L’Etruria

Redazione

Synodus diocesana cortonensis del 1936.

Gli atti e i documenti del Sinodo cortonese ritrovati e ripubblicati in stampa anastatica da S.E. Mons. Riccardo Fontana, che sta preparando l’apertura in Cortona del Centro culturale cristiano”Edoardo Mirri”.

Synodus diocesana cortonensis del 1936.

In un recente incontro, inaspettato e cordiale, S.E. Mons. Riccardo Fontana ha voluto farmi dono del volume “Synodus diocesana cortonensis”, edito dal Vescovo Mons. Giuseppe Franciolini nel 1936 per i tipi della Nuova Tipografia  Sociale di Cortona.

Si tratta naturalmente non dell’originale, di cui sembra essersi conservata una sola copia, ma della riproduzione anastatica che il nostro attuale Vescovo ha voluto ristampare per conservare e tramandare come memoria attiva di un evento che rappresentò  la pietra angolare della costruzione del lungo e fecondo pontificato novecentesco dell'indimenticato e “santo” presule cortonese.
Il volume di duecento pagine è stato ritrovato nell'archivio dell’antica chiesa di San Leopoldo alla Pietraia dove era stato depositato  dal grande parroco don Iginio Fucini, allora giovane sacerdote partecipante al Sinodo. Tutti in Pietraia e Cortona ricordano questo stimato parroco che ha animato e coniugato la storia religiosa e civile del borgo di Pietraia per gran parte del Novecento.

Ora questa riproduzione anastatica voluta da Mons. Fontana (che nella lunga conversazione si è rivelato fine conoscitore della storia, passata e presente, della civitas religiosa, politica e civile di Cortona e del suo variegato territorio) ci restituisce quasi a tutto tondo l'importanza e la valenza religiosa, culturale e civile dei primi anni di un vescovo che, per oltre cinquantanni, ha guidato la diocesi e ha segnato Cortona e il suo Novecento.

Soprattutto in questi atti e documenti, che in gran parte sono in lingua latina e quindi oggi andrebbero accompagnati da adeguata traduzione, ritroviamo  quel fondamentale lascito culturale e cristiano dell’amore francioliniano per la Piccola Patria, vissuto e teorizzato non solo come  imperativo religioso, ma anche come valore culturale cristiano da coltivare e tramandare nel sociale  e nel civile a figli e a nipoti.

Un lascito che Mons.Fontana, nella sua cortese e approfondita conversazione, ha più volte avvicinato e messo in relazione con il pontificato del  grande vescovo settecentesco cortonese Mons.Giuseppe Ippoliti,trasferito dal Granduca a Pistoia dopo lo “scandalo” che egli aveva dato, schierandosi con i poveri e i contadini della Valdichiana contro “lor signori” dediti ai lussi di palazzo e alle chiacchiere in Rugapiana, mentre la carestia del 1772 faceva morire di fame e di stenti i loro lavoratori. Lavoratori contadini a cui il Vescovo Ippoliti aprì come ricovero il suo palazzo vescovile  e per i quali mise a disposizione tutti i suoi averi, vendendo la stessa argenteria del Vescovado.

Nel rievocare l’azione religiosa e culturale di questi due suoi predecessori,  Mons. Fontana mi ha parlato anche del suo prossimo progetto di apertura in Palazzo Vagnotti di un Centro culturale della Cortona cristiana intitolato ad Edoardo Mirri, il grande cortonese, illustre professore universitario,filosofo ed accademico recentemente scomparso.

Riunire in unico luogo l’antica Biblioteca del Seminario e l’Archivio ecclesiastico diocesano cortonese come un unico scrigno prezioso della Cortona cristiana è qualcosa di molto interessante sia come memoria attiva sia come sviluppo di futuro cristiano per la nostra storica città e il suo non piccolo territorio di pianura e di montagna.

Riunirlo poi nel monumentale  Palazzo Vagnotti, che fu ristrutturato nella sua forma architettonica attuale proprio dal vescovo Ippoliti nella seconda metà del 1700, significa scommettere nuovamente sulla formazione cristiana e religiosa come lievito evangelico nei tempi non facili dell’oggi e di un futuro sempre più incerto,  attratto e avvolto dall’edonismo e dal neopaganesimo di un individualismo sociale ed economico che sta travolgendo le antiche fondamenta della nostra civitas cristiana nazionale ed europea.

La scommessa di Mons. Fontana sul ritorno della Cortona cristiana sulla frontiera dell’alere flammam merita davvero la fiducia e la condivisione di tutti coloro che non vogliono arrendersi all’ondata di neoliberismo in auge oggi. Un neoliberismo che, nella sua coniugazione politica con una globalizzazione selvaggia, rischia di travolgere non solo la patria europea ed italiana , ma anche la piccola patria cortonese. E non solo la piccola patria monolitica che ,nel suo sinodo del 21-23 settembre 1936, Franciolini codificò nelle sue “costitutiones” diocesane quasi a pendant religioso del poetico comune rustico, che Carducci compose nell’agosto del 1885, ma anche quella variegata e magmatica del nostro vivace,rumoroso e talora caotico, presente.

In queste costituzioni sinodali  Franciolini codificava la prassi amministrativa e la vita religiosa quotidiana di una diocesi che era governata da circa sessanta sacerdoti secolari, titolari di cinquanta parrocchie, animata da quasi un duecento tra religiosi e religiose e supportata da una Curia con una quindicina di uffici e con un Capitolo della Cattedrale composto da una ventina di canonici.

Regolamenti di confraternite religiose laicali, contratti colonici,moduli multivariegati per redazione di atti , di petizioni e dichiarazioni personali e collettive riempiono   la parte in lingua italiana di questo codice religioso che, senz’altro, è stato in uso fino all’avvento del Concilio Eucumenico Vaticano II, convocato nel 1962 da papa Giovanni e concluso poi,nel 1965, da papa Paolo VI. Di notevole interesse storico inoltre: la prefazione costituita dal Decretum indictionis del Sinodo,naturalmente in latino ,in cui il giovane Franciolini convoca, in virtute sanctae oboedientiae, i partecipanti per le ore otto del 21 settembre 1936; la sua lettera al Papa Pio XI e quella della risposta del Cardinal Pacelli segretario di Stato e futuro Papa PioXII; tutto il  capitolo VI , che, nelle pagine 38-41, ci dà l’esatta mappa organizzativa delle parrocchie e dei vicariati della Diocesi di Cortona.

Insomma, questo testo è una vera fotografia della Cortona degli anni 1930-1960, che, sinceramente,  credo, in tanti non conoscevamo. Studiosi e non siamo pertanto grati al vescovo Mons. Riccardo Fontana per la sua ricerca quasi all’Indiana Jones e per questa ripubblicazione anastatica,  che oggi ci permette di fruire di un testo utile alla comprensione della Cortona novecentesca e di contribuire a costruire attraverso il costituendo Centro culturale cristiano “ Edoado Mirri”, che probabilmente verrà inaugurato nella ricorrenza delle giornate del Sinodo francioliniano, quel nuovo domani che,pur nell’attenzione ai segni dei tempi, faccia vivere i nostri figli e i nostri nipoti nella religione e nella cultura cristiana. Un domani in cui i futuri cortonesi possano chiamarsi, ancora con fierezza, cristiani.

Ivo Camerini