L’Etruria

Redazione

I giorni e le notti di Annibale nella Montagna Cortonese

Tra storia romanzata e il filo d’Arianna dell’ amarcord di un figlio di contadini e boscaioli che a diciotto anni emigra nella Capitale d’Italia per studiare e lavorare: il bel libro di Camerini

I giorni e le notti di Annibale nella Montagna Cortonese

A novembre 2025 è uscito un bel romanzo di Ivo Ulisse Camerini. Il titolo è spiazzante: “I giorni e le notti di Annibale Barca tra Vallecalda e Cerventosa. Un inedito racconto della Battaglia del Trasimeno del 217 a. C.”. Ma l’autore è conosciuto come persona affidabile e di grande cultura.

Apri il libro di Ivo Ulisse Camerini, edito da LuoghInteriori di Città di Castello; inizi a leggerlo e la testa incomincia a girarti.  Poi, andando avanti ti si apre uno scenario non immaginato.

Tutto parte da un manoscritto che l’autore  dice di aver trovato abbandonato su uno degli Intercity Terontola-Roma e viceversa, che per tanti anni ha preso per questioni di lavoro.

Dal manoscritto, che tratta della Battaglia del Trasimeno tra Annibale e Flaminio, ci troviamo catapultati tramite un metaverso letterario non solo nella Montagna Cortonese di ventidue secoli fa, ma anche in quella novecentesca.

Annibale arriva a Casale di Cortona con i suoi generali ed il suo esercito nell'ottobre 217 ac. Deve far riposare i suoi uomini dalle fatiche del lungo viaggio tra Emilia e Toscana, dopo la vittoriosa Battaglia della Trebbia, che a lui è costata un occhio e non metaforicamente. E arrivato a Vallecalda, alle spalle del Trasimeno, trova buona, fraterna ospitalità presso la famiglia Camerini e si affeziona al giovane Ulisse. Questo, ben dotato di cultura e di parlantina e di conoscenza delle lingue antiche , in quei pochi giorni passati insieme al condottiero cartaginese, di cui diviene assistente, consigliere e amico, fa conoscere ada Annibale la sua montagna, l’ospitalità e la visione politica antiromana e anticapitalistica delle povere, ma fiere popolazioni che abitano quelle aspre e povere terre. L’amicizia sincera e solidale verso il condottiero cartaginese trova la sua riprova del nove nelle due cene che la famiglia Camerini offre ad Annibale ed ai suoi generali con pietanze contadine tipiche del luogo e che il giovane Ulisse traduce agli ospiti dal dialetto chianino  con cui la brava cuoca Rina , nel portarle in tavola tenta di spiegarle. Entrato nella simpatia di Annibale il giovane Ulisse nei suoi vari colloqui con il grande e famoso generale gli presenta il suo villaggio e gli racconta praticamente la sua vita, le sue difficoltà, i suoi incontri con molti personaggi dell’Italia novecentesca  che hanno ricostruito l’Italia del dopo seconda guerra mondiale.

In questo libro c’è la microstoria, con tanti nomi, sconosciuti al lettore, di amici, parenti, conoscenti dell’autore. Ma c’è anche la Storia dell’Italia.

Nella confessione-racconto del giovane Ulisse si riconosce la vita dell’autore che  nasce in una povera famiglia montagnina, che sopravvive con l’allevamento dei maiali, il taglio del bosco e i lavori agricoli.

Anche lui da piccolo viene avviato all’umile lavoro dei genitori. Le elementari le frequenta nel posto, in una pluriclasse, ma la maestra intuisce le potenzialità del bambino e convince il padre a fargli continuare gli studi. Con i pochi soldi della famiglia, l’unico modo per far studiare Ivo è quello di mandarlo nel Seminario di Cortona e lì il ragazzo frequenterà le scuole fino al liceo classico. Tra i suoi compagni di Seminario c’è anche don Alvaro Bardelli, adesso parroco della Cattedrale di Arezzo. Certo, Ivo deve simulare la sua vocazione a diventare sacerdote, cosa che lui non ha in quanto unico bimbo più piccolo tra quattro cugine e una sorella che se lo coccolano  pensa già alla strada della famiglia.

Terminato il liceo decide di proseguire gli studi alla Sapienza di Roma e parte per iscriversi a Medicina e Chirurgia. Ha con sé una valigia di cartone con due pantaloni, due maglioni di lana fatti dalla mamma, le scarpe nuove regalategli dal babbo per la maturità e poco più. A Roma scopre che i libri di Medicina sono costosissimi e quindi, ne giro di poche ore ritorna sui suoi passi e va ad iscriversi  alla Facoltà di Lettere e Filosofia.

Ivo diventa uno studente lavoratore, anzi, un lavoratore studente, potendo dedicare allo studio poche ore dopo cena, mentre nella giornata fa il domestico in una famiglia agiata. Lavora sodo per una fetta di pane, un piatto di minestra e due soldi. La fame lo perseguita e quando un giorno mangia un pezzetto di carne arrosto avanzato al pranzo dei padroni, viene licenziato.

Cambia lavoro e va a fare i noti (e allora in auge,quasi come oggi) lavori al nero del sottoproletariato urbano romano , cambiandone molti pur di sopravvivere. Sono gli anni della contestazione studentesca e anche lui si avvicina ad un gruppo di studenti che chiedono il rinnovamento del sistema Italia; è così che conosce Maria Fida Moro e altri studenti che nel tempo diventeranno famosi. Con grandi sacrifici, tornando a casa pochi giorni d’estate, alla fine riesce a laurearsi in tempo regolare con il massimo dei voti, con una tesi sull’antifascismo cattolico e come relatore Renzo De Felice. 

