L’Etruria

Redazione

L’ ultimo saluto a Pierre Carniti.

A Roma, nell’affollata chiesa di Santa Teresa D’Avila, i funerali di un grande italiano, di un santo laico degli ultimi.

L’ ultimo saluto a Pierre Carniti.

Questa mattina nella chiesa di Santa Teresa D'Avila in Roma si sono svolti i funerali religiosi di Pierre Carniti. Tanti lavoratori e lavoratrici , tanta gente comune, istituzioni e tanti sindacalisti, politici per bene , che per nostra fortuna ancora esistono, si sono stretti in religioso silenzio e in preghiera attorno ai familiari (alla moglie Mirella, ai figli Pierre Junior, Flavio , alle sorelle Florisa, Pinarosa, Vanna e al fratello Tiziano, ai nipoti e alle nipoti) e alla Cisl che è stata la sua seconda famiglia.

In una chiesa affollata da amici arrivati da tutt' Italia, dopo la Santa Messa celebrata da Mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma , hanno tenuto brevi “epicedi” i figli Pierre Junior e Flavio e Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl.
Molto commovente e sentita l'omelia di Mons. Feroci che ha affidato  Pierre al Signore con queste toccanti, sincere parole: " un difensore dei poveri, degli esclusi senza mai offendere  o odiare  gli inclusi e gli abbienti. Un sindacalista operaista puro che ha servito i lavoratori e la comunità nazionale, l'Italia tutta , senza ostentazione , con umiltà e  con la forza delle idee sociali cristiane , senza essere mai clericale, con la concretezza della prassi, della  lotta sindacale confederale" .

Insomma, come hanno poi ricordato i figli e la segretaria generale della Cisl, al termine di un normale privato funerale cristiano  come quotidianamente si svolgono nelle nostre chiese  cattoliche, Pierre Carniti anche nel momento del  saluto terreno ha voluto essere sindacalista anomalo e cristiano. Ha voluto attorno a sé preghiera e  un pensiero concreto per gli ultimi, per gli esclusi: le offerte raccolte in chiesa per suo espresso desiderio  sono andate alle mense dei poveri della Capitale.

Al termine della celebrazione eucaristica, nel salutarne il feretro avvolto nella bandiera della Cisl e portato a spalla da giovani lavoratori di Roma, più di un presente non è riuscito  a trattenere le  lacrime  e all'applauso corale  ha unito il proprio : "Ciao Pierre! Grazie di essere stato un  laico testimone del Vangelo e un vero, puro sindacalista".

Come hanno detto i figli Pierre Junior e Flavio, "il lascito di nostro padre è grande, ma si può riassumere in tre riflessioni essenziali : servire, amare e portare sempre nel cuore coloro che indossano la tuta blu, cioè le persone che fanno i lavori più umili e faticosi; ricordarsi sempre di combattere la buona battaglia conservando la fede in quello straordinario fatto di solidarietà umana che è il sindacato, che è la Cisl; appartenere sempre alla schiera di chi fa sindacato e politica per servire il bene comune e non per inseguire denaro o censo”.


Io voglio aggiungere e  ricordare ai nostri lettori, quanto ebbe a dirmi in una delle ultime belle , profonde chiacchierate a casa sua : "dialogare, discutere con l'altro, con il  prossimo con argomenti, contenuti diversi, ma sempre con rispetto reciproco. Il dissenso non è mai lesa maestà (.....) quand'ero giovane mi dicevano che ero di sinistra. Sì, lo ero e lo sono anche oggi che dopo il quattro marzo i partiti politici sono stati sostituiti dai comitati elettorali e lo sarò anche domani. C'è  qualcosa  di male?".


Come persona privilegiata dalla sua amicizia e stima, aggiungo che, nella lunga traversata del deserto che ci attende oggi, tutti coloro che ancora hanno il coraggio di dirsi di sinistra, o di vivere il proprio tempo da dirigenti di sinistra, dovrebbero saper attingere al lascito politico, culturale, etico di Pierre: fermezza e dirittura morale; rispetto per l'avversario, umanità e umiltà, cioè rifiuto della supponenza e dell’arroganza.

Soprattutto , nel tempo della “risacca”, credo che debbano  ricordarsi che  “ se il lavoro è sempre esistito e sempre continuerà ad esistere, ci troviamo oggi di fronte ad un grave paradosso: mentre la disoccupazione cresce in tutto il Mondo ed in particolare nei paesi ‘sviluppati’, chi lavora, complice il sempre più evidente mischiarsi del tempo del lavoro e del non-lavoro, invece di riuscire a ridurre le ore di impegno, le vede crescere.

Ed allora, più che seguire i troppo facili innamoramenti del reddito di cittadinanza, occorrerebbe  riprendere la sua battaglia per “ la riduzione contrattata dell’orario di lavoro, per suddividerci cioè il lavoro che c’è, senza inseguire l’assistenza sociale nell’età della forza e del lavoro, (…) riscoprendo il valore dei rapporti tra individuo ed individuo, sostenendo che ciascuno vale in quanto parte del tutto, (…) riscoprendo con tenacia,con determinazione, con  impegno costante, la speranza in un possibile futuro migliore, (…) cominciando con il dare risposte concrete alla questione decisiva del lavoro per tutti. Senza farci intimorire, bloccare, fuorviare, dalle critiche, dalle obiezioni delle élites del potere economico finanziario,che, negli ultimi anni, ha costretto la comunità a sopportare durissimi costi umani e sociali, (…) ricordando che c’è sempre una primavera in arrivo, cioè la speranza di cambiare le cose. Ma , come diceva Aristotele, ‘la speranza è un sogno fatto da svegli’ e quindi occorre svegliarci prima che sia troppo tardi”.

Dal primo pomeriggio di oggi Pierre Carniti riposa nella vicina Umbria , nel cimitero di Massa Martana.

Ivo Camerini