L’Etruria

Redazione

Ribelli per amore

Un libro del professor Giuseppe Filippetta per capire bene il Venticinque aprile

Ribelli per amore

Senza offesa per gli asini veri che sono animali eccezionali e molto intelligenti, ma per i tanti somari prepotenti che volano oggi in Italia (giovani o meno giovani, poco importa) e che ragliano a destra e a manca (senza alcun pudore, anzi con quell'arroganza da Marchesi del Grillo dipinta mirabilmente  nel  famoso film di Sordi), vogliamo segnalare un libro uscito nei mesi scorsi e la cui lettura è utile a capire cosa avvenne davvero il  venticinque aprile 1945.
Si tratta del libro edito da Feltrinelli nel novembre 2018 e  intitolato “L’estate che imparammo a sparare. Storia partigiana della Costituzione”. Un bel libro,davvero utile a chi non conosce come nacque la Repubblica italiana e scritto in un italiano di facile scorrimento dal professor Giuseppe Filippetta, che,tra l’altro, è anche accademico della nostra Accademia etrusca.

Filippetta racconta, con una documentazione da certosino tedesco, l’epopea di quella nostra guerra civile che si combatté in Italia nel biennio 1943-1945 e che sfociò nella nascita della Repubblica. Una nascita che vide uomini e donne salire in montagna per abbattere la dittatura fascista e dar vita, con quello che viene chiamato anche il nostro secondo Risorgimento nazionale, alla democrazia italiana e alla nostra libertà nazionale oggi nuovamente in discussione per fronti contrapposti, ma spesso uniti strumentalmente, quasi ad immagine complementare, nel diffondere “sonno della ragione”, indifferenza ai grandi valori etici del “kratos democratico” ridotto a semplice “busines to busines” e a immorale “autolatria”.

Nel libro di Filippetta c’è la sintesi semplice ed esaustiva del “che cosa fu la guerra partigiana in Italia”. Una guerra civile  che in troppi (e a tutti i livelli)  oggi vorrebbero gettare nel dimenticatoio dei buchi neri della storia per portare avanti solo i propri interessi di parte, il proprio tornaconto personale. Insomma , per fare i propri “comodacci”, come dicevano i contadini di una volta in Valdichiana e anche nella montagna cortonese.

Il libro è di trecento pagine, ma si fa leggere tutto d’un fiato e ci illustra con capitoli, che sono vere e proprie lezioni fuori dall’aula, la “Costituzione dei fucili” (pagg. 66 -118), “ l’imparare a sparare per abitare il mondo comune”. Ma soprattutto ci racconta come gli italiani di allora seppero “ essere sovrani nella propria terra”, come seppero essere “ribelli per amore”, come seppero incarnare “….la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa”, come seppero  salire nei monti per combattere il “giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Cristo fonte di libera vita”, per costruire “libertà, democrazia e comunità”.

Insomma nel libro di Filippetta, oggi che si tenta (anche ai più alti livelli istituzionali)  di mettere in discussione la stessa festa del venticinque aprile, c’è la storia del lunghissimo 25 aprile 1945, aperto dalle bande partigiane l’otto settembre 1943 , quando “tutto finisce e tutto  inizia”. Aperto in quel giorno, cioè, in cui gli italiani vedono gettata e abbandonata in strada la divisa grigio verde dell’esercito che rappresenta la divisa della sovranità statale, del senso dello stato. Cioè l’abbandono della “divisa del re-soldato che viene simbolicamente gettata sulla via Tiburtina dal finestrino della Fiat 2800 in precipitosa fuga verso l’Adriatico (...), la divisa del re che fugge e che prenderà per sempre  il posto di quella del re che combatte”.

Un lungo venticinque aprile aperto in quel giorno in cui i migliori italiani e le migliori italiane scelgono di mettere in gioco la propria vita per la sovranità dell’Italia, del proprio Paese, della propria terra, della propria grande e piccola patria, come avvenne anche qui a Cortona dove la storia di quei mesi fu subito scritta, raccontata dal grande scrittore Pietro Pancrazi nel bel libro “La Piccola Patria”.

Un venticinque aprile aperto in quel giorno in cui iniziano i mesi di povertà materiale , ma di grande ricchezza morale, etica del tempo della Liberazione, come disse Alcide De Gasperi nel suo radio messaggio del primo maggio 1945: “Abbiamo perduto il patrimonio di tre generazioni, siamo una famiglia in rovina su una terra seminata di rovine. Siamo caduti in una povertà estrema, ma vogliamo rialzarci e costruire il nostro nuovo futuro”.

Un messaggio iconico, questo di De Gasperi, delle grandi, tragiche difficoltà di quel biennio risorgimentale scritto dalle bande partigiane, dalla resistenza italiana e che non può essere cancellato dai somari che in giro hanno ripreso a ragliare o dalla nuova indifferenza delle masse all’Italia del futuro, del domani dei nostri figli e nipoti.

Un libro insomma che ci racconta cosa fu davvero la Resistenza delle persone, degli italiani e delle italiane che  allora seppero costruire la nostra Repubblica anche con i fucili. Un libro la cui lettura può davvero aiutare tutti , giovani e meno giovani, a capire la Festa del Venticinque aprile 2019 che appunto è ormai alle porte.

Estremi del libro: Giuseppe Filippetta, L’estate che imparammo a sparare. Storia partigiana della Costituzione, Feltrinelli,2018.

Ivo Camerini