Ho saputo che Aldo Cazzullo, scrittore e giornalista televisivo sarà ospite di riguardo a Cortona per presentare il suo ultimo libro: “FRANCESCO Il Primo Italiano”.
Il giornalista con umiltà e sapienza, racconta il Santo con stupore umano, perché riesce a farcelo incontrare mentre giriamo le pagine appoggiati sul tavolo in cucina, sprofondati nella poltrona buona, stesi sul letto prima di chiudere gli occhi: LUI ci appare magro, rivestito da un saio rattoppato da strappi veri, sporco di terra ma non lurido, con la pelle graffiata, scalzo e spettinato che ci sorride attraversato da una luce radiata che nessun effetto speciale cinematografico potrà mai riprodurre.
Avvertiamo subito la sua Intelligenza e il suo Calore Umano.
L’analisi che Cazzullo presenta è onestissima e molto analitica tanto da toccare il mondo dell’Anima, della Politica, della Religione, del Potere, della Proprietà, dei Costumi e della Cultura Medioevale.
Francesco non era quello che definiremmo oggi in modo scanzonato un hippy “un figlio dei fiori”, un ecologista o un vero radicale! Era un ragazzo che aveva provato gli agi della ricchezza e con la spavalderia dell’onnipotenza giovanile aveva combattuto da soldato per poi ritrovarsi in carcere prigioniero. Aveva conosciuto i vari caratteri, sentimenti e condizioni dell’Uomo, quelli più privilegiati e i più miserabili.
Francesco è stato un creativo e un ricercatore dell’anima, un artista della riflessione e dell’osservazione e attraverso tutte le sue esperienze aveva scoperto di essere innamorato dell’Amore Universale. Vivendo con gli uomini e le donne in mezzo alla natura aveva riconosciuto l’Opera del Signore e ne era rimasto Folgorato.
Scriveva di poesia e per le sue prediche pensava a strategie di allegria per sollevare gli animi delle folle affamate, infreddolite, logorate dai dolori e dalle malattie. Allora non c’era molta differenza tra case e stalle ed era difficile avere del buon cibo sulle tavole!
Questo particolare libro è prezioso perché non offre un folkloristico racconto di quei tempi ma rappresenta con lettere maiuscole l’oggetto del suo predicare: LA POVERTA’!
Una condizione nota alle genti che quindi, riconoscendosi, lo avrebbero avvicinato senza timori, ascoltato e compreso.
Il tema era Stupefacente perché riconosceva che l’Uomo in questa condizione sarebbe stato completamente LIBERO e mai soggetto a nessun condizionamento. Non si sarebbe mai sentito schiavo di nessuno, solo devoto a quell’Amore verso il Prossimo.
Il suo predicare era dunque Potentissimo tanto da Rivoluzionare l’Ordine Sociale, Impensabile per quei tempi e Condizione Ingannevole, per i Nostri!
Fu un sofisticato manager della sua buona novella perché fu astuto senza essere artificioso, affinché non venisse fermato dalla Chiesa il suo predicare, “con lei” mostrava sempre un atteggiamento di obbedienza.
Ma LUI non giunse mai a nessun compromesso. Si può comprendere come in vita abbia pesantemente messo in crisi le strategie aziendali del Papato e dei vari Ordini Religiosi che godevano di enormi fonti di reddito tratti dai terreni, dai mulini e castelli loro donati. Visse in amore di povertà totale e fu la Chiesa a piegarsi a lui ingannandolo, cancellando alla sua morte le sue volontà riguardo l’Ordine da lui fondato, compresa quella di riconoscere alle donne la possibilità di diventare “fratesse francescane”.
Ma non vi svelo completamente il racconto di Cazzullo, semplice alla lettura ma colto e colmo di contenuti storici spiegati con trasparenza e obiettività.
E’ un’opera preziosa perché tra qualche anno non verranno più progettati e scritti libri della consistenza di “FRANCESCO Il Primo Italiano” perché l’Intelligenza Artificiale contribuirà ad impigrire la sete di conoscenza dell’Uomo fino a farci affezionare alle “banalità”. Quelli che non useranno la IA saranno segnalati come dei rivoluzionari, ma questa è un’altra storia….
