uscire dal Novecento

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Politica
Uscire dal Novecento. Anche a Cortona, si può fare!
Ivo Camerini

Anche a Cortona, si può fare.
Uscire dal Novecento!
di Ivo Camerini
E’ passato ormai quasi un decennio del XXI secolo, ma sia in politica sia nel sociale si continua a ragionare con le categorie del Novecento. Sia in Italia sia a Cortona è ora di uscire dal Novecento!
L’attuale crisi economico-finanziaria, definita anche la prima crisi della globalizzazione, ci costringe infatti ad entrare velocemente nel duemila, cioè nel nuovo secolo di cui abbiamo attraversato già nove anni senza quasi accorgercene.
La crisi americana del 2008-2009 è per certi versi speculare alla crisi sovietica di vent’anni fa; cioè di quella del 1989 che fece crollare il Muro di Berlino. Una crisi che aprì, senza che molti allora se ne accorgessero, il mondo al XXI secolo e al cosiddetto villaggio globale.
Quale nuovo porterà l’attuale crisi ecomonico-finanziaria partita dagli Stati Uniti d’America nel 2008?
Forse un nuovo Medioevo caratterizzato da nuovi nazionalismi anche in Europa oppure un nuovo Settecento illuminista, così come avvenne dopo il crollo dell’ economia e della finanza olandese nel milleseicentosettantaquattro con il fallimento della Compagnia delle Indie occidentali?
Sono interrogativi dalle risposte decisamente difficili, ma non impossibili e praticabili. Una cosa però appare certa: in troppi, tra coloro che hanno responsabilità politiche, navigano a vista senza essersi nemmeno procurati l’ausilio di un piccolo lume per squarciare, almeno nella piccola distanza, il buio della notte, senza ricordare che nell’oscurità del mare in tempesta (o di una foresta) anche la luce di una piccola fiammella, come quella di una candela collocata nel riparo di una lanterna , è importante e decisiva (cfr.Voltaire).
Insomma, il lume della ragione torna decisivo per uscire dal Novecento e prendere a camminare con sicurezza nel Duemila.
Oggi che la crisi arriva con virulenza anche da noi, in Italia e a Cortona, non servono occhiali deformati o oscurati da ideologie di destra e di sinistra. Ma (ahimè! in molti non se ne vogliono accorgere) per questa crisi non serve un uomo solo al comando, sia a livello nazionale sia a quello cortonese. Non servono,inoltre, governi e governanti che affrontano la crisi con provvedimenti legislativi che offrono comunismo per i ricchi, lasciando il libero mercato ai poveri, agli indifesi.
Siccome anche in Italia i poteri forti si sono messi al riparo dalla crisi con una dose massiccia di legislazione socialmente strabica, sarà bene che le istituzioni locali, governate dal Pd o dal Pdl non ha importanza,così come pure i sindacati confederali, scelgano di essere un soggetto politico a tutto campo caricandosi sulle spalle (vista l’incapacità di tanti politici a farlo) l’onere di far uscire definitivamente l’Italia dal Novecento.
Naturalmente per far questo occorre che l’istituzione Comune faccia Civitas e Comunità, come dev’essere proprio di un vero libero Comune. Questo lo si può fare in tanti modi, ma come lavoratore e persona impegnata nel sindacato Cisl, io un modesto suggerimento ce l’avrei: fare concertazione anche nei governi comunali con i sindacati confederali e con quelli delle varie categorie sociali ed economiche, affinché si diano sbocchi concreti e positivi alle loro battaglie per assicurare più lavoro a tutti, per ottenere nuovi diritti , per avere pensioni e salari adeguati, per avere maggiore coesione sociale e civile nella Piccola Patria e in quella Grande della Nazione italiana.
Insomma, anche i sindaci devono uscire dal Palazzo per aiutare la comunità ad osare più democrazia economica, più trasparenza nel fare istituzionale, più solidarietà tra coloro che stanno bene e coloro che non ce la fanno ad arrivare alla terza settimana del mese.
Tutto questo non è solo utopia , ma concreta e disponibile azione sindacale che la Cisl di Raffaele Bonanni, ancora una volta, sta praticando nel solco di una tradizione che ci ha visto, dal 1950 ad oggi, sempre iscritti al partito della speranza e dell’impegno. Ed insieme: fieri avversari del partito della paura e della conservazione, che sempre abbiamo lasciato agli intrufoloni, ai carrieristi, ai pavoni e ai parassiti del disimpegno oppure ai nostalgici del sindacato cinghia di trasmissione di un’ideologia, di un partito politico o delle lobbies economiche.
Per noi, infatti, stare nel partito della speranza e dell’impegno, come ci ha insegnato anche Erich Fromm, vuol dire saper cogliere i significati veri delle novità, dei cosiddetti “segni dei tempi” e mettere sempre al primo posto, sulla scala dei valori, la persona , cioè l’affermazione delle esigenze umane al di là delle limitazioni alle quali la persona umana è ancora sottoposta.
