Nel pomeriggio di lunedì 13 luglio 2026, passando per Piazza Sergardi di Camucia mi sono incrociato con la gentilissima professoressa Nadia Bruschi Domeniconi, nostra concittadina e docente dell'Istituto Superiore "Giovanni da Castiglione". Dopo i soliti convenevoli tra persone che si conscono, Nadia mi ha detto che era rientrata da Parigi, dove , grazie al progetto ERASMOVE finanziato da Erasmus, era stata per una settimana di formazione all'Alliance Française. Da fortunato giornalista di strada non mi sono lasciato sfuggire l’occasione per una intervista in merito.
Professoressa Bruschi Domeniconi, come mi ha appena detto, dal 6 all'11 luglio lei ha partecipato ad un corso di formazione presso l'Alliance Française di Parigi. Che esperienza è stata?
«È stata un'esperienza intensa sia dal punto di vista professionale che umano. Ho avuto l'opportunità di confrontarmi con docenti provenienti da quattro continenti e di riflettere insieme a loro sull'evoluzione dell'insegnamento delle lingue straniere. La formazione si è svolta presso l'Alliance Française di Parigi, un'istituzione prestigiosa fondata il 21 luglio 1883 su iniziativa del diplomatico Paul Cambon con il sostegno di grandi personalità della cultura e della scienza francese, tra cui Jules Verne, Louis Pasteur, Ernest Renan e Ferdinand de Lesseps. Sapere di studiare e lavorare in un luogo con una storia così importante rende l'esperienza ancora più significativa.»
Come è nata questa opportunità?
«È stata resa possibile grazie al progetto ERASMOVE, finanziato dal programma Erasmus+, che promuove la mobilità internazionale di docenti, studenti e personale amministrativo. Per noi insegnanti significa poter partecipare a corsi di aggiornamento e confrontarci con colleghi europei, riportando poi nelle nostre scuole metodologie e idee nuove. Insegno Lingua e Cultura Francese presso il liceo linguistico di Castiglion Fiorentino e considero queste esperienze fondamentali per offrire ai miei studenti una didattica sempre aggiornata.»
Dal documento che poco fa mi ha mostrato ho visto che il corso aveva un titolo molto evocativo: "Réinventer l'enseignement des langues : créativité, corps et intelligence augmentée". Quali aspetti l'hanno colpita maggiormente?
«Mi ha colpito soprattutto l'attenzione alla dimensione umana dell'apprendimento. Si è parlato di creatività, di emozioni, di partecipazione attiva. Ho apprezzato in particolare due laboratori. Il primo era dedicato alle tecniche teatrali: abbiamo sperimentato come il corpo, il movimento, il gioco e l'improvvisazione possano aiutare gli studenti a superare la paura di parlare una lingua straniera e a comunicare con maggiore naturalezza.»
E il secondo laboratorio?
«È stato sorprendente. Attraverso l'utilizzo dei mattoncini LEGO ho potuto scoprire un modo originale per stimolare la produzione orale nelle classi di francese, ma applicabile anche ad altre lingue. Costruire, raccontare, collaborare e argomentare diventano attività linguistiche molto efficaci. È una metodologia che favorisce la creatività, la cooperazione e il coinvolgimento di tutti gli studenti.»
Si è parlato anche di intelligenza artificiale. Qual è la sua opinione?
«L'intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per la scuola. Durante il corso abbiamo conosciuto strumenti che possono aiutare gli insegnanti a progettare lezioni, creare materiali personalizzati e adattare le attività ai diversi livelli di apprendimento. Naturalmente esistono anche delle criticità. In molte scuole non sempre sono disponibili le dotazioni tecnologiche necessarie - ma non è il caso della mia scuola - e, in diversi casi, l'uso degli smartphone in classe è limitato o vietato. Sono aspetti che richiedono una riflessione, ma non devono far perdere di vista le potenzialità di questi strumenti.»
Che cosa porta con sé da questa esperienza?
«La conferma che la formazione continua è ormai indispensabile. L'insegnamento delle lingue cambia rapidamente perché si arricchisce dei contributi delle neuroscienze, della ricerca pedagogica e delle nuove tecnologie. Tuttavia, il corso mi ha anche ricordato una verità fondamentale: nessuna innovazione può sostituire il rapporto umano tra docente e studente.»
Quindi la tecnologia non sostituirà mai l'insegnante?
«Assolutamente no. La storia della didattica delle lingue lo dimostra chiaramente. Nel tempo sono arrivati i laboratori linguistici, le registrazioni audio, i CD, le piattaforme digitali e oggi l'intelligenza artificiale. Ogni innovazione ha ampliato le possibilità di insegnamento, ma il cuore della scuola resta l'incontro tra le persone, il dialogo, la relazione educativa e la scoperta di culture diverse. La tecnologia è uno strumento prezioso, non un sostituto dell'insegnante.»
Quale sarà il valore aggiunto di questa esperienza per i suoi studenti e per la scuola?
«Tornerò in classe con nuove idee, attività e metodologie che renderanno l'apprendimento più dinamico. Il confronto con colleghi europei, africani, asiatici e americani è stato estremamente stimolante e mi ha dato conferma di quanto sia importante aprire la scuola a una dimensione quanto più ampia possibile.
Vorrei sottolineare che questa esperienza non è il risultato del lavoro di una sola persona. All'interno del nostro istituto opera un team di docenti che, con grande impegno, progetta e realizza le mobilità Erasmus+, sia in uscita che in entrata. Grazie a questo lavoro, i nostri studenti e i nostri insegnanti hanno l'opportunità di vivere esperienze formative all'estero e, allo stesso tempo, la nostra scuola accoglie regolarmente studenti e docenti provenienti da diversi Paesi europei. È uno scambio continuo che arricchisce tutta la comunità scolastica.
È significativo tra l’altro, che, mentre io seguivo il corso a Parigi, la collega di Lingua e Cultura Spagnola, professoressa Federica Filomena Ferraro, fosse impegnata a Tenerife in un'altra attività di formazione Erasmus+, con il medesimo obiettivo: approfondire nuove strategie e metodologie per l'insegnamento delle lingue straniere. Questo dimostra quanto il nostro istituto creda realmente nella formazione continua e nella dimensione internazionale della scuola.
Al nostro rientro non si conclude il progetto, ma inizia forse la fase più importante: quella della disseminazione. Sarà nostro compito condividere con i colleghi le buone pratiche didattiche apprese, sperimentarle nelle classi e trasformarle in nuove opportunità di apprendimento per gli studenti. In questo senso, ERASMOVE non è soltanto un programma di mobilità: direi che è un investimento nella qualità dell'istruzione, nella crescita professionale dei docenti e, soprattutto, nel futuro dei nostri ragazzi.»
Grazie, cara professoressa Nadia, per queste informazione che gentilmente ha accettato di condividere con i lettori de L’Etruria. À très bientôt et toutes mes chaleureuses salutations à mon ami et votre mari, Lucio. Nella foto collage di corredo, tre immagini tratte dall'album parigino della professoressa Bruschi Domeniconi.
Ivo Camerini