L’Etruria

Redazione

Cortona e Severini: documenti ritrovati e  inediti

Cortona e Severini: documenti ritrovati e  inediti

La grande mostra su Gino Severini, i nostri servizi su quest’evento, la pagina di ricordi della figlia Romana Severini in esclusiva per L’Etruria e da noi pubblicata il 15 settembre hanno stimolato molta attenzione sul rapporto del grande artista con la sua Cortona.

Alcuni diversamente giovani e molti parenti o discendenti di cortonesi coetanei di Severini ci hanno raccontato dei ‘piccoli e grandi incontri’ del Severini con i suoi concittadini negli anni 1950 e primissimi anni 1960. Alcuni ci hanno anche detto di avere avuto in eredità anche piccoli quadri o disegni all’impronta regalati dal maestro durante le sue vacanze o soggiorni estivi cortonesi.

Nella mattinata del primo ottobre, passando per Rugapiana, ho avuto il piacere e l’onore di essere invitato dalla cara amica Valeria Lorenzini nel suo bel negozio di artigianato tipico e di essere messo a conoscenza di alcuni documenti che la nota guida turistica della nostra città conserva con tanta cura ed amore in un cassetto della sua scrivania.

Si tratta di una copia del celebre settimanale magazine di rotocalco e informazione di ispirazione cattolica pubblicato in Italia negli anni '60, diretto da Attilio Monge,Gianni Bonetto e Eliseo Scardossa, che ,nel numero 44 del primo novembre 1964, pubblica un ampio reportage su Gino Severini. Un reportage  dove si dedica ampio spazio al legame tra l’artista e Cortona e dove vi è una lunga intervista alla cortonese  Rita Cherubini Nuti, amica d’infanzia di Gino.

Questo documento Valeria lo ha avuto dalla zia Norma Lorenzini, sorella del suo babbo Antonio che sono anche gli eredi del quadro, un acquarello,  dedicato e regalato da Gino alla sua amica Rita durante una vacanza cortonese dei primissimi anni 1960. Inoltre Valeria ha anche l’originale di una foto regalata da Jeanne  Severini a Rita in ricordo del battesimo della piccola Alessandra e che sul retro reca una nota e una dedica autografa.

Si tratta di documenti di grande interesse per ricostruire il rapporto, il legame di Severini con i cortonesi oltre che con Cortona . Documenti  soprattutto che ci danno una bella fotografia del suo sentirsi uno di noi e che regalano ricordi di una amicizia oggi praticamente sconosciuta seppur durata tutta una vita. L’amicizia tra Gino e Rita , sua coetanea e vicina di casa in Borgo San Domenico e che egli va sempre a visitare  e salutare in ogni suo ritorno in Cortona degli anni 1948-1964. Ma riprendiamo alcuni brevi passi del lungo racconto che  Rita Cherubini Nuti ottantenne rilascia a Franco Tampieri che due anni prima della morte dell’artista scrive un approfondito articolo sul Severini, anche lui ormai ottantenne.

