L’Etruria

Redazione

C’era una volta la politica…

C’era una volta la politica…

Stamattina, con il ritorno dell’aria fresca, al mio solito bar–circolo culturale camuciese diversi lavoratori si sono intrattenuti a far quattro chiacchiere dopo il solito caffè mattutino delle sei, favoriti anche dal sorgere sempre più tardivo dell’alba. Tra i tanti discorsi ascoltati, riporto volentieri le riflessioni, molto interessanti ed attuali,di tre  avventrici cinquantenni .

Prima avventrice: “ Hai sentito della novità politica americana introdotta dal folle presidente negli Usa? Ad ogni elettore che lo voterà alle elezioni del novembre prossimo egli corrisponderà  cinquemila euro. L‘avesse detto un politico italiano o europeo l’avrebbero immediatamente messo in gattabuia. Siamo ormai alla frutta e il mondo è in mano a dei dittatori come Trump, Putin, Netanyau e compagnia brutta. Io non so più cosa pensare di questo mondo, di questa politica alla rovescia che sta riportando l’umanità agli stadi selvatici  pre-età moderna e pre-nascita degli stati di diritto e democratici”.

Seconda avventrice:Ormai non c’è più da meravigliarci di nulla. La politica intesa come confronto democratico e servizio alla comunità non esiste più. Siamo tornati ai tempi del sovrano e dei sudditi. Anzi peggio, del tiranno e degli schiavi. Non vedi come anche in Italia i politici ormai quando assumono una carica, un ruolo pubblico, anche istituzionale, si trasformano subito in padroni e invece di esercitare le loro funzioni al servizio del popolo, della comunità, si mettono a fare i padroni e ad imitare il famoso Marchese del Grillo, che comandava dicendo “ Io posso far tutto, perché io so' io e voi non siete nulla”. Poveri i nostri figli e nipoti che dovranno vivere in un mondo così nuovamente inselvatichito e comandato da ricconi o arrivisti che pensano solo al proprio portafoglio o agli interessi dei loro sodali e reggicoda.

Terza avventrice: “ Care amiche, visto che le vostre riflessioni ad alta voce le stanno ascoltando anche altri avventori  che sono qui al bar con noi a prendere un caffè prima di andare al lavoro, anche di sabato perché per noi dipendenti spesso non esiste più nemmeno il sabato e la domenica, vorrei approfondire il tema da voi sollevato con una riflessione generale e da persona che non si vergogna di aver studiato e ancora non ha portato il cervello all’ammasso del cretinismo, dell’ignoranza di ritorno. Ciò premesso, ecco la mia riflessione che può essere anche una valida conclusione alla discussione interessante da voi aperta. Il tema della politica intesa non più come servizio e confronto, ma come comando e dominio dell'uomo sull'uomo, tocca una delle fratture più profonde della modernità e interroga direttamente il senso profondo della democrazia e della convivenza civile.

La politica come servizio e confronto appartiene ormai all'idealità perduta.  Storicamente, e nella sua accezione più nobile, la politica nasce come l'arte di governare la polis, la comunità. La politica come servizio trovava  le sue radici nell'idea che il potere non sia un fine, ma un mezzo. Chi occupa una carica pubblica assume un mandato di cura verso il bene comune, ponendosi al servizio dei cittadini, in particolare dei più vulnerabili. La politica come confronto si basava sul riconoscimento dell'altro. Il dialogo, il dibattito parlamentare e la dialettica tra maggioranza e opposizione non erano ostacoli all'azione, ma la garanzia che ogni decisione fosse il frutto di una sintesi pluralista, dove il dissenso era  legittimo e costruttivo.

Purtroppo uccisi gli ideali, i valori culturali assieme alle cosiddette ideologie malvagie del Novecento abbiamo avuto quello che in tanti chiamiamo la deriva contemporanea. Cioè il comando e il dominio dei politici. Quando la politica smarrisce la vocazione del servizio e del confronto democratico , si assiste a una degenerazione tecnocratica o autoritaria in cui prevale la logica del dominio. L'avversario politico non è più un interlocutore con cui confrontarsi, ma un nemico da abbattere o silenziare.

