Il 14 marzo 2025, dopo una coraggiosa battaglia durata quasi due anni contro un male incurabile, Leo Lorenzoni è tornato alla Casa del Padre. Leo , una persona per bene e amico di tutti nella Val di Loreto dove, con tanto sacrificio si era costruito la sua casa e vi abitava dagli anni 1970, ha lasciato un grande vuoto incolmabile e un dolore immenso nel cuore e nei sentimenti più cari della moglie , signora Pasquina e delle figlie Donatella e Nada.
Proprio a Donatella, con cui ho avuto il piacere di condividere anni belli di lavoro scolastico al Laparelli di Cortona e che ho reincontrato dopo molto tempo in Camucia, ho chiesto di ricordare a parenti , amici e ai nostri lettori i tratti essenziali della vita del suo babbo Leo.
“ Il mio babbo- mi dice una Donatella ancora molto sofferente e impegnata nell’elaborazione del lutto- è stato per me e mia sorella un grande , importante punto di riferimento e di sicurezza di vita dall’infanzia fino alla mia età di donna adulta. Babbo Leo è stato un cittadino cortonese pieno di voglia di lavorare e di far star bene con il suo lavoro la famiglia e noi figlie. E’ stato una persona benvoluta da tutti e dopo un infanzia vissuta negli anni bui e dolorosi della seconda guerra mondiale ( è nato infatti il 10 luglio 1939 da nonno Ernesto e nonna Domenica) egli frequenta le scuole elementari e dell’avviamento professionale e subito dopo , ancora adolescente va a lavorare come apprendista imbianchino con la ditta Castellani.
In seguito riesce ad entrare nelle Ferrovie Statali come casellante e dopo un paio di anni passati in quel di Ferrara viene assegnato come casellante al passaggio a livello di Borghetto sul Trasimeno , dove rimane fino alla pensione.
Quelli del Borghetto sono anni di duro lavoro, ma anche di grande impegno nel metter su famiglia e costruirsi la casa di Tavarnelle, dove va ad abitare negli anni settanta con mamma (sposata nel 1965) e con noi due figlie, frutto del loro grande amore cristiano.
Nella nostra casa di Tavarnelle babbo Leo , nel suo tempo libero prima e da pensionato poi, si dedica alle sue tre grandi passioni : bocce, caccia e orto. Nelle bocce partecipa a molte gare, vincendone anche alcune; nella caccia è un elemento importante della locale squadra di caccia al cinghiale e , nell’orto, è davvero un contadino di sussistenza familiare, che non fa mancare mai nulla in casa, riempiendo di ortaggi e frutta le tavole di mamma e delle nostre nuove famiglie.
Nel suo primo anniversario della morte voglio inviargli pubblicamente questa lettera: ‘Caro babbo, il tuo ricordo è vivo nel mio cuore ogni giorno. Mi manchi terribilmente, ma sento ancora il tuo amore guidarmi. Grazie per essere stato la mia roccia, il mio eroe e per avermi insegnato a essere forte. So che ora sei il mio angelo custode. Porterò la tua gentilezza nel mondo e farò in modo di renderti orgoglioso, passo dopo passo, stando accanto a mamma Pasquina, a Nada e a tutti i tuoi amati nipoti Francesco , Eleonora, Leonardo e alla piccolissima e amatissima bisnipote Mia.
Caro babbo, sto imparando a vivere con il vuoto che hai lasciato in me e noi tutte, ma ogni giorno ricordo il tuo sorriso e la tua forza e trovo il coraggio di andare avanti e di essere brava, proprio come volevi. Sono sicura che ora ci proteggi dalla Gerusalemme Celeste. Un abbraccio da me , mamma Pasquina ,Nada e dai tuoi matissimi nipoti e dalla piccola Mia’ “.
Queste belle parole di ricordo, piene di grande amore filiale, commuovono anche me, che ho avuto il piacere di incontrare Leo Lorenzoni per tanti anni, l’otto dicembre, alla Chiesa di San Pietro a Cegliolo nelle indimenticabili giornate del Premio della Civiltà Contadina, del Dialetto Chianino e della Ciaccia Fritta. Anche per questo l’incontro termina con un forte abbraccio a Donatella, che prego di estenderlo alla sua mamma Pasquina, alla sua sorella Nada, a sua figlia Eleonora, alla piccola Mia e ai suoi nipoti Francesco e Leonardo.
Nella foto-collage di corredo, alcune immagini di Leo Lorenzoni care ai suoi familiari.
Ivo Camerini