L’Etruria

Redazione

In ricordo di Pasquale Inglisano, dirigente Fim ed  uno dei “ capitani della  sussistenza Cisl” di Via Po negli anni 2000-2014.

In ricordo di Pasquale Inglisano, dirigente Fim ed  uno dei “ capitani della  sussistenza Cisl” di Via Po negli anni 2000-2014.

Domenica 17 luglio 2022, Pasquale Inglisano è stato chiamato alla Casa del Padre. Pasquale Inglisano è stato uno dei più amati  sindacalisti metalmeccanici della Fim, ma anche uno dei più riservati e stimati “capitani” della cosiddetta “ sussistenza Cisl”, cioè di quel reparto di uomini e donne sconosciuti all’opinione pubblica,  che però sono stati, a partire dall'epoca di  Giulio Pastore fino ai giorni nostri,  il vero cuore dell’organizzazione della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori e che , con frase carnitina e manghiana, chiamiamo “ santi minori del sindacato”. Cioè persone che, per dedicarsi ai valori e all’azione sindacale, hanno trascurato la loro vita, i loro interessi personali, le loro famiglie a vantaggio del bene comune, della conquista dei diritti dei lavoratori italiani.

Pasquale in questo nobile , ma sconosciuto reparto cislino era una bella , importante colonna, un capitano della sussistenza appunto come lo chiamavo io e qualche suo altro amico operatore confederale  che, negli anni 2000-2014, abbiamo avuto la fortuna e l’onore di lavorargli accanto e di godere della sua amicizia, della sua intelligenza, del suo pensare e del suo fare sindacato,del suo fare Cisl. In pochi sapevamo che fu proprio lui a suggerire, con Bonanni ed Angeletti, al grande martire della democrazia italiana Marco Biagi, la formula del contratto a progetto, quello che oggi chiamiamo smart working.

In questo giorno di dolore e di ricordo, tanti sono  i momenti , le chiacchierate e le attività di lavoro sindacale che si affollano nella mia mente. Non basterebbe un libro intero per raccontarle e con il loro racconto ricostruire il profilo di  un sindacalista, di un cislino, che non è stato solo un "capitano", ma anche una vera eminenza grigia della Cisl dei primi due decenni di questo secolo.

Pasquale è stato nella Fim ( la categoria dei metalmeccanici)   una di quelle pietre portanti che hanno costruito la Cisl nell’Industria meccanica. E’ stato  (come documenta anche l’immagine qui pubblicata nella foto collage di corredo e relativa al suo intervento introduttivo, da operaio e da delegato di reparto,  alla famosa, oceanica  assemblea degli operai Fiat di Mirafiori dei primi anni 1970 in cui Pierre Carniti parlò con ben visibile in tasca L’Unità, quotidiano del Pci) una  pietra forte e angolare della formidabile marcia di CGIL, CISL e UIL nello Stato italiano ed insieme protagonista e testimone importante della irripetibile  ascesa novecentesca, sociale e politica, del sindacato italiano e della Cisl.

Così lo ricorda Franco Aloia, già segretario Fim Torino prima e poi segretario nazionale della stessa:”Pasquale è stato uno dei tanti militanti e dirigenti sindacali meridionali che hanno avviato la propria emancipazione , attraverso l'università della fabbrica. Per lui, la linea di montaggio  della Carrozzeria della Fiat Mirafiori. Fu attivo protagonista in quel folto gruppo, prima di operai e poi di delegati sindacali radicali che con le lotte e la contrattazione, cambiarono i rapporti sindacali in Fiat. Nella seconda metà degli anni 1970, la Fim torinese gli diede l'incarico di operatore sindacale nella Prima Lega Flm, nel borgo operaio di San Paolo, che tra le molte fabbriche metalmeccaniche vedeva la presenza degli stabilimenti storici della Lancia e il grande grattacielo,  visibile da tutta la città, della direzione e di tutti gli impiegati.  Era anche responsabile dei più moderni stabilimenti Lancia,  nella città di Chivasso. La radicalità operaia di quel periodo fu accompagnata dalla sua adesione al gruppo extraparlamentare di Avanguardia Operaia. La militanza nella vivace e propositiva Fim torinese lo forgiò ai meccanismi relazionali collettivi. Costruire organizzazione,  tenere assemblee,  discutere su rivendicazioni da far avanzare nella contrattazione, approfondire specifiche modalità dell'organizzazione produttiva lo fecero diventare un appassionato dirigente sindacale”.

Come mi ripeté ancora agli inizi del 2019 nell’ultima , lunga chiacchierata che ebbi con lui in un bar di via Tevere a Roma  Pasquale si sentiva fiero di appartenere alla “corrente sindacale della Cisl”, come tanti altri.

Fu quella una chiacchierata in cui mi confessò  la sua amarezza, il suo dolore per il “tunnel nero e di declinio in cui oggi sono entrate  le organizzazioni sindacali che con l’avvento della globalizzazione hanno rinunciato al principio dell’ autonomia nei confronti dei partiti politici". In quella chiacchierata mi raccontò in maniera essenziale la sua vicenda, la sua storia cislina e mi  parlò facendomi vedere e scorrere una cinquantina di pagine di un libro di memorie che stava scrivendo sulla sua vita di sindacalista .

