L’Etruria

Redazione

«Senza pace non c’è futuro: né per le persone né per l’economia»

Nostra intervista esclusiva con Gian Luca Trequattrini: no ai modelli di «sviluppo al contrario» e alla guerra.

«Senza pace non c’è futuro: né per le persone né per l’economia»

Nel numero de L’Etruria cartacea del 30 marzo 2026, in edicola già da domenica 29 marzo, viene pubblicata un’interessante  intervista di Camerini con il Vice Direttore generale di Bankitalia, dottor Gian Luca Trequattrini. Per raggiungere anche i nostri lettori del Web, la rilanciamo, quasi per intero, anche sul nostro quotidiano online di oggi. ( Redazione )

Sabato 21 marzo 2026, ho avuto l’onore ed il piacere di incontrare in Piazza del Comune il vice direttore generale di Bankitalia, dottor Gian Luca Trequattrini, che si trovava in visita privata a Cortona, assieme alla gentile consorte, signora Filomena. Da attento giornalista di strada, avendo avuto recentemente la fortuna di essere stato suo ospite a Palazzo Koch assieme al suo amico d’infanzia Franco Rossini, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione per una breve chiacchierata “de universo mundo”.

Camerini: In questi giorni di inizio primavera 2026, alzando lo sguardo oltre Cortona, si sente il gelo della peggior buriana invernale, che sembra voler seppellire i valori della Piccola Patria, i diritti umani e la convivenza pacifica tra le nazioni. Cosa pensa di queste cupe giornate l'illustre cortonese Gian Luca Trequattrini, che vive a Roma e lavora in uno dei più importanti palazzi del potere economico italiano?

Trequattrini: Negli ultimi quindici anni il mondo sembra essersi fatto più cupo. Le mappe che un tempo segnavano confini tranquilli oggi tornano a riempirsi di linee rosse, zone d’ombra, avvisi di pericolo. L’idea che le guerre fossero destinate a diventare un ricordo del secolo scorso è svanita.

Le cronache ce lo ricordano ogni giorno. Scorrono immagini che parlano da sole: città sventrate, sirene nella notte, famiglie in fuga. Sono scene che risvegliano paure sedimentate nella memoria europea, paure che pensavamo di aver lasciato alle spalle con la ricostruzione e la lunga stagione di pace iniziata dopo il 1945. E invece, oggi, in molte capitali occidentali si discute apertamente della necessità di aumentare la spesa per la difesa, come se la storia avesse improvvisamente rimesso le lancette indietro.

Ma la violenza non si manifesta soltanto nelle esplosioni o nei carri armati. Ha forme più silenziose, ma non meno gravi: milioni di persone che ancora non hanno accesso a cibo, acqua potabile, cure essenziali. La negazione dei bisogni primari continua a essere una ferita aperta, un richiamo costante alle disuguaglianze che attraversano il pianeta.

Per molti versi, sembra che il mondo abbia cambiato direzione. Dopo anni in cui la cooperazione internazionale e l’integrazione economica apparivano come una strada obbligata, oggi assistiamo a un rallentamento, quando non ad un’inversione completa. Si parla di blocchi, di rivalità strategiche, di economie che si chiudono per proteggersi.

È un paesaggio molto diverso da quello che trovai quando muovevo i primi passi come banchiere centrale. Allora pure non mancavano tensioni e contraddizioni, ma c’era una fiducia diffusa che il futuro sarebbe stato, se non facile, almeno più stabile e più aperto. Oggi quella fiducia sembra più fragile.

Camerini: In questo mondo quasi shakespeariano, fuori dai cardini e spesso sul ciglio della follia, è possibile che un nuovo patto internazionale e democratico possa rimettere a posto le cose e ridare speranza di futuro ai popoli in generale e, in particolare, al popolo italiano?

Trequattrini: Senza pace non c’è futuro: né per le persone né per l’economia.
Quando scoppia una guerra, tutto ciò che serve a un Paese per crescere viene danneggiato o distrutto: strade, fabbriche, scuole. Le vite spezzate riguardano soprattutto i giovani, e questo significa meno competenze, meno formazione, meno possibilità di costruire una società forte e unita.

È vero che in guerra aumenta la produzione e che a volte si sviluppano nuove tecnologie, ma sono effetti temporanei e spesso distorti. Finite le ostilità, l’economia deve comunque essere ricostruita da zero. L’inflazione sale, il PIL crolla, e la società ne esce più fragile.

