Nei giorni scorsi, nel salone del Centro sociale AUSER di Terontola, è ufficialmente iniziato l’Anno dedicato a Gino Severini, a 60 anni dalla scomparsa, avvenuta il 26 febbraio 1966.
Un pubblico numerosissimo ha partecipato alla serata, che ha visto protagonisti il sindaco di Cortona Luciano Meoni insieme a Paolo Giulierini, curatore del MAEC, scrittore e delizioso divulgatore, con Enrico Taddei, delle edizioni Setteponti, che hanno presentato il libro di Lilly Magi:”Gino Severini, Cortona per me è l’Italia e l’Italia è Cortona ”, titolo tratto da una frase che l’artista amava ripetere e che riassumeva il legame che si è sempre mantenuto con la sua città.
Dopo il saluto del sindaco, che ha riconosciuto il lavoro delle associazioni del territorio nel creare una positiva sinergia e l’introduzione di Mara Jogna Prat, Paolo Giulierini ha parlato dell’artista e delle maschere che gli piaceva rappresentare attraverso un excursus dall’antichità, a partire dai graffiti presenti in alcune grotte abitate dai primi ominidi al significato della parola “maschera” fino ad arrivare all’enigma dello specchio, che ritorna nei miti, nelle leggende e nella storie della tradizione.
Lilly Magi ha parlato della nascita del suo libro, che raccoglie testimonianze, lettere, ricordi di coloro che hanno conosciuto Severini o ne hanno sentito parlare in famiglia.
E’ un testo diverso da quelli in uso per la Storia dell’arte: Severini lavorò tantissimo in Svizzera, le sue opere si possono ammirare in molti luoghi, come nel castello di Montegufoni, in Toscana, in cui il salone è affrescato con le maschere che amava tanto, ma solo a Cortona era possibile raccogliere così tante testimonianze di chi lo aveva conosciuto.
Lilly Magi è la fondatrice e presidente del Circolo “Gino Severini”da vent’anni, ha mantenuto vivo il suo ricordo ed è amica di Romana Severini, che ritorna spesso a Cortona per le manifestazioni che riguardano il padre ma anche per ritrovare persone che conosceva già nella sua infanzia. Con la sua memoria formidabile, racconta la vita del padre e della cerchia di amici, come Picasso, ma è anche la garante dell’autenticità delle opere di Severini, che hanno acquisito nel tempo un grande valore.
Paolo Giulierini ha descritto la mostra che verrà organizzata nei prossimi mesi al MAEC, in cui saranno presentate opere di Severini che verranno prese in prestito e non è stato un lavoro facile perché vanno assicurate e trasportate, quindi raccolte in un catalogo: si capisce che tutto ciò comporta un grande impegno tecnico e finanziario, ma è attraverso iniziative come queste che si punta ad un turismo di qualità e a far conoscere i tesori locali.
Quindi l’editore Enrico Taddei, che ha pubblicato testi di diversi autori del territorio cortonese, ha dichiarato di sentirsi quasi a casa sua a Cortona, nonostante risieda in Valdarno, e ha portato i saluti di Lia Bronzi, critico d’Arte e letterario, che non ha potuto partecipare alla serata.
Enrico ha fatto una riflessione: nelle foto Severini e la moglie erano davvero magri, quasi emaciati, infatti non fu facile per loro superare i primi anni di matrimonio, quando Severini era pressoché sconosciuto e di soldi ne circolavano pochissimi, in famiglia; furono tempi difficili finché non venne riconosciuto il genio e l’opera di Severini venne richiesta in Italia e all’estero.
L’incontro è stato concluso da Giuliana Bianchi Caleri, che ha parlato di Romana Severini e dei funerali di Gino Severini: nel suo ricordo è fissata una processione lunghissima, a cui parteciparono tutte le persone che lo avevano conosciuto, consce di aver perso una grande personalità artistica. Lei era giovanissima ma era già sicura che quel piccolo uomo sarebbe stato ricordato nel futuro e avrebbe portato il nome di Cortona nel mondo. Ha parlato anche dell’archivio della scuola, che conteneva informazioni interessanti sulla classe frequentata da Severini, archivio che sarebbe da ricercare per le informazioni che può fornire.
A Cortona esistono opere musive dell’artista, come il Leone di S.Marco, sulla facciata dell’omonima chiesa e quest’opera, insieme ad altre ispirate alla Via Crucis, sono state riprodotte ad intarsio ligneo da Giovanni Lunghini, che le ha esposte per l’occasione. Sono piccoli capolavori che richiedono tempo e una tecnica sopraffina, che si ispira alle opere per cui Italia era già famosa nel 1300.
La serata si è conclusa con un augurio di buon lavoro al sindaco Luciano Meoni, al Curatore del MAEC Paolo Giulierini, alla consigliera Silvia Navini e alla presidente del consiglio comunale Isolina Forconi, presenti all’evento; l’augurio di buon lavoro è andato anche a Lilly Magi per la mostra che allestirà in dicembre al MAEC con il Circolo Severini, intitolata “Omaggio a Gino Severini”.
Un ringraziamento particolare è stato espresso a Franco Magrini, presidente del Centro sociale AUSER e a Pinuccia Stellitano per l’impegno profuso nell’organizzazione della serata.
MJP