L’Etruria

Redazione

In difesa della montagna cortonese

Quattro chiacchiere con Claudio Monaldi , il Krusciov  di Teverina

In difesa della montagna cortonese

Di passaggio a Coldimorro , alla storica bottega del Coppini, incontro Claudio Monaldi, detto il Krusciov di Teverina e volentieri raccolgo le sue interessanti considerazioni.

Claudio è una figura singolare e molto conosciuta in tutta la montagna cortonese delle cui bellezze e prodotti è appassionato difensore e attivo promotore. Dopo una impegnativa vita familiare in Borgo Teverina e di lavoro pendolare presso l’Azienda Il Falconiere del suo amico Riccardo Baracchi, prematuramente scomparso in seguito ad un infarto,  Claudio,da circa un anno,  è andato in pensione e si è nuovamente stabilito a tempo pieno nella sua casa di Teverina Bassa, vicino all’antica chiesa,  “ orméi caduta e ricoperta di rovi, ad eccezione dello splendido, maestoso campanile del milleduecento, che sta ben ritto in piedi a denunciare l’abbandono in cui il vescovo di Arezzo ha lasciato le nostre chiese e a noialtri ultimi cristjeni, che i nostri nonni s’arvoltono su la tomba per tutto sto disastro de ruvina in cui è stèta lascia una terra che nei secoli passi  era piena de gente cristièna e  che ha dèto anco un Beato alla Chiésa”.

Claudio, che il 25 aprile scorso , è stato a dare una mano  nella realizzazione della bella festa di San Marco a Poggioni e San Pietro a Dame,  è un fiume in piena in questa difesa della nostra montagna il cui attuale disastro imputa proprio al disinteresse religioso e civile sopraggiunto sul finire del Novecento. Un disinteresse davvero inspiegabile e delittuoso verso i borghi montagnini cortonesi , che una volta erano il motore , anche economico, dell’intera Civitas cortonese.

Claudio , da montagnino schietto e senza peli sulla lingua, come il mitico leader russo Krusciov , con cui dai primi anni 1960 viene soprannominato dai compaesani teverinesi e dai tanti amici cortonesi, è  molto preoccupato  per il futuro della montagna cortonese e, come un fiume in piena, mi dice: “ non mi capacito di tutto questo disinteresse della Chiesa  e delle istituzioni verso i nostri borghi  che ormai sono spopolati da oltre trent’anni e sembrano destinati alla morte per lenta , inarrestabile agonia religiosa, civile ed economica. Vedete, professore ( e scrivetelo sul  giornèle) , quando so’ vito alla Festa de Poggioni ho visto che il circolino parrocchiale  è chiuso perché una trave del tetto è rotto ormai da qualche anno.E' un edificio, ricco anche di affreschi , opera del grande Lucibello,che li fece su incarico del vescovo Franciolini; ora rischia di andare in malora e crollare come le nostre antichissime chiese di Teverina e Casale. Io mi domando ( e mi raccomando scrivételo) , ma quando c’è da vendere una macchia  o una proprietà, regalata alla Chiesa e costruita dai nostri nonni cristiani , da Arezzo corrono e incassano, ma quando c’è da restaurare chiese , case o curare noialtri ultimi cristjeni  nun se vede nessuno. Da un anno ci hanno mandato un bravo e simpatico prete, ma poarino è senza macchina e gne tocca fè l’eremita sulla scomoda canonica de Poggioni , che se 'nnèra per qualche annema bòna ancora non c’avéa manco la cucina e la stufa. Mah , proprio nun me rendo conto de questo disamore  della Chiésa verso noialtre. Per fortuna che ci sémo noaltri cacciatori che ancora ci si dà da fare e con la squadra del cinghiale se produce un po’ de norcineria artigianale e se fa qualche artrovo, cumme la prossima festa  che se terrà qui a Teverina. Proprio nei locali parrocchiali e della Proloco, costruiti a suo tempo qui a Coldimorro dal nostro rimpianto parroco don Ottorino Cosimi , che , ringraziando Dio, ogni tanto viene ancora a trovarci dal suo ritiro al Santuario di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio”.

Le chiacchiere con Claudio Monaldi vanno avanti a lungo e mi fa visitare anche i vicini ambienti parrocchiali e della Proloco , dove gli scatto la foto qui pubblicata a corredo. Locali che a me sembrano abbastanza bisognosi di restauro e risistemazione ora che la pandemia sembra stia passando e anche la nostra montagna avrà necessità di imboccare quella strada della ripartenza tanto sbandierata  a Roma con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Speriamo che con questo Pnrr- mi dice ancora Claudio-Krusciov mentre siamo lì al vecchio, disastrato campetto sportivo- che non ci siano in giro troppi torsoli. Qualcuno deve assolutamente  acchiappare i soldi  del Pnrr per un grande progetto  di ripartenza della nostra montagna, affinché possa tornare ad essere abitata e vissuta da residenti stabili e non da turisti stagionali che d’estate vengono a sfruttare a due soldi la nostra oasi naturale , frutto delle fatiche dei nostri nonni , cercando pure di cacciar via   noi ultimi montagnini  rimasti”.

Registro volentieri anche quest’ultima, interessantissima considerazione di Claudio Monaldi. Speriamo che chi ha a cuore il domani, il futuro della nostra montagna , la raccolga senza se e senza ma . E’ una riflessione chiara e  libera dall’ intercalare dialettale di un Claudio Monaldi, personaggio e figura singolare della nostra montagna. Un lavoratore infaticabile, un montagnino  che oggi rappresenta con orgoglio la storica famiglia dei Monaldi di Teverina e che più che un Krusciov redivivo, assomiglia a quel  Maranguelone de Tornia che nei secoli passati, con la sua parola verace e dialettale , si oppose con fermezza ed orgoglio ai potenti del suo tempo.

A Claudio Monaldi , figlio di Benedetto e Dina Riganelli, marito di Maura Nespoli e padre di Francesca , ragioniera in quel di Perugia, gli auguri più fervidi di una meritata pensione e soprattutto di essere sempre  una voce fuori dal coro e in difesa della nostra meravigliosa montagna.

Anzi di essere ancora a lungo, con la sua attività di cacciatore e di presidente della Squadra del cinghiale,  un grande viceré dei nostri borghi della montagna cortonese e di tener sempre fede al valore simbolico di libertà ed indipendenza che  quel soprannome Krusciov rappresenta. Un soparnnome che gli diedero, nei primi anni 1960,  i due o tre  comunisti montagnini  di Teverina presenti al comizio elettorale di un big democristiano sul toppo di Coldimorro, cui assisteva, tra i tantissimi democristiani di allora, anche il suo babbo Benedetto, dc a ventiquattro carati , con il bimbo in braccio e il piccolo Claudio (avrà avuto sui cinque anni), annoiato dal lungo discorso dell’illustre oratore, cominciò a strillare. “ finiscila, torsolo!”.

Ivo Camerini