L’Etruria

Redazione

Quando per non fare una curva si demolisce un piccolo casolare costato sudore e amore al quotidiano contadino

Quando per non fare  una curva si demolisce un piccolo casolare costato sudore e amore al quotidiano contadino

Riceviamo e pubblichiamo

Egregio Direttore,

chi le scrive è un cittadino cortonese che da alcuni mesi si trova a patire un’ingiusta sofferenza inflittagli da una burocrazia e da una politica insensibili, ottuse  e prepotenti verso le ragioni e i bisogni della gente onesta che vive del proprio, si alza la mattina all’alba per portare la pagnotta a casa, per sbarcare il lunario e va a letto con le galline pur di risparmiare e investire il proprio sudore in piccole attività di agricoltura di sussistenza provenendo da quel mondo e da quella civiltà contadina che nei tempi passati ha fatto vivere e crescere la nostra amata Italia.

I miei genitori mi hanno lasciato un campo ed un modesto casolare agricolo nella zona a sud-ovest di Camucia lungo la ferrovia per Arezzo. Come anche il  suo giornale ben sa, a partire dalla zona a sud della Coop presto verrà realizzata una nuova arteria stradale che collegherà in maniera più consona le nostre località con la città capoluogo di provincia. Questo è naturalmente un fatto positivo e buono anche per me. Però si dà il caso che il tracciato di questa nuova strada passi per il mio campo e proprio sopra il mio piccolo casolare ( costruito regolarmente e con tutte le licenze urbanistiche) che verrà demolito in quanto sono stato costretto a firmare la cessione alla Regione sia di gran parte della terra sia dell’intero immobile che sono stati espropriati. Ho chiesto tramite tecnici e avvocati di salvare il mio amato casolare facendo fare una piccola curva al tracciato della strada, ma mi hanno negato ogni possibilità di discussione in merito e dato solo la possibilità di ricostruire a mie spese il casolare sulla parte non espropriata del terreno. Ciò mi starebbe anche bene, però c’è un “ma” pesante che ora mi tormenta. Il danaro ricevuto per l’esproprio non basta per ricostruire il mio piccolo casolare i cui costi sono oggi più del doppio della somma datami per l’esproprio. Orbene  io non sono contrario all'opera di interesse pubblico, ma rimango basito e amareggiato per la mancanza di confronto e di accortezza che hanno avuto nei miei confronti. Non chiedo la luna. Il tracciato spostandolo di quei pochi metri non avrebbe leso nessun altro in quanto sarebbe rimasto comunque nella mia proprietà. Non voglio essere presuntuoso e mettermi a dare lezioni, ma una piccola curva sarebbe stata davvero incompatibile o un disastro di viabilità? Non credo anche perché da sempre la natura impone curve e anche l'Arno nel suo tracciato “torce il muso” ad Arezzo, come ben ci ricorda Dante Alighieri. Una piccola curva non poteva farla anche  la Regione? Da quello che mi risulta credo che il mio sia l'unico fabbricato che in tutto il tracciato verrà demolito. Con gli altri proprietari sono stati  sempre stati trovati accordi.Io vedrò distrutto il mio piccolo annesso agricolo, ma le chiedo di pubblicare questa mia lettera come pubblico sfogo, perché noi cittadini non possiamo sempre stare zitti davanti ad una "burocrazia ottusa e prepotente"

Io vedrò distrutto il mio piccolo annesso agricolo, ma le chiedo di pubblicare questa mia lettera come pubblico sfogo, perché noi cittadini non possiamo sempre stare zitti davanti ad una "burocrazia ottusa e prepotente",  che frustra la nostra condizione di persone oneste e interattive con  la collettività in cui si vive. Non se ne può più di una Pubblica Amministrazione  che smette di essere un servizio e si trasforma in un ostacolo insormontabile.  E’ una deriva, che ampiamente analizzata da sociologi e giuristi, si manifesta attraverso dinamiche ben precise che trasformano la macchina dello Stato in una gabbia procedurale e  il cittadino normale come me viene a  trovarsi  in una posizione di totale sottomissione psicologica e pratica. Certamente questa lettera di pubblica protesta non farà ritornare sui propri passi la Regione, ma almeno mi sono sfogato, anche se resterò danneggiato e beffato per dirla in maniera educata e non come si dice in Chiana. Da fedele lettore de L’Etruria, la ringrazio e saluto cordialmente.

Lettera firmata