In ricordo della maestra Nadia Camilletti-Lombardini
di Francesco e Chiara Camerini
Siamo stati, a distanza di 6 anni l’uno dall’altro, due dei tanti ex-alunni, che hanno avuto la fortuna di frequentare la scuola materna di via Italo Scotoni a Camucia e di avere lei, la cara maestra Nadia, come insegnante per tre anni insieme alla maestra Luana: un binomio indimenticabile!
Sono passati più di venti anni, ma abbiamo ancora davanti agli occhi e nel cuore il sorriso dolce della nostra maestra. Ricordiamo le nostre bizze di bambini fortunati, perché molto amati, ma anche tutti e due un po’ imbranati, timidi e per questo a volte un po’ cocciuti. E lei interveniva sempre con pazienza, ma risoluta e ferma, a “smontare” tranquillamente le nostre ostinazioni. E poi faceva sentire speciale e unico ognuno di noi. Quando uno piangeva per la nostalgia della mamma, diventava lei la nostra mamma; quando uno era allegro, anche lei diventava allegra; quando uno giocava, anche lei giocava. E poi inventava mille storie e le raccontava mimandole, mentre noi sedevamo in cerchio per terra.
Ci ricordiamo ancora delle piccole Olimpiadi, che venivano organizzate come festa di fine anno. E poi le gite della scuola a S. Egidio e a Casale con le maestre e i nostri genitori: giornate indimenticabili! Tutte iniziative, queste, che, immaginiamo, portavano la sua firma: era sempre attiva e instancabile.
Ma le sue qualità di insegnante emergevano nella fase dell’inserimento: il momento più difficile per noi due, come per molti altri bambini, pensiamo.
Quando lasciammo la mamma e cominciammo a frequentare la scuola materna, la prima settimana fu facile: tante erano le novità che ci distraevano. Poi subentrava la routine e qualche volta facevamo le bizze la mattina, per non andare a scuola. Qualche volta riuscivamo a farla franca, ma sempre più spesso la mamma non si lasciava commuovere. E quando se ne andava, qualche volta piangevamo.
Poi abbiamo saputo che, su consiglio della maestra Nadia, la mamma si nascondeva dietro una colonna e aspettava che ci calmassimo.
Cara maestra, quando abbiamo saputo della sua morte, abbiamo sentito un gran vuoto. Non l’avevamo più vista, ma sapevamo che s’informava sempre sui “suoi” bambini.
Perché una maestra è come una mamma: non smette mai di esserlo.
Il suo ricordo, cara maestra, rimarrà sempre vivo nei nostri cuori.
Francesco e Chiara Camerini
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