L’Etruria

Redazione

Il novantaseienne don Ferruccio Lucarini é tornato a casa dopo un drammatico ricovero ospedaliero!

Per intercessione di Santa Margherita, come dicono i suoi parenti ed amici. 

Il novantaseienne don Ferruccio Lucarini é tornato a casa dopo un drammatico ricovero ospedaliero!

E’ stato un febbraio ed un inizio di marzo davvero eccezionale e misterioso per Don Ferruccio Lucarini, l’amato sacerdote novantaseienne  di San Pietro a Cegliolo in Val di Loreto a Cortona e conosciuto dai nostri lettori come l’ “ultimo prete contadino”,  anche per via del libriccino uscito nel 2017 e che, sotto questo titolo,  racconta la sua storia di umile e povero pastore di Cristo Gesù  nella  Valdichiana cortonese.

Ricoverato d’urgenza agli inizi di febbraio nel nostro ospedale di Santa Margherita e dimesso dopo aver superato un acuto stato di salute torna alla sua canonica di San Pietro, dove, accudito dalla signora Jadwiga, dalla nipote Laura, dagli infermieri del territorio, dal medico di famiglia e visitato da fedeli e amici cortonesi, trascorre,  sempre in situazione grave, una quindicina  di giorni con alti e bassi, ma anche con momenti molto critici. Sono giornate  dove la speranza e il dolore si alternano continuamente nella  camera spartana di don Ferruccio nella vecchia e ottocentesca  canonica, che lo ha visto parroco instancabile dal 1972 fino a due anni orsono, quando si è dovuto arrendere , nonostante la sua forte tempra fisica, agli acciacchi dell’età e passare al ruolo di “pensionato”  con diritto a rimanere nell’alloggio parrocchiale non avendo egli una sua casa. Sono state  giornate dove un piccolo gruppo di persone locali e di amici cortonesi dell’anziano prete dà una mano ai nipoti , ma soprattutto salgono le scale della canonica per andare a visitare e portare a don Ferruccio una semplice parola di conforto  o per recitare con lui, che ormai spesso non ha più voce, un’ultima  Ave Maria. Insomma quei piccoli conforti cristiani di una volta,  che oggi sembrano scomparsi ( o comunque sono molto rari nella nostra società sempre più neopagana) e che Don Ferruccio invece  ha sempre insegnato, praticato e mai lesinato a nessuno, sia con amici sia con sconosciuti, ma  soprattutto con i  più poveri e bisognosi o, come fece negli anni 1990, con  i migranti  di allora, accogliendoli a frotte nella Chiesa di San Pietro.

Sono giornate anche di visite e di preghiere da parte del nuovo parroco della Val di Loreto, Don Garcia e dei suoi confratelli sacerdoti cortonesi , tra i quali qualcuno anche  di alto rango ecclesiastico, che accorrono al suo capezzale portando i sacramenti cristiani del fine vita , come l’unzione degli infermi. Nel giorno di Santa Margherita la Usl gli fa avere un letto d’ospedale attrezzato anche con materasso antidecubito che, portato da Castiglion Fiorentino dall’opera volontaria di alcuni amici, viene montato da Jadwiga e da Zibgniew andando a sostituire il suo vecchio letto che risale ai primi del novecento e che in quelle sue condizioni di infermo non è più adatto al suo giacere.

La notte tra sabato 23  e domenica 24 febbraio  le sue condizioni di salute cadono verso il tragico e , mentre  tutto subito in quelle ore notturne sembra far pensare al dramma, la signora Jadwiga e la sua nipote Laura chiamano  il 118, che lo porta al San Donato di Arezzo, dove viene ricoverato in  urgenza e poi in medicina interna con prognosi riservata.

Iniziano i giorni più delicati e misteriosi di Don Ferruccio con un piccolo drappello di parenti e amici che si alternano al suo letto d’ospedale e tanti amici che tramite i social gli fanno corona con la preghiera. Lo stesso  Vescovo Riccardo  Fontana  ed amici sacerdoti, come don Alvaro Bardelli ed altri,  corrono a trovarlo all’ospedale San Donato, confortandolo di tutti i sacramenti cristiani.

La sera di lunedì venticinque febbraio tre amici, alle nove di sera, vanno al San Donato a visitarlo e lo trovano in situazione di prognosi riservata, come dice loro il medico in servizio, anche se assicura che stanno facendo di tutto per farlo restare in vita. Uno dei tre amici , dopo aver recitato la consueta Ave Maria con gli altri , ma con Don Ferruccio che ormai non ha più voce e  lo sguardo spento, dice agli altri “Raccomandiamolo a Santa Margherita di cui era devoto come noi e lasciamogli sotto il cuscino questa immaginetta–santino della nostra Santa che mi trovo in tasca perché l’ho avuta dieci giorni fa dal Cardinal Bassetti alla bella festa straordinaria al Pentimento di Giorgi”.

