di amare una persona per sempre. non Importa che cosa possa succedere, il divorzio sarebbe allora ombra sinistra da escludere al solo pensarci. Manca spesso la radice vera dell’amore, e il divorzio ne è il frutto.

Cellario

 

NECROLOGIO

I AnniversarioI Anniversario

Claudia  Betti

Sabato 16 settembre è stato il primo anniversario della scomparsa dell’adorata Claudia Betti.

Il figlio, il marito, la madre, le sorelle, il fratello, tutti i numerosi parenti e amici la ricordano con grande amore ma anche con tanto rammarico per la sua prematura perdita.

Sempre presente tra noi, Claudia, donna straordinaria, madre amorevole, moglie rassicurante, amica fedele, ha lasciato un grande vuoto in tutti coloro che  l’hanno conosciuta, ma anche una grande speranza, perché con il suo esempio di donna devota al Signore, ci ha donato un grande insegnamento.

Il Signore ce l’ha tolta per riaverla vicino; ha rivoluto quell’angelo che aveva mandato tra di noi per infondere in tutti noi il suo sorriso, tanta felicità e tanta forza di spirito.

 

 

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TERRITORIO

 

Mercatale

LA CRESIMA A DICIOTTO RAGAZZI

Dopo nove mesi dalla Visita Pastorale, tuttora scolpita nella mente e nel cuore della comunità parrocchiale mercatalese, il nostro Vescovo mons. Gualtiero Bassetti è tornato nuovamente qui, domenica 10 settembre, per impartire questa volta il sacramento della Cresima. Ad accoglierlo con affetto reverente c’erano i cresimandi Pamela Alunni, Giada Alunno, Marco Assembri, Marika Ciccioni, Luca Sembolini, Anna Laura Ciubini, Mauro Trentini, Fabiola Governatori, Sara Boccioli, Veronica Assembri, Isabella Raspati, Marika Moscioni, Sara Secci, Sofia Secci, Alessio Gennari, Weronika Jagla, Mattia Miseria, Veronica Bocale, ognuno con i propri familiari ed il padrino o la madrina, fra una folla di fedeli convenuta nel bel tempio di San Donnino da tutta la valle.

Un bell’insieme di diciotto giovinetti e giovinette facenti parte delle due distinte parrocchie di Mercatale e Lisciano Niccone, entrambe spiritualmente guidate dal rev. don Franco Giusti.

Alle ore 17 il Presule e lo stesso don Franco davano inizio alla concelebrazione della S.Messa solenne, durante la quale i genitori si rendevano animatori del sacro Rito avvicendandosi nelle letture ed effettuando la processione offertoriale.

Dopo aver proferito chiare parole sullo specifico tema della Confermazione, mons. Vescovo impartiva la Cresima ai ragazzi, manifestamente compresi del suo significato sacramentale.

Ad accrescere la partecipazione spirituale ai momenti più mistici di tutta la cerimonia contribuivano come sempre i canti del bravo gruppo corale di Mercatale. Accurato e festoso l’addobbo floreale della chiesa allestito da Alessandra Picchi.

Una raccolta di offerte a beneficio del Seminario, fatta nell’occasione, ha realizzato l’importo di euro 195.

M. Ruggiu

 

Terontola

EDOARDO FANICCHI

Sabato 16 settembre u.s. a Castiglione del Lago è venuto alla luce EDOARDO FANICCHI, uno splendido bambino di 3,700 kg. La Redazione dell’Etruria partecipa alla grande gioia di babbo Michele e mamma Valentina e dei felicissimi nonni Ivano, Adriana, Angiolo e Gabriella.

 

Pierle

FESTA DELLA MADONNA DEL ROSARIO

Tredicesima Sagra della Castagna

Il Comitato organizzatore, con il Patrocinio dei Comuni di Cortona e Lisciano Niccone, ha indetto le manifestazioni che avranno luogo ai primi d’ottobre nell’abitato di Pierle in occasione della Festa della Madonna del Rosario, cui si accompagna la 13^ Sagra della Castagna. E’ questa una ricorrenza annuale che, grazie all’impegno dei suoi organizzatori, è andata sempre più affermandosi per il notevole richiamo di gente, in parte dovuto anche alla suggestiva località collinare dominata dall’imponente mole della Rocca. Il programma stabilito è il seguente:

Giovedì 5 Ottobre: ore 21,00 La Compagnia teatrale “Amici della Val di Pierle” presenta: “BAR- BONI…!!!” commedia dialettale in tre atti di Beatrice Rossi.

Venerdì 6 Ottobre: ore 20,00 Apertura della Sagra; ore 21,30 Piano Bar con Luca, Walter e Francesco.

   Sabato 7 Ottobre: ore 19,30 Apertura degli stand; ore 21 Serata danzante con Luca e Francisca.

   Domenica 8 Ottobre: ore 11 Santa Messa solenne seguita da Processione; ore 15,00 Pomeriggio musicale con Ivano Pescari; ore 15,30 Esibizione Scuola di ballo Mary Dance; ore 16,00 Sagra della Castagna; ore 20,00 Cenone alla Festa con specialità locali; ore 21,30 Serata danzante con Ivano Pescari.