Naturalmente ricordando a tutti che oggi , come sempre, quello che conta non è il potere, ma una persona, un sindacalista, un politico dalla parola chiara, rispettosa e rispettabile.
Qualcuno ( forse anche più di qualcuno) potrebbe ripetermi che questa è utopia. Per me no! Ma, anche se fosse, vorrei ricordare a questo qualcuno le parole che spesso ci diceva nelle sue lezioni sindacali alla Cisl il caro amico professor Ezio Tarantelli: ricordatevi che “ l’utopia dei deboli è la paura dei forti” e che , soprattutto, “ la gente capisce sempre e alla fine sceglie le persone che la devono guidare”.
Il sette ed otto giugno prossimi i cortonesi andranno alle urne per eleggere il Sindaco che governerà la nostra città per i prossimi quattro anni. Scelta importante e nuova in quanto questa volta vede in competizione due personaggi di grande qualità e spessore: Andrea Vignini e Lucio Consiglio.
Due cari amici che avranno il compito di far uscire Cortona dal Novecento.
Io cattolico democratico da sempre (militante a suo tempo della Dc, del Ppi e della Margherita, fautore dell’incontro tra mondo cattolico e mondo socialista democratico, sindacalista iscritto alla corrente sindacale dei senza partito,cioè dei lavoratori in quanto persone che lavorano e dei pensionati in quanto persone in quiescenza) sono oggi tra i sognatori di un partito democratico che porti l’Italia fuori dal Novecento e quindi mi auguro ( l’amico Lucio non me ne voglia!) che Andrea Vignini, che arriva alla politica dal mondo cattolico, sia il Sindaco che, nei prossimi quattro anni, porti Cortona fuori dal Novecento.
Andrea viene fuori da quella piccola scuola politica che fu il movimento culturale e politico dei Cristiano sociali di cui egli fu uno dei primi associati al Circolo cortonese che,modestamente devo ricordarlo, io fondai.
Sono sicuro che Andrea tiene sempre presente, nel suo fare politica, le idee e i valori di quella piccola esperienza di scuola politica e mai scambierà l’attuale battaglia elettorale amministrativa per una guerra tra guelfi e ghibellini, per una guerra manichea tra buoni e cattivi.
Sia infatti ben chiaro a tutti che anche Lucio Consiglio ha tutti i titoli in regola e le qualità umane, culturali e politiche per caricarsi sulle spalle questo compito di far uscire Cortona dal Novecento. Un compito difficile per entrambi , ma che i due candidati dovranno esplicitare innanzitutto con progetti che diano ai cortonesi una politica piena di valori, di cultura, di motivazioni ideali, che abbiano sempre in primo piano la persona umana,la civiltà dell’umanesimo.
Un progetto che guardi al futuro dei nostri nipoti, cioè ben al di là del proprio naso, sposando anche idee di grande sviluppo come l’idea futuristica, ma poi non tanto, di far costruire nei campi di Farneta Nord la Stazione ferroviaria di Mezzavaldichiana per l’Alta velocità.
Di fare di Terontola un vero Interporto dei trasporti ferroviari interregionali e per merci; di correggere lo sviluppo caotico e asimettrico di Camucia; di fare della nostra montagna una vera oasi di turismo terapeutico; di ridare all’agricoltura cortonese il primato che le compete; di tutelare ed ampliare la nostra sanità, di mettere in campo, con il ministero dell’istruzione, quelle sinergie urgenti affinché la scuola pubblica torni ad essere scuola di vita e di preparazione al lavoro; di favorire la piccola edilizia familiare, contenendo la prepotenza di quella dei palazzinari, che non mancano ormai anche da noi; di detassare coloro che rispettano e presidiano territori cortonesi isolati e abbandonati dall’emigrazione del Secondo Novecento; di tenere sempre il lavoro al primo posto nella realizzazione della vita delle persone.
Insomma, di far si che Cortona continui a privilegiare il modello di Piccola Atene, che, negli anni ottanta del Novecento, fu progettato da tanti figli del popolo allora giovani idealisti e che vedeva (nelle cosiddette convergenze parallele cortonesi del nostro modello di Civitas) di mettere sempre al primo posto la scelta agostiniana di essere uniti nella necessità, di essere liberi nel dubbio, comunque di essere caritatevoli verso tutti.
Fare politica è per me (come m’insegnarono Aldo Moro ed Amintore Fanfani nella Dc e Pierre Carniti nella Cisl), anche portare contributi utili dal basso del nostro essere cittadini e quest’intervento ha solo lo scopo di portare alla pubblica opinione la libera voce di un libero cortonese, così come ho fatto tante altre volte e da ultimo con il mio editoriale, “ Piccola Patria e governance”, sull’Etruria di fine 2007 di fronte alle gravi polemiche scoppiate in quel periodo.
In bocca al lupo ai due candidati sindaci, che (è bene ricordarlo ai tanti arroganti che ne calpestano le regole) in democrazia, in questo momento di campagna elettorale, hanno ambedue le stesse identiche possibilità di vittoria.
Ivo Camerini

4/3/2009

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