L’Etruria

Redazione

Che ci nasca quel "presidio di comunità" che oggi manca a Cortona!

Secondo Chiara Tribbioli questo deve essere il futuro dell'ex-ospedale Santa Maria della Misericordia

Che ci nasca quel "presidio di comunità" che oggi manca a Cortona!

Nel dibattito sul futuro dell’ex ospedale Santa Maria della Misericordia di Cortona, il rischio più grande è ridurre una questione strategica a una semplice somma di problemi tecnici o edilizi. La vera domanda è un’altra: vogliamo trasformare questa struttura in una leva di sviluppo per il territorio oppure limitarci a gestire un immobile dismesso?

Un’operazione di questa portata non può essere affrontata come una normale riqualificazione urbana. Serve una visione di sviluppo territoriale complesso, capace di tenere insieme sostenibilità economica, funzione pubblica, impatto sociale e capacità gestionale.

Per questo occorrono almeno quattro livelli integrati.

Il primo riguarda la visione strategica: non un semplice riuso immobiliare, ma una destinazione chiara e riconoscibile, capace di generare valore pubblico e attrattività.

Il secondo è il masterplan tecnico-funzionale: definizione degli spazi, modularità degli interventi, mix delle funzioni e programmazione delle fasi di attuazione.

Il terzo livello è quello economico-finanziario: investimenti iniziali, costi di gestione, sostenibilità nel medio-lungo periodo, accesso a fondi pubblici, partenariati pubblico-privati e strumenti europei.

Il quarto riguarda governance e gestione del rischio: regia istituzionale, processi decisionali, cronoprogramma autorizzativo e capacità di affrontare criticità urbanistiche, finanziarie e sociali.

A questo si aggiungono due elementi oggi imprescindibili: sostenibilità ambientale e coinvolgimento strutturato della comunità locale fin dalle prime fasi progettuali.

Nel corso dell’assemblea pubblica dello scorso 29 aprile si è parlato anche di concessioni novantanovennali a “titolo gratuito”. Ma in operazioni di questa scala il tema non è solo giuridico o patrimoniale. Servono sogno come direzione e visione come metodo.

Ed è proprio questo che finora è mancato nel confronto istituzionale.

Prima di tutto dovrà essere chiarita la cornice urbanistica, verificando la possibilità di una parziale modifica della destinazione d’uso. È un passaggio tecnico decisivo, perché definisce il reale perimetro delle funzioni attivabili.

Dentro questa cornice, però, l’obiettivo non dovrebbe essere la semplice sostituzione di attività, ma la continuità con la vocazione originaria della struttura: un presidio al servizio dell’intero territorio comunale di Cortona.

Una possibile direzione potrebbe essere quella di un sistema integrato di funzioni residenziali e servizi aperti alla comunità.

Da un lato: residenze per anziani autosufficienti, organizzate con modelli di co-housing evoluto e servizi sociosanitari flessibili; alloggi per giovani lavoratori del territorio, per contrastare spopolamento e perdita di competenze; abitazioni accessibili per giovani coppie con figli.

Dall’altro: spazi studio e coworking; laboratori per artisti e artigiani; aree ricreative e di aggregazione; sale per eventi, attività pubbliche e iniziative culturali.

Il risultato potrebbe essere una sorta di micro-città aperta, integrata nel tessuto urbano e sociale, capace di mettere in relazione generazioni diverse e bisogni differenti.

La partita, quindi, non è soltanto urbanistica o edilizia. È la capacità di trasformare un ex presidio sanitario in un nuovo presidio di comunità.

In questa prospettiva, il lavoro congiunto di Comune, Provincia e Regione diventa indispensabile, anche guardando a percorsi innovativi già avviati in altre realtà toscane.

Esiste infine un collegamento naturale tra il futuro dell’ex ospedale e il sistema dei servizi sociosanitari territoriali. La riqualificazione della struttura potrebbe diventare occasione per rilanciare politiche di promozione della salute, prevenzione primaria e benessere di comunità, in connessione con la Casa della Salute di Camucia. Un sistema di servizi sociosanitari, iniziative a vantaggio del benessere delle persone, della felicità di un'intera comunità, che potrebbe portare la funzione dell'hub di Camucia ad un altro livello, capace di fare scuola.

Forse il vero tema è proprio questo: smettere di "cercare il colpevole" e iniziare a sognare in grande. Recuperare un edificio per ricostruire una funzione pubblica contemporanea capace di generare coesione, servizi e qualità della vita per il territorio cortonese.

Chiara Tribbioli