I primi lavori precari qua e là, fino al grande incontro ad Arezzo con il Presidente Amintore Fanfani. Presentato all’illustre zio dal nipote Giuseppe per parlargli della sua tesi, Ivo viene sottoposto ad un fuoco di fila di domande, peggio che ad un esame universitario. Alla fine, Amintore Fanfani, segretario generale Dc, gli fa un assegno quale borsa di studio “motu proprio” del partito  e gli promette la pubblicazione della tesi. Inoltre, Ivo riceve un invito a Roma alla sede della DC.

Dal successivo viaggio a Roma nascerà una bella collaborazione con lo statista aretino, che lo vorrà suo segretario personale al Senato nel 1976. E Ivo, assieme ai preti contadini don Giuseppe e don Ottorino, porterà Fanfani anche sulla Montagna Cortonese, che ancora a metà degli anni Settanta non era servita dalla corrente elettrica. Fanfani (dopo aver donato dodici pulcini alle massaie delle ultime famiglie rimaste a vivere in quelle terre) promette che in sei mesi l’Enel porterà la luce, e luce fu …

Negli anni romani Ivo conoscerà tanti personaggi importanti e nascerà una sua bella e positiva amicizia politica anche  con Aldo Moro e si troverà a vivere in prima persona molti eventi importanti della nostra Repubblica, a cominciare dal sequestro e la successiva uccisione di Aldo Moro. Assistette da una finestra su Via Caetani, distante meno di venti metri, all’apertura del bagagliaio dell’auto dov’era il cadavere dello statista democristiano.

Poi, il passaggio alla CISL, l’amicizia con Pierre Carniti, la collaborazione con gli altri Segretari Generali, a partire da Franco Marini, con cui fu collaboratore politico fino al 2019. Inoltre la creazione di importanti iniziative e tra queste non posso non citare la Marcia della Pace straordinaria tra Perugia e Assisi nel 1992, dopo le stragi mafiose di Capaci e Via d’Amelio.

Anche a Cortona Ivo ha lavorato alacremente, sia come giovane dc, sia come professore, sia come giornalista locale essendo, nel 1976, tra i dieci rifondatori de L’Etruria, di cui oggi è vicedirettore e anche facendo nascere vari giornali sia in Umbria sia nella stessa Cortona dove diede vita con l’apporto del professor Giustino Gabrielli, al giornale “Cortona Oggi”, che poi gli fu “scippato” dagli ultimi “sovietici” nostrani  di fine novecento.

Dopo aver raccontato tanta montagna cortonese e tanta storia dell’Italia novecentesca incrociata dalla vita di Ivo , Ulisse il giovane raccomanda ad Annibale che quando arriverà a Roma deve proteggere i tanti personaggi che hanno contribuito in modo positivo allo sviluppo dell’Italia repubblicana. L’elenco è lungo: Moro, Fanfani, Sarti, Zaccagnini, Berlinguer, Pertini, Marini … e gli amici di studi Silvia Costa e David Sassoli.

Fatto riposare l’esercito e definiti i piani della storica, sanguinosa battaglia i giorni di Annibale a Casale sono finiti. Annibale scende a valle, attraverso il valico della Cerventosa e  mettere in atto l’agguato a Flaminio presso il Trasimeno. Qui, Ivo sposta l’inizio della  Battaglia del Trasimenoin Val d’Esse, ma glielo concedo quale “licenza narrativa”.

Annibale, dopo una lunga giornata ed una notte di combattimenti  vince e torna al Valico della Cerventosa per  i i riti funebri dei suoi ufficiali morti in battaglia, tra cui il generale Magalo, i cui resti post- bruciatura sulla pira di fuoco vengono affidati al giovane Ulisse ed ai suoi amici per la sepoltura al Campo del paiaino . Salutato il giovane Ulisse e assicuratogli che arrivato a Roma spazzerà via i corrotti e salverà le brave persone che lui gli ha raccomandato, Annibale parte per la caput mundi. Ma, come sappiamo e come annota il romanzo, a Roma Annibale non c’è mai arrivato e adesso, poveri noi, spariti i politici che fecero la Storiadella nostra Repubblica  ci ritroviamo personaggi da incubo.

Ulisse, ma anche Ivo, è rimasto sempre coerente con le idee in cui ha creduto e adesso, andato in pensione e subito “archiviato” dal sindacato perché ritenuto un pericoloso “cane sciolto”, è tornato alla sua terra sulla Montagna Cortonese, “ultimo maoista” che coniuga lavoro manuale e intellettuale, la zappa e la penna.

Con le pagine di questo bel romanzo,in particolare con quelle finali del discorso di Annibale (pp.127-128)  Ivo Ulisse Camerini ci ha donato, tramite l’ingegnoso stratagemma del metaverso, un racconto che ci fa riflettere sul presente, spronandoci a impegnarci affinché il nostro paese ritrovi quei valori, quelle virtù e quei meriti, che un tempo erano la stella polare dei politici e dei sindacalisti: gente che aveva una visione ampia del Bene comune e si impegnava per ottenerlo, senza badare ai sondaggi e agli effimeri spot di immagine, che durano lo spazio di un mattino.

Per saperne di più: Ivo Ulisse Camerini, I giorni e le notti di Annibale Barca tra Vallecalda e Cerventosa, Luoghinteriori 2025.

Santino Gallorini

PS: Chi è Santino Gallorini? In breve: è un noto studioso aretino e scrittore di numerosi , importanti volumi sulla storia del territorio; ha riscoperto vicende e personaggi dimenticati.Vive in Val di Chiana e collabora con riviste e giornali, tra cui il Corriere di Arezzo e Arezzo24. Negli anni passati su L’ Etruria ha pubblicato molti articoli relativi alla Battaglia del Trasimeno e alla tutela dei beni archeologici cortonesi, castiglionesi e aretini.