L’Etruria

Redazione

Imposta sulla pubblicità a Cortona, Confcommercio contro le “cartelle pazze”

Imposta sulla pubblicità a Cortona, Confcommercio contro le “cartelle pazze”

Cifre maggiorate, nuove richieste di pagamenti, controlli “anomali” nelle attività e difficoltà di comunicazione con l’ufficio affissioni. Quest’anno l’imposta sulla pubblicità sta causando non pochi problemi ai commercianti cortonesi, che insieme alla Confcommercio fanno quadrato contro il modus operandi dell’agenzia che gestisce il servizio di accertamento e riscossione per conto del Comune.

“Gli imprenditori sono preoccupati per gli aumenti delle cartelle di pagamento, che arrivano fino a 500 euro in più rispetto allo scorso anno”, spiega il responsabile di zona della Confcommercio Carlo Umberto Salvicchi, “a diverse attività sono state recapitate richieste di pagamento, per le insegne e altro materiale di affissione, che mai prima d’ora avevano ricevuto”.

Ma quello che più sconcerta gli imprenditori è la strana modalità con cui vengono effettuati i controlli: “i commercianti si vedono contestare irregolarità senza che alcun ispettore si sia mai palesato in negozio - spiega Salvicchi – le notifiche di pagamento, infatti, arrivano sulla base di rilievi pubblicitari a insegne e vetrine fatti in assenza del titolare. I controlli sono legittimi, non c’è dubbio, ma il modo è da rivedere. Pare di scorgere una volontà punitiva che va ben al di là degli obiettivi dell’imposta”.

Confcommercio rivela poi un problema di comunicazione con gli uffici preposti: “è difficilissimo contattare l’agenzia concessionaria per avere dei chiarimenti in merito agli aumenti. Si pretende che gli imprenditori paghino senza pretendere spiegazioni. Quello che chiediamo a livello politico all’Amministrazione è che prenda in mano la questione ed istituisca, in accordo con il concessionario, un ufficio dove sia possibile avere tutte le informazioni necessarie. Tutto questo, ovviamente, con carattere d'urgenza, considerando che molti pagamenti scadono il 30 aprile”.

“L’esazione di una imposta non può essere interpretata come un atto vessatorio o, peggio, persecutorio. Per questo – conclude il responsabile di zona della Confcommercio - chiediamo che alla scadenza dell'attuale contratto il Comune riprenda in mano la situazione gestendo direttamente tutte le pratiche relative alla “tassa” sulle insegne, come fanno Comuni ben più grandi del nostro. È un appello che facciamo a tutti i candidati alla carica di sindaco”.