Per tutta la durata della festa funzioneranno stand gastronomici (coperti e riscaldati) con tagliatelle e gnocchi ai porcini e tartufo, fagioli con cotiche e salsicce, carne alla brace, coscio di maiale arrosto, arrosticini di pecora, dolci fatti in casa, castagne arrosto, vino e mosto.

   Dalle ore 14,30 di domenica 8 ottobre sarà attivo un servizio di bus navetta gratuito. 

M.R.

 

Cortona

IL MESSAGGIO DI S.FRANCESCO NEL TERZO MILLENNIO

Gli animatori della Parrocchia e il Parroco propongono alla nostra Comunità, alle Frazioni vicine, a quanti vogliono partecipare, degli incontri sul tema: “IL MESSAGGIO di S. FRANCESCO nel TERZO MILLENNIO” sono previste:

- una conferenza al mese sul tema sopra indicato;

- una visita guidata ai luoghi Francescani di Cortona;

- un concerto sulle Laudi Francescane cod. 91;

- una conferenza sulle Stigmate di S. Francesco;

- una visita alla Verna e ad Assisi;

- la proiezione del film: “Fratello sole, sorella luna”.

 “4 Ottobre :

Festa di S. FRANCESCO”

Ore 20,30: S. Messa con Laudi eseguite dalla Corale.

Ore 21,15: Processione con la Statua del Santo. Fiaccolata - Fuochi d’Artificio.

Benedizione con la Croce Santa, venerata nella Chiesa di S. Francesco in Cortona.

N.B. Il tema è davvero affascinante: partecipa e colmerai qualche vuoto della tua vita.

Il Parroco

Garzi don Antonio

 

Villastrada

LA ZIA TOMMASINA COMPIE 100 ANNI

Giuseppina Belli in Burini (conosciuta da tutti come “Tommasina”) nasce il 24 settembre 1906 a Casaltondo, piccolo caseggiato tra Moiano e Città della Pieve.

Figlia di Attilio e Teresa Basiliotti, quarta di sei figli (Maria, Angiolina, Tommaso, Giuseppina, Fidalma, Vittoria).

La famiglia, per l’epoca poteva considerarsi agiata e benestante, proprietaria di un negozio di alimentari e tabacchi, nonché di un mulino ad acqua, situato nel torrente di Moiano, per la macina del grano.

Sin da giovinetta i suoi genitori l’avevano destinata a gestire il negozio di alimentari dato il suo carattere allegro e scherzoso, carattere, comunque, segnato anche dagli eventi tristi della prima guerra mondiale.

Il padre, uomo onesto e laborioso, fu perseguitato dagli eventi politici degli anni ’20, tanto che,  per non sottostare a certi ordini, fu arrestato e conseguentemente gli tolsero la licenza dell’osteria (generi alimentari e tabacchi) mettendo in difficoltà la famiglia.

Sposatasi all’età di 18 anni con Ado Burini, si trasferì a Villastrada Umbra dove è rimasta per circa 40 anni.

Prima della seconda guerra mondiale gestiva il cinema nella sala dove verrà organizzata la festa, tanto desiderata, per il suo 100° compleanno. Locale che ha visto organizzare, dopo la guerra, sempre da Lei, innumerevoli feste da ballo. Oltre a ciò, insieme a suo marito, per molti anni ha condotto, nel paese di Villastrada una panetteria ed un mulino. Non è difficile credere che all’epoca dormisse non più di tre ore per notte.

Donna di grande umanità, lavoratrice instancabile, allegra e giovanile nel gestire le sue innumerevoli attività, godeva al contempo di una indiscussa autorevolezza.

Amante della compagnia e ottima cuoca, veniva abitualmente invitata per i pranzi della mietitura e trebbiatura, dopo i quali anche se molto stanca, iniziava a cantare stornelli ed a ballare.

Tuttora, alla bella età di 100 anni, non disdegna cantare stornelli accompagnati da un bicchierino di vino ed una  partita a briscola.

 

Terontola

VERAMENTE “UNA FAMIGLIA DI BAMBINI”

Arrivavano gioiosi con i genitori, i nonni ed altri familiari per la “Festa dell’accoglienza” in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico. Sistemati in cerchio, nel parco, intorno alla statua della Vergine Santissima protettrice della fiorente scuola, hanno iniziato con il canto: “Preghierina con le ali” alla presenza del Parroco, don Giuseppe Tremori, di paadre Daniele Guardiano delle Celle e di fra Enrico.

Don Giuseppe, nel suo discorso d’accoglienza, ha evidenziato la caratteristica particolare dell’istituzione educativa parrocchiale che tende allo sviluppo totale della personalità del bambino, tenendo conto dei valori fondamentali dell’esistenza umana come quello dell’educazione religiosa.

P. Daniele, partendo da una frase de “Il piccolo principe” di S. Esupery che detta: “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ha ulteriormente fissato l’attenzione dei bambini sulle “cose” che contano. Il relatore si è fitto aiutare da Filippo, un bambino di cinque anni, che aveva “letto” l’opera con l’aiuto della mamma. 

