L’Etruria

Redazione |

AL MAEC «La Grande Guerra 1915-1918. Da Cortona a Vittorio Veneto»

AL MAEC «La Grande Guerra 1915-1918. Da Cortona a Vittorio Veneto»

Al MAEC è stata dedicata una illustre mostra sulla Prima Guerra Mondiale. 

Potrebbe sembrare un tema scontato e sfruttato ma l’argomento purtroppo non potrà mai avere fine se nel mondo continueranno a moltiplicarsi i conflitti.

Spero che alla Mostra sia concessa una proroga, anzi consiglio che prima della sua chiusura e dello smembramento del materiale espositivo, sia ripreso un documentario che ne lasci traccia perché è onesta nella sua ricerca, non tralascia nessun particolare, non idealizza e offre una cronaca nuda e cruda: è una Mostra di Verità. 

Sono certa che la Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Cortona offrirebbe le sue competenze e il video potrebbe divenire una mostra itinerante nelle scuole italiane.

Moltissimi reperti usati in trincea e nei campi di battaglia sono stati prestati anche dai familiari cortonesi e uno di questi nipoti è lo Storico dr. Mario Parigi che è stato uno dei curatori della mostra stessa e che ha messo a disposizione moltissimo materiale del nonno, al tempo un sottufficiale dell’esercito.

Lo ho incontrato durante la mia visita al museo circondato da una classe di studenti liceali. I ragazzi erano interessati, a tratti tristi e spaventati e lo sommergevano di domande alle quali lui rispondeva incuriosendoli ancora di più. Il museo durante questa mostra ha ospitato centinaia e centinaia di giovani che sono rimasti tutti seriamente colpiti dagli aspetti inimmaginabili di quella lezione storica che rimarrà loro impressa per la vita!

E’ stato un piacere avvertire tanta vitalità ed energia scorrere tra tanto passato orrore.

Nelle stanze adiacenti, quelle dedicate agli Egizi, mi ero prima imbattuta in una scolaresca di fanciulli seguiti da Monja Magari del MAEC che aveva catturato con vivacità e fascino l’interesse degli studenti più piccoli, tanto che era letteralmente subissata da domande intelligenti e appropriate. Brava!

Ma ritorniamo con un salto temporale di secoli alla Grande Guerra, una catastrofe umana dettata dal capriccioso e vigliacco egoismo dei potenti.

Del resto, Allora come Ora. 

La documentazione e la raccolta di foto scattate suscitano Sentimenti Profondi.

Tutte le persone ne rimangono inevitabilmente Commosse.

Pensate che la causa del 50% dei decessi nella Prima Guerra Mondiale non è stata causata dal piombo nemico ma dalle inumane condizioni di vita nel campo, il morso di un ratto, l’acqua malsana, il colera, le infezioni polmonari e chi è riuscito a tornare a casa spesso non ha più parlato, letteralmente, perché era rimasto traumatizzato al punto da non sapere come difendersi dalla malvagità dei suoi stessi ricordi. 

Volevano solo Dimenticare! Intimamente, pensavano e speravano che a distanza di anni sarebbero stati graziati dalla memoria. Erano persino increduli per il fatto di esserne usciti vivi! Quanta Crudeltà!

Avevo un nonno alpino Francesco Ramacciotti di Castel del Piano, era stato per anni in trincea sulle tre Cime del Lavaredo, attualmente un Museo a cielo aperto. Ora le escursioni in quest’area permettono di visitarle, insieme alle gallerie e alle postazioni militari utilizzate tra il 1915 e il 1917. 

Mio nonno era un uomo gentile nei modi e delicato nei gesti. Da piccola pensavo che fosse muto. Allora un giorno Nonna Lisetta, sua moglie, mi disse: “E’ tornato silenzioso dalla guerra, non lo riconoscevo da quanto era magro .. poi nel tempo abbiamo avuto una bella famiglia benedetta da sei figli, ha lavorato per tutta la vita, è stato un bravo marito e padre .. ma era diventato muto!” 

Dalle testimonianze raccolte ho riscontrato che tutti i combattenti cercavano di schivare le domante riguardo le privazioni subite, il gelo combattuto per ore, giornate, mesi, solo dolori alle ossa, nella testa, con i piedi sempre immersi nell’acqua, nella neve e poi c’era la convivenza con i topi, con i morsi della fame, l’impazzimento, i brividi per la febbre, le urla degli amputati e il pianto disperato, il proprio e quello del soldato che ti stava accanto.

