L’Etruria

Redazione

EMERGENZA CLIMATICA: L’INGEGNERIA AEROSPAZIALE IN SOCCORSO DELL’AGRICOLTURA

EMERGENZA CLIMATICA: L’INGEGNERIA AEROSPAZIALE IN SOCCORSO DELL’AGRICOLTURA

Una piccola e curiosa mongolfiera che si alza in cielo e rimane a lungo immobile sopra un campo coltivato, solo in parte irrigato,  in uno dei giorni più caldi di questo mese di luglio, infuocato da Caronte.

L’oggetto misterioso in realtà ha un fine scientifico chiarissimo e noto: a bordo infatti c’è uno strumento innovativo che, insieme alle attrezzature più “tradizionali”, consente di mettere a fuoco lo stato di salute e il comportamento delle piante, soprattutto in situazioni di stress idrico, e determinare il loro fabbisogno irriguo. E’ la base del progetto Prin (Progetti di Rilevanti Interesse Nazionale), firmato da diversi atenei italiani, fra cui il Dagri dell’Università degli Studi di Firenze.

Per un’intera mattinata ha monitorato le piantine di soia che stanno crescendo in un appezzamento in località Chianacce, nel cuore della Valdichiana: un lavoro di equipe che vede impegnati esperti di diverse discipline, compresa l’ingegneria aerospaziale.

Ed è appunto nel  Centro Studi Aerospaziali (CISAS) dell’Università di Padova che è stato messo a punto il progetto basato su Atemo. “L’apparecchio pesa 2,5 kg  e può viaggiare su diversi supporti.   E’ un sistema avanzato di controllo del livello di stress e benessere della pianta e viene impiegato per mettere a punto un utilizzo personalizzato dell’acqua in agricoltura”, spiega l’ingegner Federico Toson, presentando il “protagonista” dello studio e aggiunge: “E’ dotato di un computer di bordo e di telecamere  con  sistemi ottici e di filtraggio differenti che trasmettono dati in continuo. In questo caso è sollevato da un pallone frenato,  dotato di paracadute per “ammorbidire” eventuali atterraggi improvvisi e non voluti”.

Da questo strumento, che ha il pregio di poter essere assemblato e disassemblato  rapidamente in campo, arrivano tante informazioni.

“Dall’analisi dei dati raccolti tramite satellite e pallone, otteniamo quattro bande spettrali da cui si ricavano tre indici utili per misurare il benessere della pianta, la sua vigoria, lo stress idrico che sta sviluppando”, aggiunge l’ingegner Irene Terlizzi che, con il collega, lavora per l’Università di Padova.

“Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca è un  progetto di interesse nazionale a cui collaborano le Università di Firenze, Padova, Foggia, Palermo e Napoli e che, in Toscana, ha avuto  il supporto logistico e operativo del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno  – puntualizza la professoressa Anna Dalla Marta, docente associata dell’Università di Firenze – Dagri -. La finalità del progetto è    ottimizzare l’utilizzo dell’acqua attraverso una gestione differenziata dell’irrigazione. Per raggiungere il risultato si studiano nel dettaglio alcune colture. Qui la scelta è caduta sulla soia, pianta oggi particolarmente apprezzata per i suoi valori nutrizionali. Per farlo si impiegano strumenti più tradizionali e rodati come le centraline a sensori, che rilevano  alcuni valori dell’aria  del terreno (anche a diverse profondità), con le misure ottenute da camere multispettrali e da altri sistemi innovativi messi a punto dall’Università di Padova. Il monitoraggio in continuo dei parametri atmosferici e al suolo permette di valutare il comportamento delle piante  al variare delle temperature e della diponibilità idrica. Le osservazioni ripetute nel tempo  porteranno a quantificare  la quantità ideale di acqua  da restituire alla pianta, per  risparmiare la risorsa ottimizzando la produzione”.

Con il team di universitari anche il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno. L’ente ha fornito il supporto logistico e operativo necessario per lo svolgimento degli esperimenti che, in Valdichiana, saranno ripetuti   ad agosto e settembre.

“Siamo convinti – comunica il Direttore Generale Francesco Lisi – che, per lo sviluppo e la crescita dell’agricoltura,  l’acqua sia indispensabile, soprattutto adesso che, con i cambiamenti climatici, le imprese devono spesso fare i conti con lunghi periodi siccitosi e temperature roventi o con gelate fuori stagione. Ma siamo altrettanto convinti che, grazie allo sviluppo e all’adozione di tecniche  nuove e moderne, possiamo ridurre significativamente i consumi di risorsa.  Ecco perché   supportiamo  questa ricerca che punta  a valutare nuove modalità di gestione dell’utilizzo idrico e a creare modelli per efficientare al massimo le irrigazioni. Una finalità ampiamente condivisa e da tempo portata avanti dal nostro Consorzio con l’Istituto di Idraulica Agraria dell’Università di Firenze che, contando sulle risorse messe a disposizione dal PSR, ha presentato alla Regione Toscana  la richiesta di finanziamento per  modernizzare la gestione dell’irrigazione nel Distretto irriguo n. 21 attraverso un sistema sensoristico e di analisi dei fabbisogni delle piante: l’idea è di implementare l’infrastruttura al servizio di una delle aree leader della frutticoltura toscana, con sistemi   avanzati di monitoraggio ed elaborazione, in modo da fornire  alle aziende   il consiglio irriguo in tempo reale   per le varie coltivazioni. Un supporto volto ad ottimizzare l’impiego dell’acqua, tutelando la produttività e la qualità delle produzioni”, conclude Lisi.