Tra i vari canti eseguiti dai piccoli, suor Grazia, responsabile della scuola, ha presentato le altre insegnanti: Katia, Arianna e Cinzia. Un applauso ha accompagnato la presentazione di Arianna da poco sposata, nonché della nuova insegnante, Cinzia, che sostituisce Pamela, entrata in ruolo nella scuola elementare, alla quale va il ringraziamento dei bambini e dei genitori per l’opera svolta per vari anni con competenza e con vivo senso materno.

Alla fine dell’incontro è stata donata ad ogni bambino l’immagine dalla Madonna portata da Medjugorie da Margherita Nasorri animatrice ed entusiasta collaboratrice della scuola.

Con gioia il Parroco ha poi benedetto il nuovo pulmino della scuola, evidenziando le qualità e la precisione del servizio prestato dall’autista Francesco Magini.

Prima dei giochi e del rinfresco, le insegnanti hanno sceneggiato brillantemente la favola di Cappuccetto Rosso tra la gioia dei grandi e dei piccoli spettatori. Il parco, silenzioso durante i mesi estivi, è stato allietato dalle voci gioiose dei bambini che, sotto lo sguardo compiaciuto dei genitori, davano l’assalto ai numerosi giochi di cui la scuola dispone.

Una mattinata splendida per l’esplosione di gioia dei piccoli, lieti di riabbracciare i loro amici e dei genitori felici per la collaborazione che l’istituzione dà alla crescita dei loro figli.

N.B: Un’osservazione da non trascurare: La Scuola Parrocchiale dell’infanzia “Maria Immacolata” è fiorente anche perché affidata alla protezione di Maria Santissima. Ricordiamo, tra l’altro, che Venezia e Siena, già dal Medioevo consacrate alla Madonna, sono state preservate da tante calamità. Un motivo in più per rinnovare ogni giorno il nostro affidamento a Maria Santissima.

 

 

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POLITICA

 

LA GRANDE ARALDICA  DI NINO FRANCHINA TORNA A PALAZZO CASALI

Da qualche settimana la Grande Araldica di Nino Franchina è stata ricollocata nel cortile di Palazzo Casali. Quest’opera imponente che l’autore aveva creato per la città di Cortona, ispirato proprio dal cortile pieno di storia di Palazzo Casali, era stata ritrovata fortuitamente da un gruppo di giovani, fondatori dell’Associazione Salcotto e, grazie a questi e all’impegno del circolo di Rifondazione Comunista, preservata da sicuro degrado.

Negli anni abbiamo presentato numerose interrogazioni in Consiglio Comunale in proposito, alla luce  degli impegni assunti dalle passate Amministrazioni (al momento dei lavori per il nuovo Museo) a ricollocare la scultura, una volta ultimati gli interventi, nel cortile, forti della storia dell’opera, del  parere dei familiari e delle principali istituzioni per l’arte contemporanea oltre che dagli amici e critici conoscitori dell’opera di Franchina. E’ quindi con soddisfazione che abbiamo appreso la notizia della ricollocazione. Ma rivederla là dove Nino Franchina l’aveva pensata e creata, dopo anni di “occultamento” è stata un’emozione grandissima. Tanto più che la risistemazione ha coinciso con la Mostra dedicata ai mosaici di Gino Severini, l’amico e suocero attraverso il quale Franchina ha conosciuto ed amato Cortona.

E’ come se, finalmente, il dialogo che, nel tempo Cortona ha tenuto con l’arte contemporanea, attraverso suoi grandi protagonisti (quali appunto Severini e Franchina, ma non solo) e che sembrava essersi affievolito, si riaprisse attraverso quello di cui la Grande Araldica è esemplare testimonianza: la capacità della città, attraverso il suo passato, di stimolare la produzione di nuova arte e nuova cultura.

L’Amministrazione Comunale, confortata anche dal parere della Soprintendenza, con un atto intelligente, ha scelto il momento giusto per ricollocare l’opera nel posto che le spetta, come ha sottolineato con emozione Romana Severini alla presentazione della mostra dedicata al padre, un atto dovuto all’artista Franchina ed alla sua famiglia prima di tutto, all’arte contemporanea, ai Cortonesi, a Cortona ed alla sua storia.

Ora ci auguriamo che questo dialogo con l’arte contemporanea si rafforzi e cresca, magari proprio a cominciare da Nino Franchina, la cui opera  meriterebbe ulteriori segni di riconoscenza e di approfondimento, da parte di Cortona, tanto più che la città possiede altre due mirabili opere dello scultore (Agricola e Grande Agricola).

Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea  circolo”R.Censi” CORTONA

 

 

IL LEONE “SPENNATO” ULTIMA NOVITÀ DELLA GIUNTA

INTERROGAZIONE

Facendo seguito al mio articolo, apparso nel penultimo numero de “L’Etruria”, dal titolo “Quale Leone di S.Marco?”; in relazione anche all’articolo del numero successivo intitolato: “Del Vangelo ne facciamo a meno!”, a firma Andrea Rossi, il quale riferisce di un colloquio con il Sindaco per la richiesta delle motivazioni che hanno portato alla modifica dell’emblema della nostra Città (al Leone rigirato in senso opposto sono stati tolti i simboli religiosi), oggi così riprodotto su tutta la carta stampata del Comune.

