Il carovita con la sua sciagurata speculazione neocapitalista sui prezzi dei generi alimentari e dei carburanti, la violenza di un mondo sempre più inselvatichito, sballottato nei marosi guerreschi di un oceano mare dove dittatori che lo governano con la democratura stanno riportando l’umanità alle divisioni sociali,economiche e civili dei secoli pre-secondomillenovecento, mordono anche Camucia , il centro urbano più popoloso e più attivo della nostra Valdichiana nei campi dell’agricoltura e del commercio.
Da qualche anno oltre duecento famiglie vanno a prendere generi alimentari alla Caritas della Chiesa di Cristo Re (retta dall’attivo parroco don Aldo) e alla storica Caritas del Santuario del Calcinaio ( retto dal decano dei sacerdoti cortonesi , il giovanotto novantenne don Ottorino che fu il primo fondatore di questa benemerita istituzione cattolica nel territorio cortonose nei lontani anni 1970). I piccoli negozi hanno chiuso a gogò i loro usci e , da qualche mese anche la circolazione di auto e di mezzi pesanti si è rarefatta e nei dintorni del centro urbano i fertili campi della Chiana sono sempre meno coltivati e spesso abbandonati alle erbacce e ai rovi.
Quest’autunno poi sono aumentati anche gli abbandoni al loro destino dei campi terrazzati dei secolari ulivi a nord verso Cortona e il famoso, preziosissimo oro verde, spremuto nei frantoi camuciesi, scorre a goccia invece che a fiumi come nel passato. Inoltre in questo mese di ottobre, nonostante Halloween e la Festa di Ognissanti, sui social sono esplose le questioni dei maranza, dei giovani, dei senza lavoro e , per fortuna, solo un paio di casi, dei senzatetto.
La questione dei senzatetto infatti sembra che sia riconducibile ad uno o due clochard che, dopo i divieti di bivacco nella zona FFSS, si sono appropriati di un vecchio e diruto edificio, che nel novecento visse la nobile epopea della Casa del Popolo e che oggi è simulacro e stigma al tempo stesso della grande città che fu la Camucia novecentesca. Un luogo questo della vecchia casa del Popolo che da oltre due settimane tiene banco sui social causa una serie di reel e post, strani, gridati e a-galateo, indirizzati dallo storico clochard Alessio al sindaco di Cortona in rapporto di stranoamore che, ci ricorda ancora una volta, come insegnano il proverbio e la nota canzone di Jimmy Fontana, che “ l’amore non è bello se non è llitigarello”. Ma se questa piccola questione troverà presto soluzione perché , come dicevano i contadini chianini di una volta, “ l’amore senza baruffa fa la muffa”, molto più gravi e degne di attenzione sono la questione sociale della accresciuta presenza residenziale degli stranieri e giovani maranza camuciesi che rischiano di esondare dagli alvei ristretti in cui ancora scorrono.
Non è forse un caso che anche la Chiesa cattolica se ne preoccupi con le opere di bene della Caritas, ma anche con l’azione pastorale che ha visto il nostro amato vescovo Andrea tenere la sua prima lectio divina della sessione 2026-2027 proprio nella Chiesa di Cristo Re di Camucia.
Ma se il campo religioso, dove ormai alle chiese degli storici evangelisti, sorte negli anni 1960, si sono affermate ben due moschee mussulmane, le questioni che più premono su Camucia sono senz’altro ben sotto visione pastorale, quelle della sicurezza sociale, dell’integrazione multiculturale ed etnica devono trovare risposte dal campo politico con proposte certe e con programmi sul domani e non sull’oggi transitorio di vociate da tastiera social.
Prevenzione certamente, ma soprattutto soluzioni che diano risposte economiche e di occupazione e di sviluppo vanno cercate senza se e senza ma da subito da tutte le forze politiche , sapendo che in questi casi il domani non aspetta i tempi lunghi dei calcoli partitici. Sapendo soprattutto che, come dicevano i greci e i romani , Πάντες πάντες ξένοι ἐσμέν (pàntes xènoi esmèn), Omnes peregrini sumus: siamo tutti stranieri. Sapendo che, come ha ricordato il vescovo Andrea in chiesa mercoledì 28 ottobre invitando a leggere la Parola di Dio in ogni casa cristiana, Gesù afferma : "Ero straniero e mi avete accolto".
Davanti al nostro prossimo, ricordo a me stesso (e di certo non a chi ha discusso sui social di queste questioni) che , come , mi disse in una intervista il grande biblista gesuita Xavier Leon Dufour, " nel nostro prossimo, che incontriamo ogni giorno, c'è sempre Dio".
Inoltre, ricordo sempre a me stesso, come ci insegna Madre Teresa di Calcutta, che "se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle" e segnalo (a tutti coloro che hanno voglia di comprendere a fondo le questioni di questa natura) la lettura del bel libro uscito negli anni 1990 " Clochard " di Michel e Colette Collard (che i miei ex-alunni conoscono bene in quanto lo presentammo qui a Cortona, all’ Istituto per Ragionieri Francesco Laparelli, gli autori a discuterne con loro) .e del recentissimo “Stranieri come te” (Bollati-Boringhieri, 2026), dove la scrittrice turca Ece Temelkuran esplora l'idea che l'essere umano viva in un mondo incerto dove il concetto di "casa" non è legato a un luogo fisico, ma alle persone.
Gridare nuovamente anche a Camucia "Siamo tutti stranieri" s’impone anche nella nostra politica locale perché solo comprendendo le ragioni pacifiche dell’altro la società cresce e progredisce, lasciando ai nipoti dell’oggi un mondo migliore.
In questa prospettiva “ Siamo tutti stranieri” smette di essere un semplice slogan filosofico e quando viene calato nella realtà di un territorio come la Valdichiana e, nello specifico, di Camucia. (nata come lo snodo commerciale, ferroviario e vitale ai piedi della Cortona etrusca e monumentale, che ha vissuto negli ultimi decenni una trasformazione demografica ed economica radicale) porta a declinare bene l'alterità (l'essere straniero). Altrimenti se si affida tutto alla repressione poliziesca non si mai dove poi portano la presenza di comunità provenienti da ogni parte del mondo che ridefiniscono il tessuto sociale, e lo "straniamento" dei giovani del posto, che spesso si sentono alieni a casa propria, sospesi tra un passato glorioso e un futuro incerto. Integrazione e periferia dell’identità “ producono rughe” nel volto di una Camucia che storicamente ha accolto flussi migratori importanti grazie all'agricoltura della Valdichiana, all'edilizia e ai servizi legati al turismo dell' alma mater Cortona.
Sta alla politica sanare, eliminare le rughe del volto camuciese con progetti nuovi e pieni di futuro non solo tecnologico , ma soprattutto pieno di quell’humanitas, di quella civitas cortonese dei secoli passati, che, ancora, in tanti ritengono valide per costruire il nostro domani.
La sfida sociale di Camucia,infatti, non si vince alzando barriere, ma trasformando lo "straniamento" in una risorsa. Camucia, come tutta la Valdichiana, ha bisogno di politiche giovanili coraggiose: investimenti in festival culturali, spazi di co-working, centri di ascolto e piazze reali in cui le culture si mescolino davvero. Solo se le istituzioni e i cittadini smetteranno di vedere la diversità e il disagio giovanile come "corpi estranei", Camucia potrà non divenire una periferia dell'anima e diventare invece un laboratorio di nuova e vibrante cittadinanza, come lo fu negli anni mitici del Secondo Novecento.
Ivo Camerini