L’Etruria

Redazione

Anche a Cortona è nato il Movimento dei Trattori

La voce dei contadini cortonesi che aderiscono al movimento dei trattori raccolta dal nostro collaboratore Ceccarelli

Anche a Cortona è nato il Movimento dei Trattori

L'appuntamento era per sabato 9 marzo alle ore 10 nella casa di Jacopo Mariottoni a Monsigliolo. Sono arrivato puntuale ma loro mi avevano preceduto, nella grande cucina stavano, chi intorno al fuoco col cane sonnacchioso accanto, chi seduto a tavola. Il padrone di casa aveva convocato i suoi compagni agricoltori cortonesi per raccontarmi le ragioni che li avevano spinti a aderire al cosiddetto “Movimento dei trattori” contro le politiche agricole europee.

Sono tutti dei piccoli coltivatori, uno, che è arrivato a conversazione iniziata, è anche terzista e tutti, tranne proprio il terzista, hanno ereditato terreno e attività dai genitori. Sono, le loro, aziende famigliari e di famiglia. La protesta è iniziata il 30 gennaio a Bettolle, in un’area nei pressi dell’uscita dell'autostrada dove in molti si sono ritrovati in sella al trattore per operare rallentamenti e blocchi alla circolazione stradale. Sono rimasti in presidio a Bettolle 7 giorni, quando poi il Movimento ha deciso di raggiungere Roma, anche i miei intervistati si sono uniti alla carovana. Scortati dalla polizia, che ha attuato una strategia di sfiancamento portandoli in strade secondarie, i trattori hanno impiegato 13 ore per arrivare a Roma dove sono stati convogliati in un grande spazio al civico 1111 di via Nomentana. Nella capitale, nonostante l’inevitabile intralcio al traffico causato da mezzi non nati per girare in città, gli agricoltori sono stati accolti con applausi e incoraggiamenti da parte della popolazione.

Finito questo racconto iniziale, utile per inquadrare le vicende personali in un quadro generale ho iniziato a fare delle domande che di seguito riporto con le risposte corali che il gruppo mi ha dato. Su ogni argomento tutti si sono espressi allo stesso modo e quindi non farò nell’articolo alcun nome, tranne quello, doveroso, di Jacopo, colui che ha offerto ospitalità. Solo nella didascalia della foto elencherò quelli con cui ho parlato e anche altri, che pur non presenti all’intervista, hanno partecipato alle proteste insieme con loro.

Il Movimento dei trattori è iniziato il 30 gennaio, a che punto è oggi, è tutto finito?

No, continua. La gente crede che sia finito perché la televisione e i giornali non ne parlano più, ma continua.

C'è stato qualcuno che vi ha organizzati?

Nessuno, è un movimento autonomo.

Neanche le associazioni di categoria?

No, ci sono stati tentativi di avvicinamento da parte delle associazioni di categoria e di altri soggetti ma li abbiamo respinti. Pensiamo che solo una protesta libera e autodeterminata può sperare di raccogliere il consenso della cittadinanza e aspirare a dei risultati concreti, evitando le speculazioni.

Quali sono gli scopi della protesta?

Molti, ma soprattutto uno: ottenere un giusto prezzo per i nostri prodotti, un esempio: nel 2022 un quintale di grano duro al conferimento ce lo pagavano in media 51 euro, nel 2023 meno della metà, in compenso tutto è aumentato, gasolio, trattamenti, concimi, praticamente lavoriamo sottocosto. Gli unici che non guadagnano con i prodotti agricoli sono quelli che li producono, è mai possibile? Chi invece nella filiera sta fra noi e il consumatore finale lucra abbondantemente, senza aver mai mosso una zolla.

Che cosa producete?

Grano, sia duro che tenero, e cereali, ma è dura perché ci tocca subire la concorrenza del Canada che può coltivare il grano usando i glifosati, mentre in Italia sono proibiti. Il glifosato è un disseccante che favorisce la maturazione del grano e permette, anche in un paese con un clima non mediterraneo, di far giungere a termine il ciclo del grano. Il Canada è un paese enorme, produce tantissimo ed esporta in tutto il mondo. Sono pochi i marchi di pasta italiana che non ricorrono al grano del Canada. Per giustificarsi dicono che il nostro non è sufficiente, ma non è vero, alle grandi industrie conviene far credere che sia così per tenere basso il prezzo del nostro. Il glifosato in Italia non si può usare per far seccare la coltura in atto, è consentito soltanto in caso di emergenze presemina, e non sempre. Sono norme stringenti e dunque si potrebbe pensare che il grano che circola in Italia sia puro come l’acqua sorgiva. E invece no, in Italia non possiamo impiegare, se non, appunto, in casi eccezionali, il glifosato ma possiamo importare dall’estero grano che ne contiene i residui. Per un agente fortemente sospettato di essere cancerogeno è davvero una bella contraddizione!