INTERROGO IL SINDACO MEDESIMO

per conoscere:

1) se corrisponde al vero quanto riferito in merito al colloquio suddetto ed in particolare l’affermazione “Il Vangelo è roba vecchia”;

2) quali siano i veri motivi che hanno indotto la Giunta a dare l’incarico ad un architetto esterno, utilizzando una cospicua cifra del Bilancio comunale (euro 6.120) per un lavoro che ritengo non necessario, in quanto poteva continuare ad essere utilizzato il Leone così esistente per ogni qualsivoglia necessità;

3) quale operazione ha voluto effettuare la Giunta e, pertanto, quali intendimenti stanno dietro a tutto ciò.

Chiedo di conoscere infine se sia legittimo, sotto il profilo normativo, modificare l’emblema comunale, presente nel Gonfalone ed in tanti altri luoghi; considerato altresì che San Marco è il Patrono della nostra Città.

Né si può ritenere che ciò sorregge il nuovo Leone tra le zampe possa ancor esser considerato un Vangelo (manca infatti la sigla S.M. presente nell’originale), bensì un oggetto misterioso.

Tenuto conto dell’indignazione suscitata in merito tra tanta parte della popolazione, chiedo al Sindaco una risposta in tempi brevi, sia orale che scritta.

Giuliana Bianchi Caleri

 

SANITÀ IN VALDICHIANA

MOZIONE

Il Consiglio comunale di Cortona

IN MERITO al servizio del 118 in Valdichiana e del “Pronto Soccorso” dell’ospedale della Fratta;

ALLA LUCE delle recenti disfunzioni verificatesi, che hanno messo a rischio la salute e la vita stessa dei cittadini;

CONSIDERATO che la ASL N.8, nel ristrutturare detti servizi, intende depauperare il 118 medesimo, senza garantire il secondo;

CONSIDERATO ALTRESì l’ampiezza complessiva dell’area Valdichiana ed i notevoli tempi di percorrenza per un automezzo;

ALLA LUCE anche delle disposizioni vigenti in materia;

IMPEGNA

con forza il sig. Sindaco, la Giunta, il Consiglio comunale a chiedere alla ASL N.8 quanto segue:

- N. 03 postazioni del 118, ubicate rispettivamente a Cortona, Castiglion Fiorentino e Foiano della Chiana;

- Ambulanze del 118 garantite, 24 ore su 24, con un medico a bordo;

- il potenziamento del “Pronto Soccorso” dell’ospedale di Fratta, con lo specifico personale costantemente presente.

I Gruppi della CDL

A.N., UDC, Forza Italia

 

PIÙ SPAZIO SU CORTONA NOTIZIE

MOZIONE

Il Gruppo consigliare di A.N

VISTO

Il giornale periodico Cortona Notizie, organo di informazione dell’amministrazione comunale

PRESO ATTO

Dei vari articoli riportati, i quali illustrano anche in maniera articolata i vari lavori svolti dall’Ente, come inaugurazioni, lavori pubblici, politica, incontri, elenco spettacoli, cultura e quant’altro....

PRESO ATTO ALTRESì

Che alla minoranza viene data la possibilità di scrivere un articolo su detto giornale solo ed esclusivamente durante la relazione sul bilancio     CONSIDERATO

Che il giornale viene finanziato con soldi pubblici, quindi di tutti i cittadini, i quali dovrebbero essere informati da parte di tutte le forze politiche, non solo da chi governa quindi, ma anche dall’opposizione

IMPEGNA

Il sig. Sindaco, il Consiglio comunale, la Giunta a garantire ad ogni uscita del giornale Cortona Notizie, uno spazio dedicato alla voce della minoranza, al fine di garantire a tutte le forze politiche una giusta visibilità

Luciano Meoni A.N.

Giuliana Bianchi Caleri UDC

 

RIFONDAZIONE INSISTE

Ai cittadini italiani ricordiamo che il nostro presidente Giorgio Napolitano è stato uno dei primi comunisti (del PCI!) a tenere conferenze negli Atenei degli Stati Uniti. Ai cittadini cortonesi ricordiamo che Sindaci comunisti di Cortona sono andati a suggellare gemellaggi con sindaci di città americane le cui Università avevano scelto il nostro territorio per installarvi strutture artistiche e culturali.

Ai cittadini cortonesi ricordiamo che mai il nostro Consiglio comunale, nell’elargire (all’unanimità) questi riconoscimenti ha richiesto, ai beneficiari, di nominare il partiti di appartenenza.

Ecco invece un manifesto di Rifondazione Comunista che, in piena stagione turistica ha montato un caso di persecuzione verso disabili locali imputando Wismann, cittadino americano “reo” di avere votato per Bush nonché di averne finanziato la campagna elettorale.

Quel manifesto è infarcito di altre menate che ci confermano quanto fosse azzeccata l’analisi di Lenin sull’ “estremismo, malattia infantile del comunismo”.

Purtroppo questo episodio che rischia di mettere in ginocchio la nostra economia turistica (per l’alta presenza nordamericana) e culturale (per i finanziamenti di cui gode il Tuscan sun Festival), non è isolato.

