L’Etruria

Redazione

Intervista al tennista foianese, Luca Vanni

Intervista al tennista foianese, Luca Vanni

Luca Vanni si racconta dopo le ultime brillanti affermazioni, qualche periodo di crisi ed un futuro in cui non riesce ad immaginarsi lontano dal mondo del tennis.

 

_ Luca Vanni, partiamo da questi ultimi giorni: torneo Challenger di Samarkand in Uzbekistan, vittoria e risalita in classifica ATP verso posizioni che più ti competono.

_ Sono risalito al numero 195 del mondo, da due mesi ad oggi sono tornato in carreggiata; in quattro Tornei ho fatto 160 punti ATP, una finale, una vittoria e due qualificazioni al secondo turno. Due mesi fa ero 340, adesso sono dentro alle qualificazioni di Wimbledon, che era l’ obiettivo principale, ed è un’ iniezione di fiducia per il prosieguo perché quando arrivi a 32, 33 anni e torni indietro è più difficile trovare degli stimoli per ripartire.

 

_ Chi non segue assiduamente il tennis, pensa che esistano Federer, Nadal e poco più ed i Tornei del Grande Slam e poco più. Invece, non tutti sanno che esistono i cosiddetti tornei minori, quelli che servono all’ inizio per farsi le ossa o per riprendersi dopo un periodo non facile e sono tornei estremamente dispendiosi da un punto di vista fisico e mentale. Se non sbaglio, nell’ ultimo torneo che hai vinto, hai giocato quattro partite in due giorni, una vera e propria maratona.

_ Mediaticamente, sono i Tornei del Grande Slam o i Master 1000 tipo Roma ad avere un maggior risalto, gli ATP 250 hanno meno audience ma grazie a SuperTennis stanno avendo un risalto maggiore, poi ci sono i Tornei Challenger come quelli di Samarkand ed altri che gioco durante l’ anno; a proposito di questo, tanta gente, probabilmente, non sa che anche tanti tennisti fra i primi 100 del mondo giocano questi Tornei. Puoi vedere uno come Istomin, attualmente 90 al mondo, ma che è stato anche 30 e che sta facendo una carriera più che buona, partecipare al Torneo di Samarkand e non è considerato da nessuno, mentre la settimana dopo te lo ritrovi in televisione sul Centrale di Wimbledon, però questa è un po’ la mentalità e non è colpa di nessuno perché in tutti gli sport dove ci sono i soldi, ci sono i media e gli sponsor. In alcuni Tornei “ minori “, molto spesso c’ è l’ ospitalità, meno spesso ci sono i pasti. A Samarkand, ad esempio, è prevista l’ ospitalità per il giocatore e per un’ altra persona ed i pasti, quindici euro al giorno per pranzo e cena, non rappresentano certo un problema. Le uniche spese sono quelle del viaggio. In ogni caso, è molto più complesso di quello che appare dall’ esterno.

 

_ Due anni fa, insieme a Nicola Carini ed altri ragazzi, ti avevo intervistato nella trasmissione radiofonica Kilometro Lanciato ed eri intorno alla centotrentesima posizione. Cosa è successo in questi due anni, hai avuto problemi fisici?

_ I problemi fisici sono all’ ordine del giorno un po’ per tutti i giocatori ed io vengo, comunque, da tre operazioni alle ginocchia e, giornalmente, c’ è sempre un certo logoramento fisico. Col passare del tempo, posso fare degli esercizi di mantenimento per non stare peggio. Diciamo che il calo può dipendere da diversi fattori, da quello mentale a quello fisico; poi, c’è chi, in generale, prende il calo più alla leggera e chi, invece, come me, ne risente maggiormente. Io, personalmente, non sono riuscito a gestire bene questo calo, però è una cosa che viene da dentro e ci puoi lavorare quanto vuoi ma, principalmente, è un fatto mentale.

 

_ Sei in un buon periodo di forma, visto che prima della vittoria a Samarkand, eri arrivato in finale a Glasgow dove, dopo tre set, sei stato sconfitto dalla testa di serie numero uno, lo slovacco Lacko. Quali sono i tuoi programmi per questa seconda parte di stagione?

_ Dopo il Torneo di Samarkand, il programma prevedeva il Torneo di Mestre che, in previsione delle Qualificazioni di Wimbledon, è andato bene. Ho optato ancora per una stagione sulla terra, i prossimi Tornei saranno a Caltanissetta ed a L’ Aquila, in altura a 700 metri, dove la palla va più veloce; ho preferito iscrivermi a questi Tornei invece che fare i Challenger sull’ erba. In ogni caso, sono Tornei importanti che possono portare punti e poi giocherò le qualificazioni a Wimbledon.

