L’Etruria

Redazione

Una bella fotografia della mancata  industrializzazione del Mezzogiorno d’Italia

In un libro-dossier di Bruno Ranucci  

Una bella fotografia della mancata  industrializzazione del Mezzogiorno d’Italia

E’ uscito nei mesi scorsi il volume “ La grande illusione” di Bruno Ranucci, amico di Cortona e attento lettore de L’Etruria.

Bruno Ranucci, sindacalista Cisl dell’antica scuola di Giulio Pastore, Pierre Carniti e Franco Marini, oggi vive da pensionato attivo a Vercelli, dove è stato Segretario generale della Cisl Territoriale, ma è nato nel 1948 a Sparanise in provincia di Caserta.

A quelle terre della cosiddetta Campania Felix è rimasto profondamente attaccato (nonostante che da giovane abbia dovuto seguire la strada dell’emigrazione comune a tanti suoi coetanei) e  soprattutto ha portato nel suo cuore di migrante e di sindacalista cislino il suo paese natale, la sua piccola patria, cui oggi rende omaggio con questo denso , ponderoso volume ( oltre quattrocento pagine) che ci racconta la storia della Manifattura Ceramica Pozzi. Una storia che doveva essere di modernizzazione e di progresso industriale del nostro mezzogiorno d’Italia ed invece si rivelò poi una scommessa fallita, una “ grande illusione” spazzata via dalla globalizzazione di fine Novecento e dai nuovi processi industriali della rivoluzione tecnologica iniziata nei primi anni del XXI secolo ed in via di consolidamento nonostante  tutti i bradisismi, i terremoti che  oggi si abbattono non solo nel nostro Sud , ma nell’intera Italia. Una storia che con questo articolato e documentato dossier Bruno Ranucci addita allo studio e alla memoria collettiva non solo della sua piccola patria, ma a tutti gli italiani che hanno a cuore l’uscita dal tunnel morale, civico e politico in cui il nostro Paese è precipitato con la crisi mondiale della prima globalizzazione del 2008 e che oggi viene acuita e drammatizzata dalla pandemia Covid-19.

Quell’angolo di Campania Felix, in cui nacque Bruno, oggi sembra essere sepolto sotto le ceneri di uno sviluppo speculativo e arraffone ( che ancor oggi carsicamente riemerge, nonostante i suoi fallimenti e i suoi delitti ), ma questo libro  di Ranucci, con il suo denso e interessante archivio di documentazione di atti e immagini, ce lo restituisce a tutto tondo come monito politico e sindacale per guardare ancora avanti con speranza e coraggio in un' Italia che dovrà pur uscire presto da questo inverno istituzionale (iniziato con le elezioni del 18 marzo 2018) per addentrarsi in una nuova primavera che veda ancora ( secondo anche gli insegnamenti di Giulio Pastore, richiamati nel libro alle pagine 62-66) il “ fattore umano” come la chiave di un nuovo  sviluppo, di un nuovo  domani che sappia impegnare sindacati e partiti per avere nuovamente un progresso costruito con  “ l’uomo al centro di ogni preoccupazione”.

Ecco, in sintesi, il contenuto di quest’interessante e prezioso libro di Bruno Ranucci, che ci dà un “ focus” indispensabile per capire perché una terra agricola, ricca di civiltà contadina e di  felicità pastorale, si sia trasformata prima nella cosiddetta “ Brianza del Sud” e quindi in “Terra dei Fuochi”.

Il volume si compone di tredici capitoli in cui vengono narrate le vicende politiche e sindacali che portarono alla realizzazione dello stabilimento Ceramica Pozzi di Sparanise, il più importante del Mezzogiorno in quel periodo, in una grande area lungo la via Appia.

Dal primo capitolo al quinto si ricostruisce la storia dell’insediamento, che fu fattore di sviluppo industriale con una buona crescita di occupazione operaia e di tecnici (più di 2.000 lavoratori), grazie ai fondi dell’intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno.

Lettura di interesse sociale sono senz’altro i capitoli dedicati alle varie iniziative ed attività promosse dalle organizzazioni sindacali: da quelle per la battaglia sulle “150 ore” ai seminari di formazione continua sul salario, sul cottimo e sull’organizzazione del lavoro.

Anche le sintesi essenziali dei capitoli sei e sette ( pagina 179 e seguenti) dedicate a vicende di storia italiana ormai nota e ricostruita sono di grande  importanza per inquadrare la vicenda industriale di Sparanise nel più ampio quadro del fallimento dello sviluppo industriale del Mezzogiorno d’Italia che fu senz’altro dovuto al ruolo delinquenziale dell’affarismo, coperto dalla P2, di alcuni protagonisti  del mondo imprenditoriale, che furono anche noti a livello internazionale come Michele Sindona, Raffaele Ursini e Salvatore Ligresti.

Nella parte conclusiva, il libro di Ranucci ci racconta la fase decadente dello sviluppo industriale dell’Asi Sparanise. Una fase  avviata negli anni 1970 e segnata da grandi lotte operaie e da manifestazioni, che coinvolsero anche i movimenti giovanili e gli artisti a livello dell’intera provincia di Caserta.

Un prezioso racconto storico, insomma, questo libro di Bruno Ranucci, ricco di un corredo archivistico di grande valore di manifesti, verbali vari, di documenti e di foto, che rendono visive le speranze e le contraddizioni di una delle storie più emblematiche della “mancata modernizzazione” del Mezzogiorno. Ma anche un racconto, una bella fotografia, che  non nasconde l’amarezza dell’autore rispetto ad una classe dirigente che non si è dimostrata all’altezza dei nuovi processi di innovazione produttiva e di trasformazione su larga scala, aiutando così a spazzar via quella "grande illusione" che anche il giovane Bruno Ranucci aveva coltivato assieme ai suoi compaesani in quei lontani decenni di metà Novecento.

Per saperne di più: Bruno Ranucci,La grande illusione. L'industrializzazione del mezzogiorno: la manifattura Ceramica Pozzi di Sparanise, Vercelli,2019.

Ivo Camerini