Le armi non creano sviluppo: lo creano gli investimenti utili, quelli che migliorano la vita delle persone. Lo ricordava già Keynes negli anni Trenta, suggerendo di investire in infrastrutture come le ferrovie per far ripartire l’economia. E anche l’innovazione nasce dalla ricerca civile, non dai conflitti. La guerra, in fondo, è “sviluppo al contrario”: consuma energie, distrugge risorse e non porta prosperità. Solo la pace permette di crescere davvero.

Camerini: Secondo Lei, è possibile che un ristretto gruppo di super ricchi, volendo imporre la legge barbara del “chi è più forte e ricco comanda”, cerchi di ridurre i cittadini a sudditi silenti ed obbedienti?

Trequattrini: L’incertezza politica, economica e sociale è ormai una realtà con cui tutti dobbiamo fare i conti. La ricchezza e il potere si stanno concentrando sempre più nelle mani di pochi, soprattutto nelle grandi aziende dell’IT e dell’intelligenza artificiale, che oggi sono in grado di influenzare governi e opinioni pubbliche. Per rendere le nostre società più inclusive e democratiche dobbiamo correggere questi squilibri, prima che sfocino in tensioni e conflitti.

Il primo passo è ridurre le disuguaglianze. Colmare i divari di reddito e di opportunità non è solo una questione di giustizia: serve anche a mantenere la stabilità sociale e a favorire lo sviluppo economico. Se troppe persone restano escluse, l’intera economia ne risente. È poi fondamentale investire nell’istruzione e nella formazione, garantendo a tutti un accesso equo e di qualità. Solo così possiamo costruire una forza lavoro capace di adattarsi ai cambiamenti e di creare nuove attività.

Infine, bisogna rafforzare la protezione sociale e i servizi sanitari. Avere reti di sicurezza solide aiuta le persone a superare i momenti difficili senza scivolare nella povertà e permette loro di partecipare pienamente alla vita economica e sociale.

Camerini: Che futuro ci aspetta? È possibile che tra un mese o due ci si trovi in una crisi mondiale tipo quella del  1929 e i risparmi familiari del ceto medio italiano si riducano in cenere come avvenne nella “grande depressione” che colpì l'America e il mondo sul finire degli anni 1929?

Trequattrini: Nonostante la crescente instabilità internazionale, l’economia mondiale tiene: cresce più del previsto e il commercio continua ad aumentare. Naturalmente, salvo una lunga durata delle guerre in atto.  Questa constatazione dimostra quanto il sistema produttivo globale sappia adattarsi, anche grazie alla spinta dell’intelligenza artificiale, che sta aprendo un nuovo ciclo tecnologico fatto di innovazione e investimenti.

È presto per capire fino in fondo dove ci porterà l’AI, ma è chiaro che avrà un impatto forte sulla crescita. Può aumentare la produttività, anche se non sappiamo ancora quanto e con quali effetti per Paesi, settori e lavoratori. Restano dubbi su occupazione, disuguaglianze e concentrazione del potere economico.

Per trasformare questa innovazione in crescita diffusa e duratura, bisogna investire seriamente in formazione, competenze e conoscenza. In Italia e in Europa le risorse ci sono: vanno usate bene.

Allo stesso tempo, non possiamo ignorare le fragilità dell’economia globale: debiti pubblici elevati, squilibri esterni, rischi finanziari. E soprattutto la crescente tensione geopolitica e le nuove barriere al commercio, che rendono gli scambi più frammentati e meno efficienti. Di fronte a tutto questo, oggi servono realismo e capacità di adattarsi ad un mondo che cambia rapidamente.

Grazie , dottor Gian Luca, per questa bella chiacchierata tra le mura della nostra bella e sempre giovane Piccola Patria. Una Piccola Patria, una piccola Atene italiana che, da secoli, ama guardare oltre le sue imponenti, rassicuranti e ataviche mura, e, pur navigando “ in piccoletta barca” , osa ancora mettersi in ascolto dell’oceano mare per dare un modesto contributo per far si che, in fondo ad ogni nero tunnel delle crisi, l’umanità possa “riveder le stelle”, sapendo che “ è l’amor che move il sole” e la vita in un mondo condiviso, fraterno, che, se vuole avere futuro, deve camminare insieme sotto quella bandiera della “speranza sogno fatto da svegli”, come insegnavano  Aristotele nell’antica Grecia e, nel Novecento italiano, Pierre Carniti.

Nella foto collage di corredo, due immagini del dottor Gian Luca Trequattrini.

Ivo Camerini