Si chiama Natasha e sono piu di dieci anni che vive sulle alture del Trasimeno, quasi come una romita medioevale; ma invece è una vera e propria zarina russa che accanto al marito Luca ha scelto di vivere di pastorizia e vita campestre. In questi giorni di fine maggio ho avuto il piacere e l’onore di reincontrala e godere di un suo buon tè russo.
Questa cinquantenne, ormai cortonese e neo-regina delle alture del Trasimeno, è arrivata a Cortona dall’ Uzbekistan negli anni di fine Novecento con la figlia Daria.
Grande lavoratrice agli inizi non trova di meglio che lavori vari al nero, ma Natasha sopravvive e nella Camucia degli anni 1990 incontra suo marito Luca, un imprenditore edile, che, dopo averla sposata , la porta con sé nominandola amministratrice della sua ditta.
Dal 2013 circa si trasferiscono sulla collina sopra il Lago Trasimeno dove Natasha inizia la sua vita solitaria di di pastora e allevatrice di animali domestici. Da allora vive con le sue capre, le sue pecore, le sue galline, con l’asinello Tonio e con l’amatissimo cane Dodo e sette gatti. Le sue giornate sono dominate dall’esicasmo, dai suoi amici animali e da lunghe chiacchierate satellitari con mamma Larissa, che, seppur giovanotta ottantenne, assomiglia molto a Julie Christie, la famosa attrice del film Dottor Zivago.
Oggi Natasha vive felicemente la sua giornata umbro-cortonese tra i boschi e l’aria pulita di terre, che di notte le rimandano , come mi dice citando il Foscolo, le immagini della storica battaglia del 217 ac. Immagini che talora riproducono “per l’ampia oscurità scintille/ Balenar d’elmi e di cozzanti brandi,/Fumar le pire igneo vapor, corrusche/ D’armi ferree larve guerriere/ Cercar la pugna;/E un incalzar di cavalli accorrenti /Scalpitanti su gli elmi a’ moribondi,/E pianto, ed inni, e delle Parche il canto”.
Recitandomi questi versi del carme foscoliano, Natasha mi ricorda la sua grande cultura letteraria, che però ella coltiva senza nostalgia della patria natia.
Ebbi l' onere di conoscerla e di essere suo amico nei due anni in cui visse a Casale, nella montagna cortonese ed era molto amica del mio babbo Gigi e della mia mamma Rina, che la trattavano come una figlia.
Passando nella mattinata del 21 maggio per casa sua, è stato un grande piacere ricordare le nostre chiacchierate casalesi e le diverse giornate romane in cui l’accompagnavo al suo Consolato per risolvere i problemi burocratici che impedivano il suo matrimonio con Luca. Dal 2005 è cittadina italiana e si gode questa sua vita pastorale, seguendo però anche la vita della Russia odierna travagliata dalla grave tragedia della guerra con l’Ucraina.
Nel salutarla , la ringrazio per l’ottimo tè russo e le porgo i più cari auguri di un lungo e sereno avvenire da zarina russa sule alture storiche del Trasimeno.Nella foto di corredo due immagini di Natasha mentre legge L’Etruria.
Ivo Camerini