A Cortona il Santo da giovane ha costruito, letteralmente con le sue mani insieme ai compagni frati, le prime Celle di un Eremo. Un posto fermo nel tempo, colmo della sua poesia. Di notte il luogo è rischiarato da luci tenui come in un Presepe, è impressionante come possa restituirci una fotografia dei tempi del Santo. Struggente di bellezza naturale l’Eremo è stato una delle ultime sue dimore, la sua penultima “Casa” prima di morire nella Porziuncola. Allora era ormai malatissimo e quando prego per lui lo immagino nella celletta umida dal pavimento terroso, disteso sul giaciglio di pietra cullato dalla musica dell’acqua che scorre impietosa lì vicino nei mesi piovosi. Non si curava di proteggersi dal freddo perché riusciva ad uscire dai suoi malati confini corporali per entrare nelle piaghe di Gesù.
E’ un estremista della sofferenza. Sfida il dolore, la malattia, la sua stessa carne e da quando nella sua vita ha scoperto l’Amore per il Creato tutto per lui è più facile perché carico dell’Amore di Dio.
Nel libro Aldo Cazzullo non riesce a nascondere la sua venerazione per il Santo, penso lo ami da sempre fin da bambino quando aveva scoperto che era stato proprio Francesco l’ideatore del Presepe. Ai fanciulli piace costruire il mondo con la loro fantasia, modellare le montagne con la carta, pannellare il cielo stellato, raccogliere il muschio per riporlo come pavimentazione nel presepe, collocare le casette, alloggiare i pastori e le contadinelle, creare il ruscello con l’acqua vera, mettere le pecorelle nei recinti e costruire la Santa Capanna. Allora mi figuro il piccolo Cazzullo dalle ginocchia scorticate come qualsiasi altro fanciullo, immergersi in una favola bella e avventurosa che racconta di Uomini Buoni e Cattivi, di Poveri e Ambiziosi, Umili e Malvagi. Storie di persecuzioni, di spade e combattimenti dove l’eroe vince la Vita Eterna armato solo con lo scudo dell’Amore. Affascinanti Missioni Impossibili!
Da piccola mi immedesimavo così tanto nel rievocare la storia della Natività che avevo un timore reverenziale nell’adagiare il Bambinello nella mangiatoia, pensavo: “O Signore ho toccato Gesù!”
San Francesco era a suo agio ovunque, si sentiva cittadino del Mondo, amava amare tutto e tutti e ritrovava la forza della meditazione, il dialogo diretto con il Signore nei luoghi come Le Celle di Cortona o il Santuario di La Verna. Opere murarie che hanno conservato lo spirito semplice ed essenziale, integrato con la Natura tra “le Sorelle e i Fratelli”: Collina, Pietra, Luna, Acqua, Albero, Bosco, Sole. Il canto degli uccelli spezza il silenzio e penetra dalle finestrelle, c’è la terra verde cangiante d’erba, gli alberi sempreverdi, l’acqua che scorre, il cielo, le stelle e un panorama a perdita d’occhio. Di notte c’è il passaggio dei lupi e dei cinghiali e gli scoiattoli sono di casa, insieme ai fratelli topi anche se, persino a Francesco non fossero proprio simpatici!
Allora immersi in questi elementi naturali dobbiamo leggere “FRANCESCO Il Primo Italiano” dove Cazzullo ci insegna come interpretarlo nel pieno Medioevo.
Un esempio semplice e diretto che fotografa i costumi dell’epoca: se una nobildonna avesse donato un suo vestito ad una serva, questa donna non lo avrebbe mai potuto indossare, lo avrebbe potuto solo usare come merce di scambio per una dote ad una figlia o per del semplice cibo.
Sicuramente all’epoca Francesco fu il Santo più umano che sia vissuto, non intimoriva o spaventava chi si fosse avvicinato a LUI. Predicava la gioia di esistere, di amare il Signore come un dono e non come una minaccia divina perché era fonte di felicità non di timore o terrore. LUI invitava tutti a partecipare alla festa!
Molto e molto ancora dovrei descrivere di questo interessantissimo libro e continuerò a farlo dalle pagine del nostro giornale L’ETRURIA.
Spero di trovarmi in prima fila quando il giornalista sarà ospite a Cortona perché ho ammirato con quanta determinazione professionale, garbo e sensibilità abbia riportato il pensiero originale di San Francesco che era e continua ad essere rivoluzionario e scomodo persino nei nostri giorni.
Roberta Ramacciotti www.cortonamore.it®