E’ uscito in questi giorni l’ultimo libro sulla giustizia del giudice in pensione Mario Federici, ex- pretore di Cortona e di altre città aretine.
Un libro che parte dall’interrogativo “Esiste la Giustizia giusta?” e che si intitola “Fare Giustizia su se medesimo e per se medesimo”. Il libro, edito da Edizioni Nuova Prhomos di Città di Castello, consta di 148 pagine ben leggibili e suddivise in tre parti argomentative.
La prima che parla della cornice generale dei principi in cui si deve muovere la giustizia perfetta e a quali risultati si deve pervenire con il fare giustizia. La seconda parte, dedicata al tragico incidente di caccia che coinvolse il giudice nel 2014, è dedicata al “ fare giustizia su se medesimo”. La terza parte , dedicata ad una annosa vertenza nei tribunali umbri tra i parenti stretti del giudice e i proprietari di una cava di pietra limitrofa alla casa del fratello Giovambattista, è dedicata all’interessantissimo argomento “ fare giustizia per se medesimo”.
Insomma, un libro confessione di un giudice che già tanto in precedenza ha scritto sul tema spinoso della giustizia e che qui affronta le varie questioni a viso aperto e, dall’alto dei suoi venerandi anni, senza reagire a quelle dure bastonate ricevute (che gli avrebbero dato i suoi ex-colleghi nei tribunali umbri) e , facendosi francescano nell’animo, consiglia che il ruolo e la funzione della giustizia oggi non devono più essere quelli della vittoria dell’uno sull’altro, ma del mettere d’accordo, del lavorare insieme “per risolvere un problema che interessa tutti e per arrivare alla produzione di un bene da condividere tra le parti”.
Ma anche un libro impreziosito da brevi racconti familiari e personali come nelle pagine 71-73, dedicate, sempre nella terza parte, ai suoi ricordi d'infanzia e in particolare all'episodio da piccola vedetta partigiana ed antifascista quando una domanica mattina, mentre gioca con il coetaneo di otto anni Emiliano in cima alla collina di Manciano, vede sulla strada che da Trevi sale al suo paesello una colonna di camion tedeschi e, intuendo che sarebbero venuti a cercare i partigiani e i giovani retinenti alla leva, che nel giorno festivo uscivano dai boschi per venire a pranzo nelle case di parenti ed amici, corre a perdifiato ad avvisare dell'arrivo dei nazisti e riesce a far fuggire tutti i ricercati dal paesello e i tedeschi, nonostante l'accurata e teutonica perquisizione in tutte le case, non trovano nessuno e devono andarsene con le pive nel sacco. Un episodio che egli ricorda come la sua guerra partigiana combattuta ad otto anni contro i nazifascisti assieme al suo coetaneo e compagno di giochi Emiliano.
Con atto di grande liberalità il giudice Mario Federici ha donato cento copie di questo suo ultimo libro al nostro giornale, che le darà in omaggio a chi acquisterà il prossimo numero cartaceo de L’Etruria nelle edicole di Cortona, di Camucia e di Terontola. Assieme a questo dono, il giudice Federici ha fatto anche un’ offerta per il sostegno del nostro giornale e a lui va il nostro grazie sincero e riconoscente.
Ivo Camerini