L’Etruria

Redazione

Sulla legge elettorale italiana

Una riflessione del giudice Federici

Sulla legge elettorale italiana

A proposito di legge elettorale mi sono sempre chiesto per quale motivo il popolo Italiano non riesca a farne approvare una seria e duratura tanto che da quando è entrata in vigore  la  Costituzione repubblicana, è stata cambiata quattro o cinque volte.

  I sistemi elettorali adottati nelle varie nazioni sono diversi e, forse, proprio per inseguire modelli diversi dal proporzionale puro che fu quello con cui venne eletta l’ Assemblea Costituente della Repubblica e poi per tante legislature il Parlamento, i nostri legislatori hanno più volte cambiato a partire dal 1993 la legge elettorale nazionale.   Io penso che sia bene sapere il perché di questa situazione d’incertezza e di continuo aggiornamento del sistema elettorale italiano. Un sistema che dalla rappresentanza di tutto il popolo ( legge elettorale pura) è passato alla rappresentanza di ceti e caste economico-sociali ( legge elettorale per bipartitismo e bipolarismo). Tutto questo continuo cambiare dal 1993 ad oggi  dipende dalla miopia e dalla pochezza della nostra classe politica oppure dalla sua specifica volontà,   che anziché fare gli interessi generali del Popolo Italiano, come è suo dovere,   cura solo il proprio piccolo orticello per cui la maggioranza che, di volta in volta vince le elezioni, cerca  solo di approvare la legge che più gli fa comodo?

    Ai posteri l’ardua sentenza, ma un pubblico consiglio vorrei darlo visto che di giustizia vera, quella dei fatti, mi sono sempre occupato. Il mio consiglio nasce non solo dalla esperienza, anche dalla conoscenza giuridica e culturale del passato, che mi ha sempre affascinato. Se si vuole far partecipare tutto il popolo al rinnovamento che i tempi nuovi chiedono non ci sarebbe altro che una legge elettorale pura come avvenne per la costruzione della Repubblica nel 1946 e 1948. Altrimenti un maggioritario con collegi uninominali come avviene in Inghilterra. Tutti gli altri modelli male si adattano all’Italia come dimostrano le leggi elettorali adottate dal 1993 in avanti.

Inoltre, siccome  nelle ultime tre elezioni del Presidente della Repubblica ci sono stati grossi problemi di convergenza politica, inviterei il Parlamento  a guardare a Roma che di leggi se ne è sempre intesa e che continua ad intendersene almeno con il Papato.

   Quella più seria, più efficiente, più duratura e, consentitemelo,  anche la più bella al mondo, l’ho scoperta consultando una edizione del 1600 delle leggi della Chiesa Romana, una delle poche Istituzioni al mondo che parla di Giustizia. E’ la legge sul Conclave approvata al Concilio di Lione del1275 su proposta di Papa Gregorio X. Pensate, dopo quasi ottocento anni è tuttora viva e vegeta. Basta guardare alla elezione degli ultimi otto Pontefici.

  Dovrebbe essere persa a modello per eleggere da parte del Parlamento il nostro presidente della Repubblica. Rielggendola almeno nei passi salienti, la trovo di grande interesse per eleggere il prossimo presidente della Repubblica,

   Eccone i passaggi che andrebbero adottati per il regolamento elettorale anche del presidente della Repubblica. “Ubi periculum maius intenditur ibi procul dubio est plenus consulendum…”

   “…La riflessione sul tempo passato insegna quanti disastri produca e di quali e quanti pericoli sia portatrice una troppo lunga vacanza della Chiesa Romana.

   Un ponderato esame dei danni di quel periodo mostra la stessa cosa (…) Questo, con l’approvazione del Sacro, Concilio, decidiamo che se nella città in cui risiedeva con la Curia il Pontefice, arrivi al suo ultimo giorno, i Cardinali presenti in città aspettino quelli assenti per soli dieci giorni, trascorsi i quali, sia che gli assenti siano arrivati, sia che non lo siano, tutti convengano nel palazzo dove il Pontefice abitava(…) Nello stesso palazzo poi tutti, senza alcuna separazione, stiano insieme chiusi da dove nessuno possa entrare oppure uscire…

   Se poi, non sia mai, entro tre giorni da quello in cui i Cardinali entrarono in conclave, non si sia ancora provveduto sul Pastore della Chiesa per i successivi cinque giorni, ogni giorno, sia a pranzo che a cena, devono accontentarsi di un solo pasto, trascorsi i quali, se non si è ancora provveduto, da allora in poi solo pane ed acqua sia ad essi servita fino a quando non abbiano provveduto”.

Mutatis mutandis, questa legge potrebbe essere un buon esempio per l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

Mario Federici, già Pretore di Cortona