Anche quest’anno a Cortona un Venerdì Santo all’antica, pieno di testimonianza di vita cristiana secolare, di devozione e pietà popolare che, nel nome di Francesco, ha innalzato ancora una volta la bandiera della pace, della speranza cristiana e del No alla Guerra, alla violenza dei potenti che governano il mondo con il loro becero e disumano neoliberismo capitalistico, che da troppo tempo sta facendo più poveri i poveri e più ricchi i ricchi, oramai novelli epulones che fanno e disfano le sorti del popolo basso e dell’umanità a loro piacimento.
Un Venerdì Santo che, nelle tre grandi e partecipate processioni svoltesi nel territorio cortonese (quella storica del centro storico, con l’ostensione e la sfilata come un’onda lenta tra i vicoli e le rughe della città; quelle più recenti, ma altrettanto significative e sentite di Ossaia e Mercatale), ha ricordato la morte in croce di Cristo con tre momenti di civitas cristiana. Quasi un tempo sospeso, che ha abbracciato secoli di memoria collettiva (accompagnata dalle note struggenti del Miserere e del Laudario medievale e facendo trattenere il fiato ai partecipanti nei tempi di un rito rimasto immutato nei secoli , che si è snodato come un’ onda lenta di cristiani in cammino sotto le luci tremolanti e soffuse della serata; sia con quelle elettriche della città sia con quelle delle torce e falò dei borghi di Ossaia e Mercatale) e che ha mandato un messaggio straordinario di speranza anche in tempi di guerra, rimbalzando al mondo quello che a Roma diffondeva Papa Leone, portandosi sulle spalle la croce di legno di Cristo per tutte le stazioni della Via Crucis: “conversione, solidarietà con gli altri cristiani, rifiuto della guerra”.
Come mostrano le immagini della nostra foto collage e della gallery ( alcune delle quali inviataci dalla nostra cara lettrice Francesca), L’Etruria ha seguito la Via Crucis della Città di Cortona.
Una processione dove gli incappucciati delle varie confraternite portano sulle spalle le statue lignee pasquali del Cristo crocifisso, del Cristo morto, della Madonna addolorata, percorrendo le rughe in un silenzio solenne, interrotto solo dal fruscio dei loro passi, dalle preghiere guidate dal parroco don Giovanni Ferrari e dalle note gravi e struggenti del Miserere, abbi pietà (che sorgendo nel cuore di ogni persona cristiana e umana, supplicano il perdono per i propri peccati, per la violenza dei tanti, troppi Caino che gettano il mondo nel dolore) oppure con le parole liriche, popolari e solenni della lassa monorima del Laudario Cortonese, che, con la sua melodia musicale, nell’occasione mirabilmente riproposta, eseguita dagli Araldi di Santa Margherita, ha fatto incontrare ancora una volta l’ambito religioso e quello civile sull’imponete scalinata del Palazzo Comunale dove gridando al buio della notte che “Ben è crudele e spietoso / ki non si move a gran dolore / de la pena del Salvatore”.
La processione di Cortona, dopo aver preso il via al Duomo poco dopo le ventuno ed aver percorso piazza Signorelli e via Berrettini, via Maffei ( toccando le chiese di San Francesco e San Marco dove si sono ricongiunti gli altri tronconi della manifestazione) e via Nazionale, verso le ventidue e trenta, si è conclusa in Piazza del Comune , dove ha tenuto la sua profonda e appassionata omelia fra Sandro Cerguaglini, rettore del Santuario di Santa Margherita, che, indicando nei valori del francescanesimo cortonese la preziosa ricchezza di un patrimonio esempio concreto di vita cristiana e di civitas ancora attuale, ha invitato tutti a farsi portatori del messaggio di pace e fraternità di Francesco d’Assisi di cui quest’anno ricorrono gli ottocento anni dal suo Transito nella Gerusalemme Celeste. La benedizione finale ai presenti è stata impartita con la reliquia della Croce Santa custodita nella monumentale Chiesa di San Francesco che nell’occasione è stata portata in processione dal decano dei francescani cortonesi, padre Federico Cornacchini e dal decano dei sacerdoti don Ottorino Capannini, tutte e due giovanotti novantenni.
Ivo Camerini