L’Etruria

Redazione

La Quinta Edizione di Toscanaingiallo; ovvero, l’arte di uccidere: ventisette modi diversi di raccontare il giallo

Premiazione domenica 26 luglio a Castiglion Fiorentino, alle ore diciotto

La Quinta Edizione di Toscanaingiallo; ovvero, l’arte di uccidere: ventisette modi diversi di raccontare il giallo

E così siamo arrivati alla quinta edizione di Toscanaingiallo. Sembra ieri che Lucio Nocentini mi propose questa idea del premio letterario da far confluire all’interno di una vera e propria antologia che avrebbe poi avuto cadenza annuale. Sicuramente esiste un filo sottile che lega la Toscana al giallo. Non è solo la luce che scolpisce i volti, non sono solo le colline che nascondono segreti, né le città d'arte che custodiscono misteri tra le loro mura secolari. È qualcosa di più profondo: è la capacità di questa terra di ispirare storie dove la bellezza e il delitto, l'arte e la morte, la ragione e l'ossessione si intrecciano in un abbraccio inquietante e affascinante. La quinta edizione di Toscanaingiallo è la riprova più luminosa, che pesca anche oltre i confini di questa magnifica regione.
I ventisette racconti che avete tra le mani – finalisti di un concorso che anno dopo anno si conferma un crogiuolo di talenti – non si limitano a raccontare delitti da risolvere. Esplorano l'animo umano nelle sue pieghe più oscure, ma anche nelle sue inaspettate tenerezze. Ci portano per mano nelle piazze di Pietrasanta e di Castiglion Fiorentino, nei musei di Arezzo e di Firenze, nelle ville decadenti della Versilia e nei laboratori degli scalpellini. Ci accompagnano indietro nel tempo, nel Rinascimento di Raffaello e di Michelangelo, e ci proiettano in avanti, in un futuro prossimo dove le intelligenze artificiali diventano testimoni e custodi di segreti.        
Cosa rende speciale questa antologia? La varietà.
Abbiamo gialli classici, dove l'ispettore di provincia e il maresciallo in pensione ricuciono indizi con pazienza artigianale. Ci sono noir psicologici che scavano nelle ossessioni più torbide, e thriller d'arte dove un quadro rubato o una scultura scomparsa diventano il motore di un'indagine che è anche una lezione di bellezza. Poi non mancano storie che profumano di cucina toscana e altre che sanno di polvere da sparo e di cenere. Abbiamo persino un giallo ambientato durante l'alluvione di Firenze del 1966, dove il fango non sommerge solo le strade ma anche i ricordi.
E poi ci sono i personaggi. La commissaria Ilaria Vicentini, burbera e sola, che si nasconde dietro il suo pessimo umore per non affrontare il dolore di una perdita. Il maresciallo Francesco DiCenno, calabrese trapiantato in Toscana, che si muove tra dialetti e indizi con la pazienza di chi sa che la verità, prima o poi, viene sempre a galla. Lo scrupoloso quanto spigoloso maresciallo Tènace di Tartaglia, costretto da copione ad anteporre il dovere al piacere della carne. Moreno Lopez, ex ispettore pre-pensionato, che nella Firenze del 2077 si trova a negoziare con un'intelligenza artificiale per risolvere un omicidio che forse non è un omicidio. E poi loro, i "cattivi" – o forse no – come Annarosa Bianchi, che uccide per amore e per non essere stata "una pennellata destinata a essere dimenticata nel quadro della sua vita".
Ventisette autori, ventisette modi diversi di raccontare il giallo. C'è chi gioca con la struttura classica (Tommaso Jardella, che riscrive Agatha Christie in un museo di sculture), chi mescola generi con audacia (Mattia De Pascali, che ambienta un'indagine durante una pandemia), chi si affida a una voce narrativa potentissima (Enrico Ruggiero, con il suo pittore alcolizzato e violento), chi scrive con eleganza e profondità (Maurizio Badiani, la cui "Signorina Lina" è un ritratto indimenticabile di dolore e memoria), chi invece propone un giallo storico-deduttivo di rara qualità (Alessandro Pampana). E c'è un filo rosso che lega tutti questi racconti, al di là della trama e dello stile. È l'amore per un genere che non smette mai di stupire. E in questi racconti non si respira l’aria da cartolina, ma quella vera: fatta di bar sport dove si spettegola, di laboratori di marmo dove la polvere bianca si deposita sulla pelle, di piazze medievali che diventano teatro di delitti e di resurrezioni, di mare e di colline, di arte e di fatica. Leggere questa raccolta è come fare un viaggio. Un viaggio a volte inquietante, a volte commovente, ma sempre avvincente. Ogni racconto è una tessera di un mosaico più grande, che racconta contraddizioni, bellezze, silenzi e urla.
Buona lettura. E attenzione agli indizi: potrebbero nascondersi dove meno ve lo aspettate.

Luigi Pachì