Uno degli aspetti più terrificanti per chi continuava a combattere in trincea era rappresentato dai cadaveri dei propri compagni che continuavano a giacere accanto ai “vivi” fino alla putrefazione.

Potrei scrivere ancora molto, ma la Mostra del MAEC va visitata, letta e ascoltata, la tragedia è ben raccontata e rende giustizia ai nostri morti.

C’è anche un aspetto per noi donne molto onesto e importante che i curatori hanno evidenziato spiegando il ruolo fondamentale riconosciuto alle donne in tempo di guerra. Quelle figure femminili che fino al giorno prima che scoppiasse il conflitto erano considerate capaci solo di procreare, hanno dimostrato di saper ricoprire tutti i ruoli dei lavori degli uomini. 

Il dramma era nei loro cuori perché per una mamma privarsi del mangiare per darlo al proprio figlio è possibile mentre accettarne l’invalidità o persino la morte è impossibile. 

Molto appropriato è risultato l’inserimento del capolavoro della “Maternità” del 1916 di Gino Severini che ancor oggi ipnotizza il pubblico per l’espressione profonda e di devota dolcezza che la mamma dedica al suo neonato.

Cortona non si è sottratta alla partecipazione alla guerra e un’intera generazione di suoi figli non è tornata, sono emersi tanti documenti, dediche e Memoriali. 

Dentro la Basilica di Santa Margherita sulla navata sinistra c’è una Cappella Votiva affrescata dal Maestro Osvaldo Bignami. E’ un luogo della Memoria dedicato ai circa 600 soldati cortonesi deceduti nella Prima Guerra Mondiale inclusi i 23 soldati pugliesi morti nel disastro ferroviario di Camucia nel febbraio del 1916. Poi c’è il Monumento ai Caduti dello scultore cortonese Delfo Paoletti del 1937, vicino alla fontana del Parterre che osservo tutte le volte che passeggio.

Tante erano le foto che potevano raccogliere prepotentemente la vostra curiosità ma ho scelto lo scatto del profilo di una sentinella di vedetta ai “piccoli posti” della Val Posina scattata nel 1916 che racconta, in un silenzio roboante, i tristi sentimenti di un guerriero che non vuole vantarsi di alcuna fierezza. E’ interrato tra la neve ghiacciata, ha il freddo penetrato nelle sue ossa, sente forte l’odore del suo corpo, a volte si sente più animale che uomo.

In quell’istante accanto a lui c’è il bravissimo fotografo che scatta, ma poi, passa oltre. Il nuovo professionista ha rapito lo sguardo impaurito e quasi incredulo del soldato che si sente perso in quella situazione, in lui trapela la malinconia e l’amore per la sua vita prima di quell’Inferno. E’ anche poeticamente drammatico il sentimento di responsabilità che gli si legge, sa di dover proteggere chi gli sta alle spalle e non è sicuro di riuscire ad uccidere chi gli avanzerà di fronte! La sua dignità è commovente, la sua solitudine devastante. 

E’ possibile che sia tornato da pochi giorni da una licenza perché le sue guance non sono scavate, doveva aver mangiato di recente.

E’ sicuramente macabro affermare quanto sia stato ingiusto che la Star delle Guerre lo sia diventata la Seconda Guerra Mondiale perché la Grande Guerra fu veramente devastante e seguita da un’altra ancora più feroce quella combattuta contro la spagnola! Infatti con la liberazione degli americani era arrivato anche il contagio di una nuova influenza di cui, la conta dei morti, ha superato quella della stessa guerra.

C’è incredulità al giorno d’oggi per come su questa terra si possa vivere il Paradiso e l’Inferno. Si possono attraversare limpidi ruscelli, boschi verdi ed incontaminati, ci si può tuffare in mari cristallini e nel contempo c’è un’altra parte dell’Umanità che vive il “Martirio dei Civili”.

Signori il vaccino per la Crudeltà esiste ed è l’Amore ma nessun regime lo prescrive.

Roberta Ramacciotti www.cortonamore.it®