 

_ Andiamo un po’ indietro con gli anni: quando hai iniziato a pensare che il tennis poteva diventare una professione?

_ C’ ho sempre creduto da quando avevo nove anni: un giorno, andai al Foro Italico e vidi sul Centrale Edberg e Sampras e mi dissi come sarebbe stato bello un giorno giocarci su quel campo. Arrivato a 28 anni, dopo l’ ultima operazione, ho pensato che quel sogno sarebbe rimasto tale  ed, invece, dopo due anni, c’ ho giocato.  Questa, diventa una professione quando riesci a guadagnare però, fondamentalmente, nel tennis sono in pochi quelli che riescono a farlo e bisogna vedere anche quali entità di guadagni. Si può vivere bene, comunque, anche giocando, tra virgolette, ad un livello più basso.

 

_C’ è il film “ Ritorno al Futuro “, adesso facciamo, invece, un ritorno al passato: qual’ è l’ avversario che ti ha dato più soddisfazione battere e quello invece contro il quale ti ha scocciato di più perdere e c’ è un torneo al quale sei maggiormente affezionato e quello, invece, che non vorresti più giocare?

_ Paradossalmente, l’ avversario in entrambi i casi è lo stesso ed è Tomic che ho battuto a Madrid, Torneo Master 1000 che si gioca subito prima di Roma, al primo turno; un mese dopo, ci ho giocato ancora contro, ed ancora al primo turno al Roland Garros, questa volta, appunto, perdendoci; mi ha dato fastidio perderci più che altro per il fatto che la testa era da un’ altra parte in quel match, e, quindi, non ero abbastanza concentrato. Poi, è ovvio che ci stia di perdere con un giocatore del suo livello. Il Torneo più bello, essendo italiano, non posso non dire Roma; allo stesso livello, più o meno, direi Wimbledon anche perché ho una gran voglia di tornare a giocarci. Tornei di un certo livello che non giocherei non ce ne sono.

 

_ Quando hai iniziato a giocare a tennis, ti sei ispirato a qualche tennista in particolare?

_ Come modello avevo Marat Safin, ex giocatore russo un po’ fuori di capoccia perché spaccava diverse racchette in campo; mi piaceva perché aveva un bellissimo rovescio ed ho cercato di ispirarmi a lui. Prima di lui, nel tempo, c’ è stato Pete Sampras e di entrambi avevo il poster in camera.

 

_ Com’ è, attualmente, la situazione del tennis italiano? Vedi intorno a te giovani di valore in campo maschile e femminile?

_ In campo maschile stiamo dando dimostrazione di essere ad un buon livello, al Roland Garros, Cecchinato è arrivato agli ottavi di finale ( insieme a Fognini ndr ); Berrettini è uscito al terzo turno, ma lottando, contro Thiem. Lorenzo Sonego è intorno al 120 de mondo, Gianluigi Quinzi nelle ultime due settimane ha vinto due challenger ed è intorno alla duecentesima posizione. In ambito femminile seguo un po’ meno, ma dietro la Errani non vedo molto, con la Vinci che si è ritirata e la Schiavone che ormai è arrivata a fine carriera. Al momento, dietro queste, non vedo delle papabili e stabili Top 100, chiaramente sperando di sbagliarmi.

 

_ Ci vuoi raccontare cosa fai quando non sei in giro a giocare a tennis e torni ai tuoi affetti familiari?

_ Quando sono a casa, mi piace stare con la mia ragazza, mi fa piacere passare del tempo con i miei cari, con gli amici e rimanere nell’ ambito tennistico, andando nei vari circoli ad Arezzo, a Sinalunga. E poi, cerco di restare sempre aggiornato sul mondo del tennis. Per staccare del tutto, dovrei buttare il telefono, ma non è proprio possibile farlo.

 

_ Ultima temutissima domanda: cosa vuoi fare da grande?

_ Voglio rimanere nel mondo del tennis perché in primis è quello che so fare. Mio padre ha un’ azienda di mobili, ma è una cosa che al momento non prendo in considerazione perché, fondamentalmente, non mi sentirei utile e per dover imparare quel mestiere ci vogliono tanti e tanti anni. Sono 23, 24 anni che gioco a tennis, anche a buoni livelli, quindi penso di poter aiutare tanti ragazzi tecnicamente, ma soprattutto cercare di farli crescere come uomini, come persone. I miglioramenti che ho fatto io sono stati sicuramente tecnici, ma anche a livello di gestire la calma ed è questo che vorrei insegnare.

 

Stefano Bertini