Ricordo che mi elencò i vari capitoli della bozza  cui stava lavorando  e quando mi diede da sfogliare i fogli che aveva nella sua borsa,mi colpirono molto le pagine dedicate al suo essere operaio in Torino alla Fiat, il suo incontro a Mirafiori con la Fim-Cisl, il suo arrivo con D'Antoni in Confederazione, la sua collaborazione dal duemila, a fianco dei segretari confederali e dei segretari generali tra gli operatori confederali dopo essere stato un importante dirigente della Fim nazionale. Mi fece leggere alcune  pagine sul suo essere stato "capitano della sussistenza di Via Po " al dipartimento del Mercato del Lavoro e in vari altri dipartimenti da D'Antoni in poi. Aveva  con se anche un ritaglio di Conquiste del Lavoro del giugno 2002, relativo al suo intervento alla dirigenza cislina siciliana, allora guidata da Paolo Mezzio. Sono andato a recuperare quel servizio giornalistico e voglio qui citare  alcuni brevi passi della relazione che tenne in quell’occasione a nome del Dipartimento Nazionale Confederale del Mercato del Lavoro, perché, sempre in quella chiacchierata, si rimproverava di non essere riuscito ad imporre un contratto nazionale di salario minimo . Diceva infatti in quel 2002, in quell’occasione di incontro sindacale in Sicilia: Lo scenario del mercato del lavoro in Italia sta cambiando e su questo cambiamento influiscono l’aumento dei rapporti di lavoro atipici e del lavoro sommerso, esternalizzazione da parte delle imprese delle funzioni non strategiche, utilizzando il lavoro temporaneo e/o atipico, lo sviluppo e la messa in rete delle PMI, le esigenze di flessibilità e di mobilità professionale, i circa tre milioni di disoccupati in gran parte del Sud. Tutte queste trasformazioni  cambiano  necessariamente    sia la domanda che l’offerta. .. di qui la necessità, secondo la Cisl, di innovare la regolamentazione dei rapporti di lavoro, al fine di governare il cambiamento e tutelare i lavoratori con un contratto nazionale di salario minimo.       

Ecco, Pasquale Inglisano era un sindacalista vero, una persona buona, un cislino appassionato che vedeva " lungo ", lontano e credo che oggi vada studiato e rivalutato anche il suo lavoro dal 2000 al 2014 con Raffaele Bonanni, con cui aveva una amicizia speciale di cultura cislina e di vicinanza territoriale .

Sempre in quella lunga chiacchierata mi fece molte confidenze (essendo stato egli  un vero, riservato braccio destro di Bonanni, sia negli anni della segreteria confederale sia in quelli della segreteria generale)  su  alcuni, delicati passaggi di cambiamenti  politici dei vertici Cisl tra il 2006 e il 2014.

Nelle pagine di quei fogli erano segnati nomi e cognomi , episodi, incontri e discussioni importanti e decisive cui aveva assistito direttamente o ne aveva avuto contezza.

Mi promise una copia di questo libro,appena l’avesse pubblicato, ma poi la pandemia non ci ha fatto più incontrare. Io infatti non sono più andato a Roma e lui non è più venuto a Cortona, dove voleva tornare per una visita turistica con la famiglia , avendo apprezzato e ammirato la mia città durante i lavori di un consiglio nazionale Fim tenutosi agli inizi degli anni 1980 nella antica città di Dardano e del quale ero stato promotore su incarico dell’allora segretario nazionale Bentivogli.

Il ricordo di quella lunga  chiacchierata al bar in Via Tevere mi fa piangere  oggi la perdita di un amico, di una persona buona, educata, attaccata ai valori della democrazia e del sindacalismo cislino. Un amico sempre molto riservato che in quell’occasione mi raccontò tante cose, compreso il fatto che si sentiva fiero di quello che aveva fatto e vissuto come dirigente e come operatore sindacale , perché sempre aveva “pensato ed agito come cislino di scuola antica e senza alcun tornaconto personale” e che il dedicarsi ora  alla scrittura delle sue memorie lo rendeva felice e sereno.

Spero tanto che quel libro lo abbia scritto e pubblicato. Io da quel mese del 2019 non l’ho più incontrato, perché con il covid in giro a noi diversamente giovani ci hanno messo nella lista dei vuoti a perdere, degli scarti da mandare al macero senza se e senza pietas , come dicevano in tanti, senza vergogna, nei duri drammatici mesi dei primi due lockdwon. Sono sicuro che essendo persona meticolosa  e innamorata della Cisl , se non l’avesse pubblicato, ha lasciato questo libro  in eredità alla sua famiglia, che saprà come renderlo pubblico.

Ciao ad altri incontri e chiacchierate, caro amico Pasquale e soprattutto un : “Buona strada nelle eterne praterie della Gerusalemme Celeste , dove "possa  la strada alzarsi per venirti incontro, / possa il vento soffiare sempre alle tue spalle,/ possa il sole splendere sempre sul tuo viso" .

Alla sua famiglia, ai suoi parenti tutti, le mie cristiane condoglianze e quelle de L’Etruria, che talora leggeva con piacere quando gliela portavo nel suo ufficio di Via Po,21.

Ivo Camerini