L’Etruria

Redazione

Anche alcuni cortonesi all'Eroica Dolomiti

Il racconto di Chiara che ha partecipato con Gabriele festeggiando così i loro sette anni di matrimonio

Anche alcuni cortonesi all'Eroica Dolomiti

Polvere, fatica e bellezza infinita: la nostra Eroica Dolomiti sul percorso medio di 93 km con 1800 metri di dislivello

Ci sono giornate che non si misurano in ore, ma in colpi di pedale, polvere negli occhi e battiti del cuore.

Sabato 5 settembre 2026, insieme con mio marito Gabriele Angori (abbiamo partecipato a questa edizione per festeggiare il nostro settimo anniversario di matrimonio) e insieme ad altri circa 350 altri "folli" e romantici del ciclismo d'epoca, mi sono ritrovata alla partenza di San Candido (1175 m sul livello del mare) per prendere parte all'Eroica Dolomiti, decima edizione.

La nostra scelta, che è stata fatta direttamente su carta (prima partecipazione a questa manifestazione per entrambi) del percorso medio, si è basata sulla distanza, ma soprattutto sul dislivello: 93 chilometri e 1.800 metri di dislivello positivo, in sella a una bici storica, ovvero come da regolamento di Eroica antecedente al 1987, con il cambio su telaio e le gabbiette sui pedali per bloccare i piedi.

I primi 40 chilometri verso Cortina d'Ampezzo (1224 m sul livello del mare) sono serviti per scaldare le gambe e spezzare la tensione. La vera sfida è iniziata poco dopo, affrontando la salita verso il Passo Tre Croci (1800 m sul livello del mare). La strada asfaltata saliva costante, permettendoci di prendere un ritmo regolare sotto un cielo limpido che incorniciava le vette dolomitiche in un panorama da cartolina. Unico rammarico la presenza costante di macchine e moto che sfrecciavano accanto a noi, senza molto rispetto. Raggiunta Misurina (1750 m sul livello del mare), con il suo lago che rifletteva le Tre Cime di Lavaredo, la fatica ha lasciato spazio allo stupore: una vista mozzafiato che da sola ripagava ogni sforzo.

Dopo una ripida e veloce discesa, è arrivato il vero banco di prova della giornata: la salita di circa 8 km verso Prato Piazza (2000 m sul livello del mare). Qui l'asfalto ha ceduto il passo alla strada bianca, il marchio di fabbrica di ogni vera Eroica. I pignoni d'epoca e i rapporti duri hanno preteso tutto quello che avevamo nei muscoli. Il fondo sconnesso faceva scivolare la ruota posteriore, trasformando ogni metro di salita in una piccola battaglia di equilibrio e forza di volontà. Qualcuno è sceso ed ha percorso il tratto a piedi. Noi ci siamo armati di pazienza e tenacia e siamo arrivati in fondo con una sosta intermedia.

A salvarci la vita — e le gambe — ci hanno pensato i 5 ristori intermedi disseminati lungo il tragitto. Niente barrette o gel d'integrazione moderni: a darci la carica ci hanno pensato pasta, zuppa, salumi locali, caffè e un buon bicchiere di vino e prosecco, condivisi tra sorrisi stanchi, ma gioiosi con gli altri partecipanti, con cui ci siamo scambiati battute anche in altre lingue.

Superato il punto più alto, la discesa e i tratti pianeggianti ci hanno condotto attraverso i paesaggi idilliaci di Villabassa (1150 m sul livello del mare) e Dobbiaco Nuovo (1256 metri sul livello del mare), prima dell'ultimo rientro a San Candido.

Quando abbiamo raggiunto l’arrivo, il segnale GPS (unica cosa moderna che ho usato durante la ciclostorica) segnava esattamente 10 ore dalla partenza. Le gambe tremavano per lo sforzo e la polvere ricopriva la divisa di lana, ma la soddisfazione era indescrivibile. Un'esperienza unica, durissima, genuina: per un giorno ci siamo sentiti tutti davvero "eroici".

Chiara Camerini