E’ di certo Rifondazione che osteggia la realizzazione dell’impianto eolico di Ginezzo, è di certo Rifondazione che frena sulla alienazione del complesso di Salcotto. Meglio farebbero i suoi rappresentanti in Consiglio comunale ad occuparsi di problematiche giovanili legate alla diffusione dell’alcool e a pretendere che le questioni di ordine pubblico vengano sbrigate dai nostri Vigili Urbani e non da pseudo responsabili della sicurezza.

 

 

SCADENZARIO FISCALE E AMMINISTRATIVO

(a cura di alessandro venturi)

SCADENZE DEL 10 OTTOBRE

CONTRIBUTI COLLABORATORI FAMILIARI - Scade il termine per il versamento all’Inps dei contributi sulle ore di lavoro svolte dai collaboratori familiari nel terzo trimestre dell’anno in corso.

SCADENZE DEL 16 OTTOBRE

IMPOSTE SUI REDDITI - SOSTITUTI D’IMPOSTA - RITENUTE ALLA FONTE -

Scade il termine per il versamento delle ritenute operate nel corso del mese precedente sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, sui redditi di lavoro autonomo, etc.

IVA - LIQUIDAZIONE E VERSAMENTO - Scade il termine per effettuare la liquidazione periodica ed il versamento dell’ Imposta sul Valore Aggiunto.

DATORI DI LAVORO E COMMITTENTI – Scade il termine per il versamento dei contributi relativi ai lavoratori dipendenti e ai collaboratori coordinati e continuativi.

SCADENZE DEL 31 OTTOBRE

DICHIARAZIONI DEI REDDITI - Scade il termine per effettuare l’invio telematico delle dichiarazioni dei redditi relative all’anno di imposta precedente.

 

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SPORT

 

 

OTTIMA PARTENZA PER TERONTOLA, FRATTICCIOLA E PIETRAIA

Nella  prima di campionato il Montecchio e la Fratta ottengono un risultato negativo tra le mura amiche.

Parte benino in Monsigliolo e il Camucia,  la prima pareggia fuori casa la seconda in casa

Questa volta il Terontola parte con il piede giusto e se è vero che il buon giorno si vede al mattino, anche se ancora sono giudizi troppo prematuri, i bianco celesti hanno dimostrato fin dall’inizio tutta la loro forza d’urto. Notevoli miglioramenti il Terontola pur non vincendo, già li aveva dimostrati anche in Coppa Toscana. Tutto questo lo deduciamo dal raggiungimento di un gioco fatto di schemi validi senza lasciare nulla d’intentato, infatti domenica al Farinaio contro L’Atletico Piazze pur trovandosi in svantaggio, i ragazzi di Brini senza perdersi d’animo sono riusciti prima a pareggiare le sorti, quindi mediante un susseguirsi di belle azioni, superavano alla grande il malcapitato avversario con altre 2 reti. Praticamente la partita si concludeva con un secco 3-1, che non dava adito a discussioni.

Adesso alla seconda di campionato i bianco celesti dovranno recarsi a far visita a Laterina, dove dovranno scontrarsi con un’altra compagine a punteggio pieno come il Terontola, perciò questa sarà la riprova inconfutabile per sapere di che pasta è fatta la squadra cortonese.

 

Delusione e sconforto all’Ennio Viti per la prima uscita in campionato della squadra del Presidente Daniele Romiti. Il Montecchio purtroppo davanti agli occhi dei propri sostenitori ha dovuto soccombere a fronte di un indiscutibile 3-0. I bianco rossi avevano di fronte i valdarnesi del Vacchereccia, che non sono dei fenomeni, I quali però hanno saputo prendere subito padronanza del gioco in special modo conquistando il centrocampo, quindi arrivando quasi sempre primi sulla palla, eseguivano delle ripartenze sempre con conclusioni pericolose.

E’ anche vero che ai locali mancavano tre o quattro giocatori di spessore, comunque si notava subito che l’atteggiamento della squadra di casa non era idoneo a controbattere adeguatamente il gioco dell’avversario. Abulia generale negli schemi di gioco, poche azioni sviluppate sulle fasce esterne del campo, inoltre niente inventiva, perciò tutto questo faceva apparire sempre più la superiorità territoriale della squadra valdarnese. Noi che eravamo presenti abbiamo notato anche una scarsa tenuta atletica da parte dei giocatori bianco rossi, che forse ancora stanno pagando le fatiche della preparazione precampionato.

Noi fin da ora siamo più che certi che il Montecchio saprà riprendersi, magari fin dal prossimo turno in trasferta a Chianciano, siamo fiduciosi anche perché la squadra affidata a Marchini ha alla base un buon organico.

 

La Pietraia sugli scudi, va a prendersi i tre punti con un secco 3-0 nei confronti dello Zenith a S.Giovanni Valdarno, pertanto validissima partenza per la compagine del Presidente e amico Beppe Basanieri.

I tre goal sono stati realizzati da Brandi, in foto al ‘18, al ‘47 va a segno Giappichini, al ‘73 Jari.

Il risultato avrebbe potuto essere molto più sonante se il portiere dello Zenith Scheggi non si fosse  opposto meno atrettante volte almeno per evitare il raddoppio delle reti. La squadra cortonese si è dimostrata, a giudizio dei tecnici presenti quadrata in ogni reparto.

