Da Claudio Bellaveglia, Scrittore, dirigente ministeriale e già Sindaco di Passignano, riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Quando l’amico Ivo, con la semplicità che gli è propria, ebbe a chiedermi di scrivere due righe di commento al suo recente e brillante Romanzo cortonese, rimasi un attimo sorpreso perché onestamente non avrei mai pensato di ricevere un invito tanto gratificante quanto per me immeritato.
Questo ‘avvenimento’ si è verificato quando il suo nuovo libro passò dalle sue alle mie mani nel corso di un incontro nel periodo pre-natalizio dell’anno appena conclusosi. Mi sentii fortemente onorato conoscendo il giornalista-scrittore Ivo Camerini da tantissimo tempo, ed avendo di lui grandissima stima e considerazione.
Un’amicizia, la nostra, che si è consolidata sull’infinito numero di chilometri percorsi sui comodi scompartimenti dello storico treno intercity ‘Firenze – Roma’ del mattino, essendone entrambi fruitori ‘compiaciuti’ di raggiungere per lavoro - e per passione – la nostra Capitale. La suddetta amicizia non ha comunque condizionato la mia più genuina valutazione dei grandi valori che Ivo ha racchiuso nel suo lavoro : amore per Cortona, per i Cortonesi, per la ricchezza del relativo territorio, con particolare riferimento alla sua parte montana, boschiva e pastorale, che è custode di grande storia e di intramontabili tradizioni sociali, familiari, economiche e culturali, di cui anche Annibale ed i suoi hanno avuto ‘esperienza e contezza’ tanto da esserne positivamente ‘contaminati’. Se ad Annibale sono bastati pochissimi giorni di permanenza nel lontanissimo tempo di più di 22 secoli fa per realizzare la sua ‘simpatia’ verso Cortona - che può arrivare a rasentare perfino il senso di appartenenza e di immedesimazione nella fervida fantasia di Ivo - si può comprendere quanto sia grande oggi l’attrazione turistica e il fascino che la città etrusca esercita rispetto a turisti di tutto il mondo.
Che la fama di Cortona, oltre che alle buone Amministrazioni comunali susseguitesi nel tempo, sia dovuta anche all’onda secolare di quell’insolita ospitalità!
Mi sta bene di essere nato nell’anno 1948 per l’importante riferimento alla storia d’Italia, ma anche nel giorno 23 giugno, che sapevo essere la data della battaglia del Trasimeno (23 giugno del 217 a.C.), la quale - evocando un evento negativo per Roma – mi rendeva comunque meno difficoltoso ricordarla: infatti molti cittadini lacustri non la conoscono, e dunque l’Autore ha fatto benissimo a narrarcene la storia attraverso un avvincente quanto simpatico racconto, intriso sì di elementi anche immaginari, ma comunque in grado di rappresentare la vita, le abitudini e le tradizioni identitarie della nostra gente, perché chi non sa … non fa! E sì che oggi è quanto mai utile supportare lo sviluppo con la Storia di un territorio, soprattutto quando essa si basi su fatti certi ! Quanto sarebbe stato bello oltreché remunerativo per tutti se solo qualche segno di quella battaglia fosse arrivato fino a noi!
Quando pochi giorni fa ho appreso dal libro di Ivo che la cocente sconfitta dell’esercito romano si verificò invece in una mattinata di fine ottobre dell’anno 217 a.C. – con ciò spiegandosi meglio della precedente ipotesi del 23 giugno anche la nebbiosità della giornata della battaglia – è certamente venuto meno il mio secondo motivo di compiacimento per la data di nascita, tuttavia la delusione non è durata più del tempo di un battito di ciglia!...
Ho apprezzato anche la lettura integrale fatta da “Ulisse il Giovane” e ripresa dai fogli intitolati “A tavola con Maranguelone – La ribuglita”, poiché in una particolare quanto simpatica occasione propiziata dall’altro mio amico cortonese Carlo Roccanti, ho avuto occasione di “conoscere” un grande personaggio cortonese del passato, il Sacerdote don Francesco Chiericoni da Tuorgna, soprannominato appunto ‘Maranguelone’, che è stato per anni Cappellano presso la monumentale Chiesa dell’Oliveto in Passignano, che i residenti considerano una loro “Cattedrale”, il cui altare è stato costruito dal cortonese Mariotto Radi (1563?-1624). Essa è somigliante nella struttura alla Chiesa del “Calcinaio” in Cortona. Dall’importante lavoro narrativo e creativo di Ivo ho avuto conferma della severità del prof. Camerini anche sotto la veste di Ulisse il Giovane, particolarmente quando auspica che Annibale a Roma riesca a superare i ripetuti momenti di vita pubblica non sempre di specchiata moralità.
Mi è apparsa dunque molto profonda l’analisi di Ivo anche sulla politica e sui politici di ieri, ma anche di oggi, con motivate critiche anche rispetto a decisioni e provvedimenti che nella loro evoluzione hanno determinato effetti deteriori rispetto alle aspettative di crescita e generale sviluppo complessivo: globalizzazione; neoliberismo; scarsa capacità di attrarre partecipazione e coinvolgimento ai troppi progetti di sapore ‘fumoso’…, anche per evidenti egoismi di parte se non di bottega …
Il suo dettagliato curriculum di vita restituisce una personalità di grande spessore morale ed intellettuale, che rende Ivo ancora più vero di quanto mi sia subito apparso alla prima conoscenza !
Ha trattato con ‘leggera’ profondità eventi epocali di grande impatto sociale, senza indulgere a sollecitazioni emotive, diminutive o accrescitive, in relazione alla collocazione socio-politica dei protagonisti e dei momenti e passaggi di valenza storica.
Una considerazione del tutto generale che mi è emersa con chiarezza dalla lettura (a tratti molto spassosa) del romanzo del ‘giovane Ulisse’ è il grande valore racchiuso nella concezione e realizzazione di una storia in forma romanzata, che implica l’accostamento ad un modello narrativo capace di molti gradi di libertà in più rispetto alla rappresentazione della realtà tal quale. Risulta infatti agevole anche “suggerire” ai protagonisti del racconto azioni e comportamenti desiderati da parte dei lettori e dei cittadini, che viceversa non avrebbero possibilità di essere ‘richiamati’.
Da ultimo sono convinto che l’Autore - tra i numerosi messaggi affidati al libro – voglia riservare un ruolo di massima importanza a quello che segnala la gravità e l’incurabilità delle lesioni sociali, che possono accompagnare la scomparsa della memoria e quindi della civiltà di un’epoca, … che è poi Vita. Per saperne di più: Ivo Ulisse Camerini, I giorni e le notti di Annibale barca tra Vallecalda e Cerventosa, Luoghinteriori, novembre 2025, pp. 152..
Claudio Bellaveglia
(Passignano sul Trasimeno, 23 gennaio 2026)