Gli altri due guardano sorpresi, ma lui subito li tranquillizza: “Male di certo non gli fa e poi avvertiremo i parenti, ma sono sicuro che saranno d’accordo. Gli altri due concordano e , dopo aver avvertito della cosa l’ infermiera di turno, salutano don Ferruccio che ormai ha richiuso gli occhi assopendosi . Salutano anche  l’ammalato sessantenne suo vicino di letto, in discrete condizioni (che assicura di chiamare l’infermiera durante la notte  in caso di bisogno o accadimento del peggio tra un sopralluogo e l’altro della medesima infermiera), e tornano a Cortona.

L’indomani mattina  dopo le nove  una gradita telefonata della signora Jadwiga e della nipote Laura dà ai tre amici la buona notizia che Don Ferruccio sta meglio e ha chiesto da mangiare, confermando poi loro di aver trovato sotto il  cuscino del sacerdote  il santino con l’immagine di Santa Margherita e condividendo anche loro il pensiero che la Santa cortonese, cui don Ferruccio è stato sempre devotissimo,” l’ha rimandato tra di noi forse perché deve ancora fare qualcosa quaggiù”.

Da martedì ventisei febbraio è stato tutto un miglioramento insperato e inimmaginabile e il sei di marzo Don Ferruccio è tornato dall’ospedale alla sua amata canonica in San Pietro a Cegliolo, dove è custodito come un normale cittadino dai nipoti e dalla signora Jadwiga e visitato dai tanti amici che hanno pregato per lui Santa Margherita di tenerlo nella sua Val di Loreto a testimoniare ancora la Chiesa dei poveri . La Chiesa del Vangelo degli ultimi e dei bisognosi  “senza se e senza ma”,come Margherita da Cortona insegnò con la sua vita di compagna di Arsenio, di mamma di Jacopo, di donna di Dio perché , come scrive il suo confessore Fra Giunta Bevegnati, il suo scandalo fosse “ lo specchio dei peccatori più ostinati, affinché essi vedano, col tuo esempio, quanto volentieri faccio a loro misericordia, e possano così salvarsi”.

Anche il giornalista di strada, che ha avuto l’onore di imbattersi in questa misteriosa guarigione del novantaseienne don Ferruccio e di ascoltare i racconti dei suoi parenti ed amici, ricordando l’amore e il prodigarsi di questo prete ,assieme ad un pugno di amici e parrocchiani, nel 2013  per il restauro del grande quadro ad olio seicentesco di Santa Margherita della Lacrimina proveniente dall’ex-Cappella Baldelli e donatogli dall'omonimo conte  negli anni 1970 per la sua chiesa di San Pietro a Cegliolo, non ha potuto sottrarsi al compito di una breve, essenziale cronaca di testimonianza  verso una guarigione che ha senz’altro del sovrannaturale, del miracoloso. Scrive ,naturalmente, dopo essersi recato per conto del giornale a far vista all’ultimo prete contadino cortonese, come mostra la foto.

Un grazie di cuore da parte del giornale L’Etruria, di cui Don Ferruccio è stato sempre affezionato lettore, a Maria Loreta , a Nicola , a Ernesto , a Patrizio , a tutti i cegliolesi e amici della Val di Loreto che si sono stretti attorno a Don Ferruccio , naturalmente compresi  i tanti amici, anche  con ruoli pubblici e istituzionali, che  qui non è il caso di nominare perché il bene si fa ma non si dice, pur dovendolo poi testimoniare in casi di intercessione di Santi come in questo caso.

Un grazie anche a chi ancora starà vicino a questo straordinario esempio di sacerdote povero. Naturalmente un sentito grazie a tutti gli ecclesiastici, dai più alti in gerarchia ai più semplici parroci, che hanno concesso ai nipoti di dare aiuto concreto e assistenza al loro don Ferruccio in tutti i modi possibili per esaudire il grande desiderio di questo prete di vivere i giorni che il Signore vorrà concedergli ancora  nella sua spartana canonica di San Pietro a Cegliolo.

In molti sorrideranno a questo racconto giornalistico, ma il cronista non può fare a meno di raccontare il caso passato sotto i suoi occhi. Un caso in cui la forza della fede si coniuga con la professionalità e la testardaggine dei medici del San Donato che, anche davanti ad un ultra-novantenne, non si sono arresi alle nuove logiche aziendalistiche della sanità pubblica, ma hanno fatto i medici fino in fondo, sostenuti dalla preghiera dei parenti, degli amici, dei  confratelli sacerdoti di Don Ferruccio e dall’intercessione straordinaria, miracolosa della nostra grande Santa cortonese presso Gesù Cristo, unico Signore della vita e della morte.

Ivo Camerini