Nei giorni di Pasqua 2026 ho avuto l’onore e il piacere di incontrare al Torreone il giovanotto ottantenne Giovanni Fragai, detto degli Armèri e tornato, come spesso fa, a far visita ai suoi parenti che abitano ai Cappuccini, dove anche lui aveva vissuto qualche anno con babbo Santino, mamma Maria Girasoli, le sorelle Ines, Lina e i fratelli Don Franco, Renato, Silvano e Ivo.
Giovanni, come tutte le sue sorelle e i suoi fratelli è nato agli Armèri di Casale, giù in fondo nell’ultima casetta medievale vicino al fiume Minima, in una famiglia cristiana e contadina tipica della civiltà montagnina dei secoli inizio milleduecento-primo millenovecento.
Lì ha abitato fino al 1953 quando lui e i suoi si trasferiscono in un podere dei Capuucini-Borgo Torreone.
A Torreone sul finire degli anni 1950 canta messa il fratello maggiore don Franco e alla cui mitica festa di nozze ( era stato ammazzato e cucinato il classico vitello grasso) con madre Chiesa partecipa anche la famiglia Camerini al completo in quanto lo zio Giovanni, fratello di mio nonno Ulisse, aveva sposato Caterina, sorella di Santino.
Fu lì in quella festa che ricordo di aver visto per la prima ed unica volta tutti assieme i componenti di una famiglia casalese stimata e benvoluta da tutti in quanto della loro presenza e vita agli Armèri non ricordo nulla perché se ne andarono che io avevo tre anni . Dopo quella festa familiare i fratelli e le sorelle Fragai si sposarono e presero strade diverse nel lungo e positivo viaggio di vita che ciascuno di loro avrebbe percorso: Lina ad Albenga, don Franco parroco a Pietraia, Renato a Firenze dove nel dicembre 1959 lo raggiunge anche il diciassettenne Giovanni, Silvano e Ivo nel centro storico di Cortona, dove vivono da bravi artigiani muratori e Ines rimane con i genitori, trasferendosi poi in Cortona quando si sposerà con Attilio, babbo di Maurizio e Sergio, il nipote che sul finire del Novecento compra la casa dei Cappuccini dove erano stati a mezzadria i nonni e oggi vi abita con la famiglia facendo da punto di riferimento anche per Giovanni, che spesso viene a trovarlo e a passare qualche giorno di amarcord dalla sua amata Firenze, dove nel 1977 si sposò e dove ha passato una intensa e proficua vita di lavoro prima come barista e poi come taxista autonomo.
Giovanni nella mezz’ora in cui ci siamo salutati e scambiati tanti ricordi della nostra Casale (e dei nostri parenti e casalesi buoni) ha tenuto a raccontarmi le tante cose belle della sua vita fiorentina, della sua amicizia con il mitico Mario Lunghi di Portole e delle gioie familiari che gli hanno dato la moglie e la figlia. Naturalmente mi ha parlato a lungo anche dei suoi sempre forti legami con la sorella Ines e i suoi figli tra cui i nipoti Maurizio e Sergio, che gli regala spesso il giornale L’Etruria e recentemente anche il romanzo “ I giorni e le notti di Annibale Barca tra Vallecalda e Cerventosa” , che rende omaggio a Borgo Casale e alla storia secolare della montagna cortonese.
Nel salutarlo e ringraziarlo gli ho fatto omaggio di alcuni numeri del nostro giornale usciti in questo inizio di anno che avevo in macchina e, che, come si vede dalla foto collage qui pubblicata, Giovanni ha molto apprezzato dicendo che li avrebbe portati con sé a casa anche per farli leggere alla amata figlia professoressa in Firenze e dove da tanto tempo egli ormai è “ Giovani da Cortona” e non più “ Giovanni degli Armèri”.
Ivo Camerini