L’Etruria

Redazione

L’ ultimo saluto dei camuciesi ad Alfredino nella sua chiesa di Cristo Re.

Camucia si è fermata per i funerali del farmacista Alfredo Bianchi.

L’ ultimo saluto dei camuciesi  ad Alfredino nella sua chiesa di Cristo Re.

Una grande folla  di camuciesi e di cortonesi, sgomenti ed increduli,con gli occhi velati di tristezza e di lacrime, nel pomeriggio di ieri, 22 novembre, è convenuta nella chiesa di Camucia e si è stretta attorno ai familiari, ai parenti di Alfredino per l’ultimo saluto

Per un’ora, dalle tre alle quattro, i rumori e il chiasso nel centro di Camucia hanno fatto silenzio ed hanno ceduto il posto ai rintocchi, antichi e mesti, delle campane della Chiesa di Cristo Re, dove si sono svolti i funerali religiosi del farmacista Alfredo Bianchi, morto, nella sera di sabato scorso, durante un' escursione con il quad nei boschi di Rapolano.

Alfredino è stato, sul finire del Novecento e in questi diciassette anni del nuovo secolo, il continuatore, la proiezione della vita non solo sanitaria, ma anche comunitaria,civica, socievole e fraterna, dell’indimenticato babbo Edo, storico farmacista nella Camucia degli anni 1950 e 1960. Degli anni cioè del villaggio che si fa città. Del padre Edo, in questi ultimi decenni, Alfredo ha portato avanti in particolare l’amore e la passione per la propria Piccola Patria; anche e nonostante il fatto che i tempi nuovi dell’oggi avessero ristretto,come diceva lui, le antiche famiglie camuciesi in una riserva senza mura,senza difese.

Memorabili in questo senso le sue iniziative estive di questi ultimi dieci anni,  in piazza Sergardi o nella sala-cinema della parrocchia, tese alla riscoperta e alla rivalorizzazione delle radici forti, della cultura semplice e vitale di quella cerchia di protagonisti e di  famiglie di camuciesi cresciuti ed affermatisi attorno alla loro Chiesa di Cristo Re. Una  chiesa  tirata su, con il loro aiuto,  dopo la seconda guerra mondiale da quel sacerdote gigante e pioniere che fu Don Brunetto Masserelli.  

Alfredino,  che è nato e cresciuto assieme alla  farmacia del padre proprio all’ombra del campanile di don Brunetto, poi di don Aldo e successivamente di don Benito, è stato da sempre il cocco, il benvoluto di tutti i camuciesi e dei tanti cortonesi, che, anche in questi anni di nuovo secolo, si sono rivolti a lui per consigli medici o per godere della  farmacopea che gli aveva tramandato il padre.

Il dottor Alfredo Bianchi , che per i tanti amici e conoscenti è rimasto sempre Alfredino, non era solo il farmacista di Camucia.  Alfredino è stato anche l’amico della porta accanto con cui condividere passioni, sport, gite o anche le semplici quattro chiacchiere al bar.

Grande appassionato del calcio inteso come "sport decoubertiano",  Alfredino è stato l’anima e il punto di riferimento dello Juventus Club cortonese, che anche lui aveva voluto nell’attuale, moderna sede camuciese. Oggi la sua improvvisa, prematura  scomparsa lascia un vero vuoto nei sentimenti più profondi di una comunità, nel cuore dei suoi tanti amici, che, dopo la Santa Messa in suffragio celebrata dal suo amico e parroco di Camucia,don Benito Chiarabolli, hanno scortato in motocicletta la sua salma fino al Cimitero del Calcinaio per la sepoltura nella tomba di famiglia, dove da ieri sera riposa accanto ai suoi genitori.

Alfredo è partito per il viaggio misterioso della morte che, prima o poi, tocca ad ogni uomo e ogni donna sulla terra”, sussurrano tra di loro due amici di gioventù di Alfredo, mentre sul calar della sera escono dal cimitero e si dirigono alla  macchina per tornare alle loro case in Camucia.

E, mentre salgono in macchina, uno dei due dice all’altro: “Stasera e le prossime sere non sarà con noi alla solita nostra panchina della  memoria attiva dei camuciesi, là davanti al bar centrale, sotto lo sguardo bonario del suo e nostro campanile, ma il suo posto resterà libero e nessuno vi siederà perché sono sicuro che, anche se non lo vediamo, lui sarà lì con noi sorridente e simpatico, curioso della vita e innamorato  come sempre del suo e nostro paese, del nostro villaggio che si è fatto città grande”.

Il cronista, seppur poco distante e non visto da due, non poteva non registrare queste parole di amicizia e di affetto, riandando  con la memoria ai tanti aneddotti ed episodi fissati nel bel libro “Singolari figure camuciesi” , che anche lui contribuì a realizzare nel 2013 e che furono altresì raccontati tante volte da Alfredino seduto nella “ panchina del tempo perduto” durante le sue interminabili veglie estive con Patrizio ( cui tutti augurano di guarire bene e di tornare presto a casa ), con Arnaldo, con Bambara, con Carlo, con Giandomenico, con Euro e con Luciano.

Ad  Alfredo, cittadino appartenente all’esile schiera dei testimoni che nel proprio tempo vivono le proprie idee e seminano pur senza la certezza della mietitura, l’arrivederci cristiano di tutti i camuciesi e del suo amico giornalista, che ha avuto la fortuna e l’onore di ricevere da lui  tante cortesie e anche di scambiarci tante belle chiacchierate. L’amministrazione, la redazione e  la direzione del nostro giornale porgono cristiane condoglianze alle sorelle Lucia ed Annamaria, ai familiari e ai parenti tutti.

Ivo Camerini