 

Risultato per noi quasi clamoroso alla Maialina, dove il quotato Camucia impattta per 2-2 contro il Monsigliolo all’esordio nel campionato FIGC. Per due volte i padroni di casa si portavano in vantaggio, ma venivano sempre raggiunti.

Nel commentare questo campionato di cui fanno parte ben 5 squadre del nostro comune, la prima annotazione riguarda che non ci saranno turni domenicali che non ci sia almeno un derby cortonese. Sulla carta le squadre più quotate dovrebbero essere, Camucia e Pietraia, quindi in ordine sparso Fratticciola, Corito F.S. e la neonata Monsigliolo. E’ evidente l’importante interesse che può creare questo campionato per i numerosi sportivi della nostre frazioni che domenicalmente seguono le sorti dei propri beniamini, perciò siamo certi che tutti quanti davvero ci divertiremo.

Infine le partite che interessano le nostre squadre nel prossimo turno saranno le seguenti: Corito F.S.-Castelfranco; Monsigliolo-Fratticciola; Pietraia-Montalto; Sangiustinese-Camucia.

Danilo Sestini

 

Un’impresa memorabile

MARCO SANTICCIOLI

I l cortonese è terra di antiche tradizioni che vengono continuamente riscoperte, rivissute sotto varie forme, ogni anno arricchite, impreziosite, a volte, con qualche vero spunto di particolare originalità.

E’ il gusto di riscoprire qualcosa che sappiamo che si sta perdendo e la nostra gente, con intelligenza vuole tenere vivo, lo vuole ancora sentire nel proprio “io” ed allora fioriscono nelle varie sacre, manifestazioni, incontri: le saggezze dei nostri avi.

Ecco che allora molti estimatori “dell’antico vivere cercano qualcosa di nuovo, si riscoprono il lavoro, gli attrezzi, i ricami; si riscrivono commedie e satire, si torna a valutare il dialetto, si ricercano le vecchie bici, i giocattoli, gli utensili da cucina, si fanno rivivere le nostre Leopoldine, le cucine, camere dei nostri avi.

Tante sono le trebbiature che si effettuano, a Fossa del Lupo il nostro Simonetti Giuseppe, a Pergo molti sono gli invitati da Giuseppe, Vinicio e Yuri.

Molto di moda sono anche i raduni che permettono “la vetrina” delle auto e delle moto. Quanta passione, quanta ricercatezza per trovare il pezzo originale, quanta pazienza nel salvare dalla corrosione del tempo questi pezzi da museo.

I raduni di auto e moto sono frequenti alcune hanno lunga data altre hanno preso avvio proprio per il successo che questi incontri storici hanno ottenuto.

I cortonesi hanno preso l’occasione al volo e si sono attivati per dare seguito a questi incontri vedi: Ronzano, Tavarnelle, Fossa del Lupo, Portole, Monsigliolo, e perciò sarebbero in tanti da segnalare, perché tutti degni di menzione.

A questi vanno logicamente aggiunti, ma qui siamo in “alta categoria”, tutti coloro che si sono segnalati individualmente in gare ufficiali nazionali ed internazionali basta citare campioni come Antonio Tamburini, Lorenzo del Gallo, Roberto Panichi. E’ di questi giorni una impresa storica vissuta da un notissimo cortonese Marco Santiccioli che in sella alla sua Harley-Davidson del 1942 si è recato in Austria al raduno più grande d’Europa - Bike Week - dove hanno partecipato oltre 65.000 Harle Y- Davidson.

Avete letto bene oltre sessantacinquemila. La cifra fa veramente impressione.

Marco ha viaggiato sulla sua amata e luccicante moto per oltre 1300 chilometri, facendo moltissime soste, perché la capacità del suo mezzo è di soli 12 litri, pensate quanta preoccupazione!

Marco aveva nell’animo e nel cuore questa importante “missione” da portare a termine e con determinazione ha stretto i denti ed ha raggiunto un traguardo veramente simpatico e unico.

Il tempo favorevole lo ha aiutato ed al suo ritorno è stato accolto dagli amici increduli con pacche sulle spalle che forse sono il segnale della grande stima, della condivisione, ma soprattutto per dirgli, con tutto il cuore, veramente “bravo campione”.  

Ivan Landi

 

PALLAVOLO CORTONA VOLLEY

La squadra si prepara alla partenza del campionato

L a preparazione della squadra allenata da Enzo Sideri sta preseguendo a ritmi spediti ed il banco di prova della serie B2 quest’anno sarà ancor più impegnativo e selettivo visti anche i propositi della società.

Se l’anno passato l’obbiettivo massimo era quello di “cercare” di restare nella serie semi-professionistica adesso dopo aver pienamente legittimato sul campo la promozione la società e la squadra non si nascondono e puntano decisamente ad un ruolo da protagonisti nella B2.

Le indicazioni sono chiare a cominciare da quelle degli acquisti tutti mirati e di ottima qualità tanto che se la squadra pure anno scorso era parsa competitiva ,soprattutto nel girone di ritorno, quest’anno sin dall’inizio dovrebbe essere più equilibrata e pronta per la categoria.

Il presidente Francesco Vinciarelli ed il Direttore Sportivo hanno operato sul mercato per rafforzare la squadra e renderla decisamente più competitiva, anche ad alti livelli.

