Nei giorni di Pasqua ho avuto il piacere e l'onore di far visita in Castiglion Fiorentino all' amico e collega Giuseppe Alpini, stimato e illustre professore di materie umanistiche nei nostri licei aretini , ma anche il primo ed ultimo grande e indimenticabile sindaco socialista che, sul finire del Novecento ed inizio Duemila (1993-2001), abbia governato in maniera encomiabile l’unico comune bianco della Valdichiana guidato ininterrottamente dalla Democrazia Cristiana dal 1946 al 1992, con sindaci altrettanto encomiabili e tra i quali ancor oggi sono molto ricordati il Pieri Piero, il Rosini Angiolo, il Cateni Giorgio, il Valdarnini Giulio, il Conti Igino, il Brandi Giuseppe, il Girolamo Presentini e il Gadani Santi.
Dopo aver parlato de universo mundo, come avviene tra amici che non si vedono da molto tempo, il Beppe Alpini, dopo avermi mostrato dalle finestre di casa sua, che, trovandosi sul lato destro subito fuori Porta Romana (quasi come il classico edificio medioevale edificato a protezione della città e per la selezione di quanti vogliono farvi ingresso) domina la Val di Chiana, i confini comunali con Cortona sui colli di Montecchio Vesponi , che fanno da sperone al Monte di Sant’Egidio impedendo la vista dell’antica Lucomonia etrusca, mi ha donato una copia con dedica della sua ultima fatica letteraria. Cioè il bel libro di letteratura storica locale pubblicato nel 2025 per i tipi della Casa editrice Effigi, con il titolo “ Venne fatto estrarre da carcere segreta…Norma e trasgressione in Castglion Fiorentino al tempo dei Lorena”.
Un libro presentato in Castiglioni nell’autunno scorso e con il quale il professor Giuseppe Alpini, da sempre attento alla ricerca e riscoperta delle antiche e forti radici contadine dei castiglionesi ci regala un bel romanzo popolare della Castiglion Fiorentino tra il 1737 e il 1849.
Negli anni del governo toscano dei Lorena succeduto ai Medici, Castiglion Fiorentino è una comunità posseduta e amministrata da pochi signori agrari che rispondono al Granducato Toscano e il popolo basso e lavoratore, organizzato ancora nelle linee parrocchiali medioevali dell’union sacrée tra Chiesa ed Impero, vivacchia e sopravvive con il lavoro contadino della terra a mezzadria e con il tradizionale, secolare mezzo dell’arrangiarsi quotidiano che contempla anche il furto individuale o organizzato per redistribuire il necessario a vivere e mantenere la prole.
E proprio attraverso una simpatica, documentata ricerca negli archivi storici castiglionesi il Beppe , come lo chiamano ancora ex-alunni, amici e compaesani, ci regala oltre duecento pagine di dotta, godibile e scorrevole letteratura storica, che , nella riproposizione guidata e commentata dei verbali del tribunale civile e penale dei Lorena, ci porta a conoscere il popolo basso castiglionese.
Seguace esemplare di Antonio Labriola e della scuola storiografica italiana sui lavoratori e sulle classi subalterne, Alpini con questo libro ci regala una nitida ed importante fotografia di quei castiglionesi contadini,proletari e operai della Val di Chio e della Valdichiana che furono senza voce e senza storia secondo tanti accademici vanno lasciati nell’ombra dei gruppi dirigenti o dominanti. Ai “ poveri diavoli” e “ fra Dolcino” della campagna, della collina e della montagna castiglionese il professor Beppe ora ridà voce, visibilità e storia.
Alle moltitudini di un popolo di miserabili ,senza volto e senza ribalta,in queste pagine, il professor Alpini guarda e racconta senza giudicare , ma con “ uno sguardo il più comprensivo possibile della loro identità alla quale riconoscere quella dignità che mentre erano in vita è stata loro negata”.
Dalle pagine di questo libro, insomma ,emerge una umanità vivace, anche se rassegnata davanti ad un potere lontano ed insensibile come quello odierno che domina il mondo e che, come allora, pretende di normare e rendere felice a sua insaputa le classi più disagiate, che , secondo lor signori,non dovrebbero essere cittadini , ma sudditi. Come chiosa nella sua premessa lo stesso professor Alpini, da questo bel libro di “poveri cristi emergono non solo piccoli eroi del vivere quotidiano capaci, nonostante le avversità, di andare avanti, ma anche personaggi che vogliono affermarsi collocandosi ai margini della società, anche quella dei loro eguali, trasgredendo non solo le norme calate dall’alto per la felicità del popolo, ma anche quelle non scritte che regolavano la convivenza fra gli ultimi dove contava molto essere uomini di garbo e non diffamati nella pubblica opinione”.
Questa umanità castiglionese è collocata da Alpini dentro un rigoroso e documentato percorso storico degli anni di due mezzi secoli che fanno un magmatico secolo lungo che va dall’instaurarsi del Granducato di Toscana dei Lorena alla sua fine con lo sconquasso europeo del 1848, passando per gli anni napoleonici, per la parentesi del Viva Maria e lo sconquasso castiglionese del 1849.
Nei diciotto capitoli in cui è ripartito (fine dei Medici e nascita del Granducato dei Lorena; riforme e marginalità sociale ovvero dell’illuminismo protestante giansenista in Toscana e il governo di Pietro Leopoldo; la mezzadria; la giustizia delal Leopoldina; l’economia e la giustizia nel vicariato castiglionese; la temperie francese e l’unità d’Italia; la fine del Granducato di Toscana; il quarantotto europeo e il quarantanove castiglionese) Beppe salda il “grosso debito” storico con i senza storia castglionesi. E lo fa con lo stile di quelle sue lezioni d’aula liceale che tanto affascinavano i suoi studenti castglionesi,cortonesi ed aretini che ancor oggi lo ringarziano. Un grazie sincero anche da parte mia, perché questo libro dà voce e storia anche alle mie radici castiglionesi per parte di mamma Rina , nata in Val di Chio da genitori i cui trisavoli vissero senz’altro le condizioni del quotidiano contadino e proletario dei poveri diavoli e fra Dolcino oggi eroi di questo bel libro.
Per saperne di più: Giuseppe Alpini, Venne fatto estrarre da carcere segreta…, Edizioni Effigi, 2025, pp. 231.
Ivo Camerini