L’Etruria

Redazione

Bruce Springsteen attraverso gli occhi di Stefano Bianchi

Bruce Springsteen attraverso gli occhi di Stefano Bianchi

Stefano Bianchi è il simpatico bibliotecario di Camucia; spesso, trovandomi in biblioteca, mi fermo a chiacchierare per parlare di musica. Ha una bella preparazione perché contestualizza i generi musicali dalla fine dell’’800 in poi, cerca di capire e spiegare le intersezioni fra strumenti e modalità compositive con un occhio al momento storico e sociale in cui si situano questi sviluppi e queste commistioni, che sono interessanti e spesso riguardano gli USA o Paesi europei, in cui gli eventi sono macroscopici e più facilmente individuabili.

E’ facile affermare che molte novità in campo musicale emergono dal mondo anglosassone e sono arrivate in Italia attraverso la traduzione di brani e alcune trasmissioni radiofoniche che hanno fatto la storia, però è anche vero che tanti  ragazzi, spesso studenti, si arrabattavano per acquistare un buon piatto e un paio di casse con cui ascoltare i dischi che arrivavano dagli USA e dal Regno Unito, con le loro copertine particolari che riportavano i testi delle canzoni.

Ad Arezzo il punto di ritrovo era il negozio di Norina Vieri, ma c’erano negozi forniti a Firenze e a Perugia, in cui si potevano trovare le ultime novità, conosciute attraverso riviste specializzate.

Questo clima è stato reso benissimo da Stefano Bianchi nei libri precedenti, che sono parecchi e trattano di rock,punk, blues e post rock, pubblicati con diverse case editrici.

Nel suo ruolo di   editore e direttore della rivista “Blow Up”ha appena pubblicato “Bruce Springsteen – The Promised Man”che è un “atto d’amore” verso un grandissimo autore e musicista con cui condivide una caratteristica: il nome delle rispettive mogli, per entrambe Patti.

Nel caso di Springsteen la moglie collabora attivamente alle produzioni musicali ed è spesso in scena insieme al marito ed è questo il bello di Springsteen: una famiglia normale, i figli, gli anni che passano e questa immane energia che il cantante sa sprigionare, al punto che nel capitolo iniziale Stefano afferma : “Nei primi anni ’60 Bruce era l’amico su cui potevo contare quando dovevo piangere ed ero solo, e accadeva spesso ed era dura... Eravamo solo io e lui. Mettevo un suo disco e la vita tornava ad avere luce, riuscivo a vedere davanti e non solo dietro. Era una musica di vita e di speranza,  quella di Springsteen era musica terapeutica”.

Io mi ricordo benissimo come conobbi Springsteen: fu un suggerimento di mio cognato Roberto, che ha sempre avuto grande fiuto per la buona musica; arrivò con un LP, ci mettemmo ad ascoltare e anche mio marito era d’accordo: questo ne avrebbe fatta di strada, per cui capisco benissimo la carica di energia che sprigionava dalla sua musica e la capacità di trasmettere forza viva e sana, un’immersione dentro la vita e un riemergere rinnovati e più tenaci.

Springsteen ha descritto nella sua autobiografia la sua famiglia, appartenente alla classe lavoratrice, quella in cui i soldi non bastano mai, ma profondamente attaccata ai valori dell’America delle origini, e questo spiega Stefano nelle prime pagine del suo libro: non è concepibile cercare facili vie di fuga contro la legge o facili momenti di oblio chimico: “..(Springsteen) mostra una faccia che non si è mai vista: quella normale e quotidiana che tutti quanti viviamo una volta smessi i panni della ribellione domenicale un tanto al chilo. Siamo proprio sicuri che il rock sia diventato adulto con i Velvet Underground?”

Il libro che già da queste premesse risulta interessante, continua dedicando un capitolo a ogni album del Boss: da “Greetings from Asbury Park” del 1973 a “Born to run” del1975, a  “The River” del 1980, a “Nebraska” di due anni dopo fino a quel pezzo di storia americana che è “The ghost of Tom Joad” inciso nel 1995 e ispirato al romanzo di John Steinbeck fino all’esplosiva “ We shall overcome; The Seeger Sessions” del 2006, e  questi sono solo alcuni degli album  prodotti fino al 2025. Ne risulta un testo preciso e circostanziato che i cultori di Springsteen ameranno sicuramente, anche perché ci troveranno materiali informativi e tante emozioni che hanno vissuto ascoltandolo.

La formazione che lo accompagna prende forma come   E-Street Band, ma Springsteen incide anche con altri musicisti e produce album acustici , in una ricerca continua di nuovi orizzonti armonici e storici. Stefano Bianchi riporta anche bootleg incisi nel 1971 e negli anni successivi che vedono all’opera musicisti che saranno dei punti fermi nelle produzioni successive.

Dal vivo Springsteen è una forza della natura e quando esegue “Born to run” è un’esplosione di musica e vitalità: “..è un inno positivo e vitalistico:siamo nati per correre, per muoverci, per fare e non subire....Bruce diventa la voce di quella maggioranza silenziosa che ascolta rock ma non si droga, non elegge a propri idoli i teppisti e crede nei buoni sentimenti, nella giustezza tradita del sogno americano, nel lavoro, nell’amicizia, nel rispetto dei padri e delle madri...finalmente anche il rock “perbene”ha dignità di esistere parallelamente a quello ribelle.”

Da leggere è il capitolo su “Nebraska”,in cui la disamina di Stefano Bianchi si fa sociale e politica ma anche letteraria; per gli amanti della letteratura cita due famosi scrittori del profondo sud:”.. William Faulkner e Flannery O’Connor sarebbero stati fieri di ascoltare quelle storie di ladruncoli disadattati, di redenzioni impossibili, di piccole chiuse comunità, di sogni infranti e inadeguati.”

Per concludere questa carrellata di album tutti da ascoltare, un cenno a “We shall overcome:The Seeger Session”: un album che riprende la tradizione folk filtrata attraverso Pete Seeger, circondato da una band dai tipici suoni della tradizione a cui si aggiungono timbri del dixieland, in cui inni si mescolano a gospel, ballate  e un pizzico di tex mex. I concerti del Boss, mentre suona i brani di questo album, sono trascinanti e sembra che i musicisti si divertano da matti mentre lo accompagnano, pura gioia che contagia e coinvolge.

Infine chiudiamo con le parole di Stefano Bianchi:”Springsteen appartiene alla storia dell’America. Di nessun altro musicista della sua levatura possiamo dire lo stesso. Lo si prenda come un complimento, il più grande che si possa a un musicista: d’essere molto più che solo un musicista.”E questo Stefano Bianchi lo ha saputo esprimere benissimo nel suo libro.

MJP