Così sono ben quattro i nuovi arrivi che uniti alla conferma di un prestito rendono bene l’idea del lavoro svolto; dal Bastia Volley (B1) è arrivato Teresi Fortunato nel ruolo di centrale, come opposto è stato ingaggiato Luca Belli e come alzatore Giordano Fiorentini provenienti anch’essi dal Bastia Umbra (B1).

E’ stato quindi confermato Stefano Maggini in prestito dall’Arezzo Volley e dall’A.S. Cosenza è arrivato Giuseppe Esposito che gioca come centrale.

Dunque ben quattro nomi nuovi più una conferma che Sideri dovrà gestire e allenare in tempi ottimali; la conoscenza della serie ,quella di massima degli avversari, delle loro caratteristiche di forza e debolezza e l’indubbio rafforzamento generale della squadra dovrebbero garantire un posto di vertice ed un ruolo da protagonista per l’eventuale promozione.

Del resto tutto l’ambiente, a cominciare dal presidente Vinciarelli, dall’allenatore Sideri e tutta la società sono ottimisti convinti di aver scelto e lavorato bene anche se è chiaro che il verdetto finale spetta al campo.

Le prime gare amichevoli hanno dato interessanti indicazioni e la Coppa darà ulteriori conferme.

Il campionato comincia ad ottobre, il 14, e già dalle prime uscite sapremo se l’impegno, gli sforzi, ed il lavoro profusi daranno da subito buoni frutti.

Resta l’incognita al di là delle scelte giuste di dare in fretta una buona amalgama a tutti gli elementi umani, come gruppo e come schemi di gioco cosa che già anno passato creò qualche problema iniziale superato poi brillantemente ma solo all’inizio del girone di ritorno.

Se il gruppo saprà “trovarsi” da subito e assimilerà prontamente dettami e i criteri pallavolistici di Sideri allora il campionato sarà altamente spettacolare e interessante ma certo all’inizio è lecito attendersi qualche incertezza che comunque dovrà essere superata in un tempo più ristretto rispetto l’intero girone di andata.

La concorrenza è agguerrita e la qualità dei gruppi molto alta.

Il girone in cui è inserito il Cortona Volley è molto selettivo e con molte compagini che hanno un livello di gioco e un parco giocatori da categoria superiore.

La chiave di volta oltre alla qualità del gioco sarà la convinzione e determinazione nel gioco che con l’entusiasmo della gente può essere l’arma in più per colmare eventuali gap e fornire la spinta vincente.

Sideri è come sempre ottimista ma con giudizio, coscente delle difficoltà che incontrerà  ma comunque concentrato per la grande ed ennesima sfida che attende lui e la sua squadra.

 Riccardo Fiorenzuoli

 

CALCIO PROMOZIONE N.CORTONA CAMUCIA

Parte il campionato ed è subito vittoria

D opo le partite di Coppa, domenica 24 settembre inizia il campionato con tutta la frenesia, la curiosità e l’incertezza che portano le prime gare “vere” dell’anno.

Infatti le prime amichevoli, la partecipazione vittoriosa al torneo Caneschi, e le altre gare sin qui disputate hanno dato indicazioni interessanti ed importanti, ma le due partite di Coppa hanno in qualche modo fatto tornare ad un più coerente realismo tutto l’ambiente; la gara d’esordio contro il Sinalunga ha certo condizionato il percorso della squadra in Coppa e, anche se gli arancioni hanno perso solo per 1 a 0 e  poi vinto con un goal contro la Castiglionese, per  i risultati incrociati, in virtù dell’altra vittoria dei senesi, hanno dovuto lasciare la competizione.

L’allenatore Luciano Cipriani comunque è abbastanza soddisfatto per la competitività del gruppo che, quando è al completo, appare piuttosto equilibrato tanto che proprio questa caratteristica  dovrebbe essere l’arma in più rispetto all’anno passato.

Certo le partenze di nomi importanti peseranno, ma i nuovi arrivi, con il rientro dei prestiti di Mancini e Fabbro e l'entusiasmo mostrato dai giovani, dovrebbero fornire, assieme al resto della rosa, una buona base di partenza su cui far lavorare  Cipriani.

La squadra appare già pronta anche se alcuni elementi devono completare la preparazione per vari problemi; una preparazione mirata, per alcuni elementi, iniziata già a luglio, dovrebbe fornire una concreta base in più e comunque il livello di preparazione è in linea con i programmi.

La partenza del campionato dovrà essere “giusta”, senza dubbio migliore rispetto a quella dello scorso anno per non complicare un torneo che ha come obbiettivo quello di far crescere i giovani e rilanciare alcuni elementi di sicuro valore.

La squadra del presidente Paoloni se la dovrà vedere con compagini agguerrite, in molti casi migliorate rispetto alla scorsa stagione ed il sostanziale equilibrio che dovrebbe soprintendere anche questo campionato, sarà un’ulteriore variabile in più che potrà essere girata a proprio favore solo con un giusto agonismo, entusiasmo ed impegno negli allenamenti.

Quindi domenica 24 settembre si è giocata la prima gara di questo campionato 2006/07 con gli arancioni che sono andati in trasferta sul campo del San Quirico come è ormai tradizione da diversi anni nella gara d’esordio.