“ Si, ne sono certa - racconta Rita- io sono stata la sua migliore amica, da piccola ed anche da grande. Siamo cresciuti insieme: si abitava di fronte. Da piccoli si andava spesso ai ‘Cappuccini’ ed erano passeggiate bellissime, io e lui soli. Anche quando siamo stati più grandi ci siamo mantenuti sempre soltanto amici e sentivamo, io lo so, un grande affetto l’uno per l’altra (…) Mi ricordo che quando eravamo proprio piccoli il nostro più grande divertimento era correre sulla ‘ruzzola’, una specie di slitta a rotelle che ci eravamo costruiti da soli, le ruote ce le aveva regalate un fabbro che lavorava in Borgo. Gino era gentile con tutti, non mi riocrdo che abbia fatto una sgarberia a qualcuno. Con me , poi, non ne parliamo! E non è cambiato per niente, nemmeno negli anni dopo, nemmeno quando era diventato famoso! Una delle ultime volte che venne a Cortona , quando gli diedero una medaglia d’oro, lo incontrai per la strada e intorno aveva tanta gente importante. Lo crederebbe? Lasciò tutti appena mi vide e mi venne incontro con le braccia spalancate. Io diventai rossa, di tutti i colori , con quella gente che guardava e non sapevo dove girarmi! Gino mi prese sottobraccio e si avviò per Rugapiana con me; parlava fitto fitto come quando eravamo picccini..L’ho rivisto pochi mesi fa qui a Cortona; però non stava molto bene; me ‘ ha detto anche lui. Pochi anni or sono mi regalò un suo quadro e me lo portò lui stesso. Arrivò un pomeriggio  con un involto sotto il braccio, lo svoltò con gran cura e mi disse: ‘ Questo, mia cara Ritina, l’ho dipinto proprio per te’. Io volevo dirgli grazie e invece mi misi a piangere…è buffo,vero?”.

Il racconto di Rita prosegue con il ricordo di  un divertimento che affascinava Gino, lei e altri piccoli scugnizzi cortonesi loro coetanei: il teatrino che la domenica pomeriggio realizzavano in uno scantinato di Borgo San Domenico,  dove Gino, che aveva avuto l’idea, era il regista, il capocomico e  colui che sceglieva le commedie e assegnava a sé e alla sua amica le parti più divertenti.

Assieme a questo divertissement culturale di ragazzi cortonesi (che possiamo chiamare ‘il Teatro di Gino Severini’ e che , forse, segna le prime tappe artistiche del maestro, l’incipit della sua strada nella vita, quella del pittore) in questa intervista apprendiamo anche che i due ragazzi poi erano molto affiatati nel partecipare alla vita civile e religiosa cittadina e soprattutto alla processione del Corpus Domini, quando tutte le vie venivano infiorate e loro due pensavano all’infiorata di Borgo San Domenico. Un’infiorata multicolore primaverile con fiori e verde, che i due si facevano regalare o ‘ rubacchiavano’ nelle ville dei signori, che, anche allora, erano poco inclini a condividere i loro agio, benessere con il popolo basso cui Gino e Rita appartenevano.

Ma all’immagine del ragazzo Gino che organizza un suo teatro in Borgo San Domenico o che fa l’infiorata di giugno e che da artista affermato ridiscende la ruga, che oggi porta il suo nome, con un quadro sotto il braccio per la sua amica Rita, non posso non aggiungere quella del Severini amico del giovane Evaristo Baracchi. Un’amicizia importante che racconta del legame artistico tra i due in quanto il Baracchi, come tutti sappiamo, è stato un grande artista della Cortona del Novecento. Un pittore, uno scultore , un personaggio importante, anche se meno famoso,della cultura e della civiltà cortonese del secolo passato, Un’amicizia che trova riscontro nei documenti che ancor oggi vengono conservati dai figli  Gianni e Piero Baracchi. Dalla bella fotografia che ritrae Severini con il giovane Evaristo (e che qui è visibile nella nostra foto-collage di corredo) ad una interessante lettera manoscritta, inviata da Gino da Parigi, che in lingua francese dà e chiede informazioni di natura culturale al suo amico Evaristo e che io ho avuto il piacere vedere e  leggere durante la preparazione e cura della donazione di opere di Baracchi  al nostro Maec disposta dalla moglie Vilma e dai figli Gianni e Piero nel 2018. Insomma, cari lettori, da attento giornalista di strada segnalo volentieri  questa  notizia samizdat di documenti di cui ho avuto contezza e visione nella mia piccola attività di innamorato di Cortona e di fiero “civis cortonensis”. Documenti ritrovati che, secondo me, sono da non disperdere e che potrebbero benissimo essere acquisiti al patrimonio culturale del nostro Maec tramite contatto ufficiale con i proprietari.

 Ivo Camerini