Cosa ci rivelano gli studi grafici ed accademici di Gino Severini? Sono disegni perfetti, all’apparenza quasi “fotografici” per la sua grande capacità di riprodurre con una semplice matita, su di un foglio bianco e piatto, un’immagine reale di un bimbo.
Ideale di pura perfezione?
Tanto ci spiegano dell’Uomo, del Filosofo e dell’Artista.
Visitando la mostra a lui dedicata al MAEC di Cortona ci si accorge quanto fu capace di navigare con successo da un’espressione artistica ad un’altra percorrendo le avanguardie del realismo, cubismo, futurismo e del classicismo.
E per Successo intendo Intensa Profondità.
Il suo pensiero arrivò prima delle opere e sempre dopo le sue intuizioni, dunque fu prima filosofo. Pensò sempre di sperimentare e attraverso le espressioni artistiche dei suoi lavori, ebbe il desiderio, il coraggio e la curiosità di ricercare nuove strade.
Pubblico lo studio di tre visi di bimbi del Severini, il primo è quello a matita che ho fotografato alla mostra mentre gli altri due sono particolari che ho estrapolato da un esercizio per una tavola in mosaico della sua Via Crucis che progettò e realizzò tra il 1944/46 per la Città di Cortona.
Quante volte nei musei abbiamo ascoltato persone bearsi di fronte alla bellezza di certi ritratti umani e invece, di fronte a rappresentazioni cubiste o astratte domandarsi a voce alta: “ma che mi rappresentano questi scarabocchi, questi segni irregolari che deformano il viso, magari questo artista non è bravo a disegnare!..”
Con queste tre foto che pubblico dimostro palesemente quanto Gino Severini sapesse disegnare, eccome, tanto che proprio questa sua maestria gli permetteva di sperimentare in sicurezza altre vie dettate dalla profonda osservazione delle forme di una faccia considerando poi anche i vari piani prospettici. Nei casi che porto ad esempio lui gioca anche nei colori della luce sulle facce, colori più scuri o più luminosi e racchiude questi raggi in forme irregolari e astratte.
Quando un artista della levatura del Severini arriva a tradurre con la sua analisi di osservatore, su di un semplice foglio orizzontale, un essere vivente con i capelli mossi dall’aria e che sotto la pelle conserva muscoli e sangue che pulsano arriviamo a capire quanto riesca a disintegrare quella realtà e ricostruirla poi per come lui la sente.
Noi visitando e ammirando questi capolavori nei musei entriamo nell’intimo del processo artistico, ne godiamo la fine, il raggiungimento e la realizzazione del lavoro ma sarebbe interessante intercettare a ritroso le varie fasi percorrendole in retromarcia. Come si guarda un filmato di un sasso gettato in un lago partendo dalla fine, dagli schizzi dell’acqua che si sollevano quando il sasso è ormai sommerso mentre le immagini riavvolgendosi a ritroso, ci riportano alla superfice liquida e piatta.
Il video della moviola che torna indietro.
Dunque quando entriamo al MAEC e questo dovrebbe valere per tutti i Musei, dovremmo allacciarci le cinture di sicurezza perché le avventure stupefacenti che potremmo intercettare sono imprevedibili e impensabili, dobbiamo solo desiderare di volerle scoprire.
Sta a noi mettere in funzione i radar e godere dei processi di intelligenza e sensibilità che possiamo assorbire dall’esperienza degli “Uomini Artisti” perché anche solo dopo poche ore all’uscita saremo persone diverse: arricchite e cresciute.
Allora Buona Caccia al tesoro!
Roberta Ramacciotti blog www.cortonamore.it®