Il risultato ha premiato gli arancioni che sono andati in goal con Fabbro al ‘30 ed Innocenti al ‘36. Il S.Quirico è riuscito ad accorciare le distanze solo al ‘65 con un rigore trasformato da Roselli.

La gara è stata molto equilibrata e il Cortona è riuscito a vernirne fuori vittorioso soprattutto in rapporto alla propria esperienza.Nonostante avesse chiuso con uno svantaggio di 2-0 il S.Quirico si è ripresentato in campo per la seconda parte della gara con  la voglia di rimettere tutto almeno sul binario della parità.

Non è riuscito l’obiettivo anche perché il portiere arancione Picciafuochi in alcune situazioni ha dimostrato la sua capacità di opposizione. Speriamo ben per il prossimo incontro casalingo con il F.Belverde.

Riccardo Fiorenzuoli

 

TENNIS CLUB CORTONA

Novità invernali

L‘attività sportiva del Tennis Club Cortona, dopo l’ottimo exploit di questa estate, intende proseguire su questo binario cercando di migliorare la programmazione anche in collaborazione con il nuovo maestro di tennis Giuseppe Catalfamo.

L’attività agonistica si concentrerà ancora sulla squadra che lo scorso campionato è arrivata in finale sia nella Coppa delle Torri che nella Coppa Italia; i dirigenti stanno cercando di ampliare la rosa con l’acquisizione di alcuni giocatori che avrebbero dichiarato la loro disponibilità a trasferirsi per giocatore sotto i coloro rosso blu del T.C. Cortona.

Anche la scuola SAT dovrebbe avere un maggiore impulso. L’abbandono, per motivi di lavoro, di Davide Gregianin che ha assunto un importante incarico presso un circolo della città di Arezzo lascia un po’ di amaro in bocca per il bel rapporto che si è sempre avuto con questo maestro, ma ci rendiamo conto che la vita scorrere e che le situazioni, anche se cambiano, devono trovare subito una giusta alternativa.

Nel salutare con affetto Davide, nella certezza di averlo comunque nostro amico e di rivederlo sui nostri campi in terra rossa, dobbiamo doverosamente presentare il nuovo maestro Giuseppe Catalfamo che giunge dal Tennis Subbiano presso il quale ha lavorato per alcuni anni soprattutto nella scuola per i ragazzi, SAT, riuscendo a catalizzare intorno a sè ben ottanta bambini che con passione lo hanno seguito in questi anni.

Per decisione dei dirigenti del Subbiano Catalfamo  si è oggi reso disponibile a collaborare con il Tennis Club Cortona.

Informazioni assunte danno la certezza di un ottimo rapporto i ragazzi, per cui confidiamo che, dopo il primo momento di sbandamento per il cambio di maestro, i genitori possano apprezzare la professionalità di questo nuovo collaboratore che, residendo a Bibbiena, ha deciso di trovare casa nel comune di Cortona per dedicare al Tennis Club Cortona la settimana dal lunedì al venerdì.

In questo modo sarà possibile realizzare una scuola SAT più diluita nell’arco della settimana, offrendo l’opportunità, a quanti vorranno continuare a giocare al tennis e a quanti si vorranno avvicinare per la prima volta, di concordare con il nuovo maestro l’orario più consono per far si che il ragazzo possa giocare nel periodo di minor impegno per altre attività.

Ricordiamo che questa scuola viene realizzata nel campo che sarà tra breve coperto e nel periodo più freddo sarà riscaldato.

Questa condizione climatica certamente continuerà ad essere apprezzata soprattutto nelle giornate di vento e di pioggia.

Per avere contatti con il nuovo maestro che conta di partire con la scuola tra i 9 e il 16 ottobre è sufficiente telefonare al Circolo (0575/62281) e parlare con lui o con il nostro custode Paolo Neda.

Per quanto concerne l’attività sportiva oltre a ripresentare iscrizione per i Tornei per i quali ci siamo distinti, è in programma la creazione di una squadra Over 45 che dovrà partecipare ai vari tornei in campo nazionale e, se possibile, in considerazione che molte ragazze hanno ripreso a giocare la realizzazione di una squadra femminile per i Tornei che sono previsti in ambito toscano.

Questo è il programma che viene previsto con la collaborazione attiva del nuovo maestro che, tra l’altro, ha anche l’intenzione di creare una scuola di tennis per adulti.

I prezzi sia della scuola SAT che questa eventuale degli adulti ha un costo mensile particolarmente accattivamente.

Il maestro Catalfamo ha anche dato la disponibilità a disputare partite con i soci che volessero “sgambare” ad un prezzo più basso della lezione.

Ci sono così tutte le nuove condizioni per riuscire a realizzare nel Tennis Club di Cortona una vita di circolo più viva, vivace ed amicale di quanto non ci sia stata l’opportunità fino ad ora.

Avere a disposizione un maestro di tennis per cinque giorni alla settimana è una convenienza che non possiamo buttare alle ortiche né come dirigenti del tennis né come soci del circolo.

Per quanto riguarda il ristorante del tennis ricordiamo a tutti che rimane aperto tutte le sere dalle ore 17 dal martedì alla domenica, per il pranzo su prenotazione.

Il lunedì il ristorante resterà chiuso.

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