Questo slittamento verso il "comando" si manifesta attraverso diverse dinamiche come ormai vediamo anche in Italia. Anche da noi orami da una decina di anni abbiamo la personalizzazione e la verticalizzazione del potere. I partiti tradizionali, un tempo luoghi di formazione del pensiero collettivo, hanno ceduto  il passo a strutture fortemente verticistiche guidate da leader autoritari e carismatici presso l’ignorante che sceglie di essere un tifoso a presindire invece di essere un cittadino dotato di cervello critico. Davanti a questa massa di seguaci il politico eletto accentra a sé tutte le  decisioni, riducendo gli spazi di discussione anche interna e di mediazione esterna. La partecipazione attiva viene sostituita dalla polarizzazione e dalla propaganda. Il cittadino non viene più stimolato a riflettere e a confrontarsi, ma a schierarsi acriticamente, diventando oggetto di strategie di consenso digitale e algoritmi emotivi. Con questa linea politica cosidetta degli interessi di parte e del fare il proprio bene personale, il cittadino è ridotto a a suddito o consumatore. E quel che è peggio a questo cittadino-suddito e tifoso ultras tutto gli va bene. La politica del dominio si nutre della paura e del conflitto permanente. Per giustificare la concentrazione del potere, si creano costantemente "emergenze" o si individuano capri espiatori, trasformando l'azione di governo in un esercizio di controllo sociale. Ecco perché non c’è più la politica di una volta e la nuova politica, che ormai possiamo chiamare mala-politica è nient’altro che il ritorno alla logica della forza.  Quali saranno le conseguenze per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti? La risposta purtroppo è terribile e tragica per chi crede alla ragion critica, al lume della ragione , alla fiammella del cuore che ragiona. La trasformazione della politica in uno strumento di dominio dell'uomo sull'uomo produce effetti disgreganti sul tessuto socialee le conseguenze sulla società si vedono già  in maniera chiara, netta. Anche la partecipazione alla vita politica nazionale e locale è toccata in maniera grave e il crescente astensionismo né è la conseguenza. La percezione che la politica sia una lotta di potere fine a se stessa, distante dai bisogni reali delle persone, spinge i cittadini all'apatia e all'abbandono delle urne. Ma non c’è solo questo. Abbiamo già da nani anche l’erosione dei corpi intermedi e nessuno se ne preoccupa. Sindacati, associazioni e comunità locali perdono rilevanza di fronte a un potere centralizzato che preferisce il rapporto diretto (e spesso manipolatorio) tra il leader e la massa. Senza spazi di confronto costruttivo, il dibattito pubblico si radicalizza, eliminando le sfumature e rendendo impossibile il compromesso sociale. Davanti alla  polarizzazione radicale della politica ( democrazia)  e non politica ( tirannia)noi che ancora ci sentiamo e vogliamo essere cittadini non possiamo non impegnarci a chiedere un ritorno all'etica della responsabilità di governo locale e nazionale ed europeo e mondiale. Alle urne dobbiamo scegliere quelle persone che vogliono rimettere al centro del governo  e della riflessione pubblica l'etica della responsabilità. Infatti per me , ma credo, anche per molti concittadini italiani e cortonesi, la politica può tornare a essere servizio solo se dal basso sappiamo  ricostruire i luoghi del confronto, se si restituisce valore alla competenza unita all'ascolto e se si riconosce che la vera forza di una democrazia non risiede nella capacità di chi comanda di imporre la propria volontà, ma nella capacità della comunità di decidere insieme. Buona giornata e ciao alla prossima chiacchierata tra lavoratori che stanno nella stessa barca”.

Il giornalista di strada che ha registrato questo interessante dialogo, concorda e lo ha trascritto volentieri per i lettori de L’Etruria.

Ivo Camerini