Avete parlato di glifosato, vi chiedo allora qual è la vostra posizione nei confronti dell’uso di pesticidi, e se anche a voi non converrebbe passare al biologico?

I nostri terreni non sono molto adatti al biologico, per la maggior parte sono fini e si riempirebbero di infestanti che, assorbendo i nutrienti, impedirebbero ai cereali di crescere e maturare appieno. Il biologico da noi si può fare su bassi numeri ma non sulle grandi quantità, salvo ovviamente accettare di rimetterci! In Valdichiana, per nostra esperienza, possiamo fare agricoltura tradizionale supportata da pesticidi, che noi naturalmente usiamo nei limiti di legge. Rispettiamo la carenza di un mese, obbligatoria prima del raccolto, ma se in quel mese piovesse molto o accadessero eventi meteo rovinosi potremmo perdere tutto, raccolto e denaro. Quello che pochi sembrano non tenere in considerazione è che gli agricoltori lavorano all’aria aperta, noi non siamo impiegati, noi stiamo, per dir così, sotto il cielo di Dio, nel senso che siamo soggetti ai capricci del tempo - particolarmente in quest'epoca di cambiamenti climatici -, fino al giorno in cui andiamo sul campo a raccogliere.

Se la situazione è questa come fate a reggere botta e a continuare?

Riusciamo a fatica, se il prezzo del grano dimezza da un anno all’altro significa che produciamo sottocosto. Per ora tamponiamo le ferite ma fino a quando? Senza di noi la gente non mangia, il nostro settore è vitale, nel vero senso della parola, e non può essere abbandonato, chi ci governa deve farsi carico dei nostri problemi e venirci in aiuto, il nostro lavoro va tutelato. Gli agricoltori sono una risorsa, non solo producono materialmente il cibo, ma tengono in ordine l’ambiente, impediscono il rinselvatichimento, manutengono i piccoli fossi. Il paesaggio della Toscana, così come lo conosciamo, l’hanno creato i contadini in secoli di lavoro, più che la natura. 

Si dice che abbiate molti sussidi dalla Comunità Europea. Se non fosse vero come riuscite a permettervi trattori che vanno dai 100.000 ai 250.000 euro?

Abbiamo dei contributi a fondo perduto, è vero, ma in una misura dal 40 al 60 percento, il resto più l’iva devono uscire dalle nostre tasche. Quanto ai contributi che ci danno per tenere i campi fermi, state certi che preferiremmo coltivarli! Queste purtroppo sono strategie architettate dalla Comunità per impedire che i vari paesi si pestino i piedi a vicenda facendosi inutile concorrenza.

Esaurite le domande che qui ho condensato e riunito, la conversazione ha preso un tono più colloquiale, ne è risultato che questi ragazzi - il più grande ha 50 anni e il più giovane 29 -, sanno benissimo che nel loro ambiente ci sono speculatori che utilizzano la protesta per fini impropri se non illegittimi, e che le forze politiche di ogni colore hanno a cuore il voto degli agricoltori e se lo contendono con promesse più spesso disattese che onorate. Lo sanno e perciò cercano di difendersi da strumentalizzazioni e attacchi. Il Movimento dei trattori non considera chiusa la protesta e i miei intervistati hanno confermato che presto anche loro ripartiranno per Roma.

Alvaro Ceccarelli

NB: nella foto di corredo, da sinistra a destra, Marco Bittarelli, Andrea Giangregorio, Fabrizio Saccone, Salvatore Fais, Gabriele Acquarelli, Jacopo Mariottoni, Giorgio Ianunzio, Luca Papa, Andrea Papa. Nelle altre foto in Gallery: Il primo giorno del presidio di Bettolle;La sera dell’arrivo a Roma;L’accampamento di via Nomentana;Cena degli agricoltori con i sostenitori cortonesi; L’orto di via Nomentana; Manifestazione dentro Roma del 13 marzo.