In questa calda estate, è piacevole leggere libri che aprono la mente e il cuore. Umberto Eco affermava che chi non legge vive una sola vita (la propria), mentre chi legge può viverne migliaia, godendo di una sorta di "immortalità all'indietro". Leggere vuol dire esplorare mondi sconosciuti e scoprire realtà a noi oscure; aiuta la fantasia a creare immagini, stimola la mente ad acquisire e far proprie le storie e concetti che vengono raccontate dai vari scrittori. Leggere vuol dire crescere sempre in una prospettiva di educazione permanente, ma vuol dire anche essere preparati a cambiare opinione, a rivedere proprie posizioni, vuol dire non fermarsi mai all'apparenza, ma imparare a conoscere cosa si nasconde dietro la prima impressione. Leggere garantisce la vera e assoluta libertà del soggetto di pensare con la propria testa.
La mancanza della lettura, che, ribadiamo, comporta una minore crescita personale ed emotiva, una carenza di sviluppo cognitivo (concentrazione, memoria e scarsità di uso dei vocaboli), un minore senso critico con carenza di ragionamento e capacità di analisi del mondo circostante, ha portato, nel terzo millennio almeno nei suoi primi decenni di vita, alla esasperazione dell'apparire offuscando la qualità dell'essere e, conseguentemente, del fare ragionato.
Se accendiamo la Tv o entriamo in internet vediamo spesso le stesse facce, ben truccate e rassicuranti, che raccontano tante falsità, ma a cui la gente crede perché sono convincenti al primo impatto, proprio perché sanno “apparire” e chi ascolta spesso non ha strumenti o tempo per approfondire e verificare la veridicità di ciò che viene detto.
Il mondo della politica non può sottrarsi a questa regola e chi meglio si adegua ottiene maggiori risultati in merito al consenso (cioè ai voti di preferenza).
Quanta incompetenza, ignoranza e maleducazione è presente oggi nei rapporti umani … una triste replica di ciò che quotidianamente ci viene propinato dai mezzi di comunicazione.
Il cambiamento e l'educazione permanente (lifelong learning) sono le bussole per orientarsi nella contemporaneità. Aggiornarsi continuamente, anche e soprattutto attraverso la letture, permette di saper interpretare ciò che accade attorno a noi, mentre l'apertura al cambiamento stimola il pensiero critico e la piena autorealizzazione della persona: per essere cittadini attivi, l'aggiornamento continuo è diventato una necessità imprescindibile.
Il problema del mancato apprendimento continuo, alimentato dalla curiosità e dalla voglia di sapere diventa collettivo quando spostiamo l'attenzione dal singolo soggetto al pubblico ufficiale, cioè a coloro che si occupano istituzionalmente del bene comune.
Ai lettori de L'Etruria interessano in particolare le questioni di casa nostra, le altre le leggiamo e ascoltiamo per il tramite di altri giornali cartacei o virtuali.
Eccoci quindi ai comportamenti dei sindaci, tutti...o molti...a prescindere dalla formazione politica di appartenenza.
Ma avete notato come tutti i sindaci riescono ad occupare in modo assillante gli spazi di immagine che possono essere utilizzati? Servizi televisivi locali, giornali locali, social locali...compare sempre il sindaco, spesso con la fascia indosso, dimostrando notevoli doti di ubiquità, essendo ovunque e in tutte le ore del giorno e della notte.
Certo è un ottimo sistema per mantenere il contatto con gli elettori, dare l'impressione della vicinanza in tutte le situazioni, dalle più felici alle più tristi, manifestare quell'attivismo di immediato impatto che tanto piace agli elettori di oggi.
Il consenso così viene mantenuto e, spesso, aumentato. “Lui (o lei) si che è un bravo sindaco … vedi quante cose fa?” si sente spesso ripetere nelle opinioni espresse nei social a seguito degli innumerevoli post che vengono quotidianamente introdotti in rete.
Ma questi signori quando lo trovano il tempo di studiare e quindi leggere le carte, il tempo di condividere con i propri collaboratori le scelte importanti da fare per la comunità, il tempo di sostenere i rapporti istituzionali tra vari enti indispensabili per gestire la cosa pubblica, considerando che bisogna anche dormire alcune ore, magiare e stare in famiglia?
Personalmente aborro tutto questo presenzialismo che rappresenta senz’altro la via più immediata e semplice per acquisire e mantenere consenso per un certo tempo, più o meno lungo, ma che non porta nulla di buono per la cittadinanza.
Questa tendenza di apparire prima che di essere, di fare le cose semplici invece di impostare il futuro del territorio e gestire il continuo cambiamento ambientale sia dal punto di vista sociale che economico, porta la progressiva regressione della società stessa in tutte le sue componenti.
Prendiamo per esempio il nostro comune, Cortona, la cui storia recente e le problematiche presenti sono da noi meglio conosciute.
I fatti ci dicono che di solo turismo non si può vivere, anche perché questa è un’industria che fagocita nel tempo le ricchezze umane e identitarie del territorio e le impoverisce fino a farle sparire.
Inoltre il turismo è un fenomeno passeggero nel lungo periodo, soggetto a mode e consuetudini.
Guardiamo la realtà che ci circonda. Nel Centro Storico prendiamo atto delle progressive chiusure di molti edifici pubblici e privati storici: l’Ex Ospedale da vent’anni non trova collocazione funzionale, la Casina dei Tigli e tutti i giardini pubblici sono entrati nel dimenticatoio, l’apertura a singhiozzo del Teatro Signorelli fa il paio con la chiusura decennale del Circolo Operaio, i conventi quali case di accoglienza e di visita sono stati più che dimezzati, passando da 6 a 2 ancora aperti e uno trasformato, fortunatamente, in albergo.
Infine il ricchissimo patrimonio edilizio ecclesiastico tra chiese e canoniche non può essere abbandonato, diventato anch’esso oggetto di oblio da parte delle proprietà, siano religiose o laiche.
L’economia del territorio poi langue e non si vedono all’orizzonte proposte che possano invertire il trend di continue chiusure di negozi di prossimità e scarsità di occasioni di lavoro per i giovani che vadano oltre ai mestieri collegati al turismo.
L’apparire meno sui social e sui giornali e più studio e lavoro nel silenzio delle stanze ove si decide il futuro del nostro comune è il consiglio che mi sento di dare a chi ha in mano di fatto il destino delle nostre frazioni nella campagna e nella montagna cortonese.
Lasciamo qualche volta la fascia tricolore nel cassetto dell’armadio situato all’interno del vetusto Palazzo Comunale e indossiamo più frequentemente la giacca del manager pubblico intento a delineare il futuro della nostra terra: avremo meno applausi oggi, ma maggiore riconoscimento domani.
Fabio Comanducci
Essere o apparire?
Riflessioni sul fare il sindaco a Cortona e dintorni